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Evento Lgbt nella Cattedrale di Vienna

(Mauro Faverzani) Fu Mattia Corvino, re d’Ungheria dal 1458 al 1490, a parlare di «felix Austria»: ma oggi, certamente, non se la sentirebbe di ripetere quelle parole: l’Austria di oggi non è più quella che lui conobbe. L’ultimo colpo (solo in ordine di tempo…) alla comprovata e fedelissima tradizione cattolica di questo Paese l’ha inferto niente meno che il card. Christoph Schönborn, arcivescovo di Vienna. È stato proprio lui, a profanare la splendida Cattedrale intitolata a Santo Stefano, ospitandovi sabato scorso un concerto di “beneficenza” pro-Lgbt dal titolo «Il desiderio degli angeli», peraltro co-patrocinato dai Cavalieri di Malta austriaci. Era, questo, l’evento principale di una serie di 15 spettacoli, aventi tutti, almeno ufficialmente, come scopo quello di raccogliere fondi da destinare ai progetti contro l’Aids. Ma che, in realtà, il vero fine fosse quello di una mera propaganda ideologica delle teorie Lgbt è stato dimostrato dai fatti. Già a partire dalla scaletta, che per giorni ha preannunciato la presenza all’appuntamento di nomi “di tendenza” (è il caso di dirlo), tristemente noti al grande pubblico quale quello della drag-queen austriaca Conchita Wurst, al secolo Thomas Neuwirth, divenuto famoso a livello mondiale quando rappresentò il proprio Paese all’Eurovision Song Contest 2014.

A ringraziare il card. Schönborn, per aver concesso la Cattedrale e «per la fiducia riposta in noi», ha pubblicamente provveduto l’organizzatore della raccolta-fondi, l’attivista Lgbt Gery Keszler, già distintosi per aver fondato nel 1992 anche il «Life Ball», altra manifestazione analoga, quest’anno felicemente cancellata avendo perso il sostegno dei suoi principali sponsor. È la terza volta che il card. Schönborn concede la Cattedrale all’associazione «Life +», che promuove iniziative «Lgbt-friendly». Il 1 dicembre 2017, ad esempio, permise sempre a Conchita Wurst, sempre in Cattedrale e sempre in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, di tenere un discorso durante un incontro di preghiera, in pratica interamente “appaltato” alla lobby Lgbt. Nel corso della manifestazione, la drag-queen lamentò una sorta di «persecuzione contro coloro che vivono la propria identità in modo diverso», discorso che ha rivelato, una volta di più, in modo esplicito come il richiamo all’Aids sia stato utilizzato solo come pretesto, per sfruttare l’occasione ai fini di una vergognosa campagna ideologica «Lgbt-friendly». Già quell’incontro vide, nella veste di co-organizzatore, Keszler, cui Sua Eminenza diede addirittura il benvenuto all’ingresso nella storica cattedrale di Santo Stefano. Non solo: lo ha addirittura ringraziato al termine dell’evento per le sue parole, quando cioè Keszler disse di non ritenere importante chi si ami o in cosa si creda, l’importante è amare. Inaudito! Keszler, a sua volta, “ringraziò” l’arcivescovo di Vienna a modo suo l’anno dopo, dichiarando pubblicamente che proprio il card. Schönborn avrebbe “benedetto” lui ed il suo “partner” nel corso di una cena privata. La cosa ebbe inizialmente vasta eco sulla stampa, ma poi si spensero i riflettori e tutto fu messo a tacere. Ancora. L’anno scorso, sempre alla presenza del cardinale, sull’altare della Cattedrale di Vienna ci furono l’attore Philipp Hochmair a torso nudo, noto per aver interpretato ruoli omosessuali, e diverse comparse travestite da demoni, il tutto condito da note rock e da musica elettronica eseguita dal gruppo Elektrohand Gottes, con tanto di luci psichedeliche, durante un concerto a dir poco scandaloso. Si è trattato di una sorta di disgustoso “adattamento” dell’opera austriaca «Jedermann» di Hugo von Hofmannsthal, rappresentata per la prima volta nel 1911. Il testo originale, in realtà, tratta della conversione al Cristianesimo di un uomo ricco, dedito al vizio, resosi però conto negli ultimi istanti di vita del fatto che né gli amici, né il denaro lo avrebbero seguito nella tomba. Prevedibilmente l’opera è stata sin troppo liberamente rimaneggiata, già a partire dal titolo, per l’occasione modificato in «Jederman».

A far problema per le reiterate violazioni del Catechismo della Chiesa Cattolica (articoli n. 2357 e 2358 sull’omosessualità) è certamente la condotta del card. Schönborn, che avrà senz’altro modo di risponderne personalmente al momento opportuno. Ma a far ancora più problema è il prolungato, inspiegabile silenzio di Roma, che ha ormai rinunciato a vegliare sui suoi figli ed a difendere la retta Dottrina. 


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