Faisalabad, braccianti cristiani rapiti da latifondisti musulmani per denaro

(di Faisal Khan su “AsiaNews”) I fratelli Masih lavoravano in un terreno di proprietà dei Dogar. I musulmani si ubriacavano e picchiavano senza motivo i contadini. Quando Asif e Khadim hanno deciso di abbandonare il lavoro, sono stati rapiti e dal settembre scorso non si hanno più notizie. Le autorità non indagano perché uno dei musulmani è un poliziotto.
Non si hanno ancora notizie sulla sorte di due fratelli cristiani di Faisalabad, nel Punjab, sequestrati da una famiglia musulmana di proprietari terrieri per la quale lavoravano. La loro scomparsa risale al 14 settembre scorso e da allora, racconta la madre ad AsiaNews, “non abbiamo idea di dove siano finiti, se sono ancora vivi o morti”. Alla base del rapimento vi sono dispute economiche fra i latifondisti musulmani e i braccianti cristiani, mentre la polizia non ha aperto un fascicolo sulla loro sparizione perché uno dei proprietari terrieri è un agente di polizia.

Asif Masih, 23 anni, conosciuto con il soprannome di “Kali” e Khadim Masih, 35 anni, appartengono a una povera famiglia cristiana di Chak 71, distretto di Jaranwala, a Faisalabad. Essi lavoravano per 2.500 rupie pakistane al mese – pari a 29 dollari – per tre proprietari terrieri musulmani: il poliziotto Javed Dogar, Sajjad Dogar e Rauf Dogar, originari di Khurrianwala.

Basheeran Bibi, madre dei due fratelli cristiani, spiega che i figli hanno contratto un debito pari a 20mila rupie con i proprietari terrieri, per un prestito ricevuto in passato; la somma veniva scalata ogni mese dallo stipendio, fino all’estinzione del denaro dovuto. Tuttavia, le condizioni di lavoro presso i Dogar si facevano sempre più dure: i musulmani, il più delle volte ubriachi, picchiavano con brutalità i due cristiani, senza motivi apparenti.

Venuti a conoscenza delle violenze, i genitori hanno suggerito ai figli di estinguere il debito contratto e licenziarsi. La decisione ha scatenato le ire dei Dogar, che dapprima hanno fatto irruzione nella casa dei genitori malmenando il padre Niamat, malato di cuore. In un secondo momento hanno rapito i due giovani, dei quali non si hanno più notizie dal settembre scorso. I proprietari terrieri musulmani hanno avanzato una richiesta di riscatto per la loro liberazione pari a 70mila rupie, più il saldo del debito rimasto.

La madre ha cercato di sporgere denuncia alle forze dell’ordine, ma la polizia non ha voluto aprire un fascicolo perché uno dei fratelli è un collega. P. Augustine, sacerdote a Faisalabad, impegnato nell’aiuto economico e morale alle famiglie, spiega ad AsiaNews che “le dispute fra proprietari terrieri e braccianti sono una pratica comune nella regione” e auspica un’inchiesta seria e imparziale. “I braccianti sono molto poveri – aggiunge – e non hanno denaro per sostenere una causa legale con i proprietari terrieri”.

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