FAMIGLIA: i vescovi europei reclamano maggiori politiche familiari

L’Assemblea plenaria del Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee), apertasi il 30 settembre a Zagabria, è stata inaugurata da un forte e deciso appello del suo cardinale presidente, Peter Erdö, primate d’Ungheria, che ha incentrato il suo intervento sulla disastrosa situazione demografica europea. Il porporato ha infatti affermato che «Il problema demografico richiede una cura, certo a livello pastorale, ma ancor di più a livello politico e legislativo».

Una dichiarazione che trova chiaro riscontro nei dati diffusi quest’anno dall’Istituto di Politica Familiare (Ipf) e riportati su “L’Avvenire” del primo ottobre. Stando alle dichiarazione rilasciate da uno dei responsabili dell’Ipf, Eduardo Hertfelder, «L’ Europa è ormai veramente un “vecchio continente” […] Nel 2050 arriveremo ad una situazione tale, per cui solo il 14% della popolazione avrà meno di 14 anni e il 30% supererà i 65 anni».

Le conseguenze dell’invecchiamento degli europei si faranno ovviamente sentire su tutto lo stato sociale del continente: la spesa pubblica per pensioni e sanità aumenterà vertiginosamente, andando così ad aggravare la già precaria situazione economica degli Stati europei.

Il gap di nascite non potrà essere colmato neppure da una natalità “importata”, ovvero da quella degli immigrati. Sempre su “L’Avvenire” del primo ottobre 2010 è il professor Gian Carlo Blangiardo, demografo, a sfatare questo mito.

Stando a quanto sostenuto dallo studioso, infatti, gli stessi immigrati «si stanno adeguando al modello italiano»: ne consegue che «nel 2006 le immigrate avevano 2,6 figli a testa, nel 2009 sono scese a 2». Il “modello italiano” a cui si accenna è quello, in parole povere, del figlio unico.

L’Italia è infatti sotto la soglia dei due figli per donna, limite necessario per garantire un ricambio generazionale. Di questo passo, tra soli venticinque anni, le mamme saranno – sempre secondo Blangiardo – circa 250 mila. Di conseguenza «o faranno quattro figli ciascuna […] oppure produrremo risultati inconsistenti».

La soluzione, però, non potrà essere solo di carattere politico ed economico, così come reclamato a gran voce dai “tecnici”. Ferma restando l’importanza di uno stato sociale che sostenga e aiuti le famiglie e la maternità, non si può ignorare quale sia la vera causa del calo demografico europeo: quella di matrice culturale.

Rivoluzione sessuale, femminismo e aborto hanno condotto negli ultimi quarant’anni a vedere la maternità più come un “imprevisto” che come un dono da accettare con profondo spirito di sacrificio. L’avere un figlio è così ormai considerato come una tappa da programmare, che non può e non deve sfuggire al controllo delle famiglie – e delle donne – del XXI secolo.

Fortunatamente, la questione è all’attenzione della Chiesa, ai massimi livelli. È infatti lo stesso cardinal Erdö a ricordarcelo nel momento in cui sostiene che, oltre a dover mettere in atto «delle politiche adeguate ai reali bisogni della famiglia» è necessario arginare il diffondersi di «una cultura incapace di guardare la realtà secondo la prospettiva familiare».

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