EUTANASIA: l’associazione Dignitas offre suicidi assistiti al costo di 3.500 euro

Zurigo sta diventando sempre di più una meta per i malati terminali che vogliono praticare il suicidio assistito. Per un malato terminale il viaggio di sola andata a Zurigo si conclude alla Dignitas, un’associazione svizzera, che ha sede a Forch (Zurigo), fondata nel 1998 da Luwig Minelli, che si offre di accompagnare i pazienti verso «un’estrema uscita di emergenza».

La ricetta medica somministrata al malato è una pozione amara a base di pentobarbital sciolta in un bicchiere d’acqua e addolcita con qualche cucchiaino di zucchero. Ingerito il cocktail letale, il malato si addormenta, dopo due o tre minuti cade in un coma profondo, poi si ferma la respirazione e il paziente muore. La condizione posta è che l’aspirante suicida porti il bicchiere alla bocca da sé, davanti a testimoni, altrimenti l’associazione può essere perseguita penalmente.

Suicidarsi con Dignitas, però, costa caro, in media 3.500 euro (costo che può variare in base al reddito) oltre al contributo d’ingresso di circa 72 euro e una quota annuale di 36 euro. «Il nostro scopo – racconta Ludwig Minelli – è quello di prevenire il suicidio. Ma se per il paziente affetto da una malattia terminale o da un’invalidità dolorosa e insopportabile, la morte rappresenta l’unica soluzione, noi lo aiutiamo con il suicidio assistito». Il servizio non è rivolto solo ai cittadini elvetici, ma anche a quelli di paesi in cui queste tecniche non sono permesse.

Ogni settimana, sono circa 30 gli italiani che si rivolgono alle associazioni svizzere per informazioni sul suicidio assistito, 15 sarebbero già morti nei lettini svizzeri e altri 3 sono ora in lista d’attesa. Sono soprattutto malati di tumore, Parkinson e Sla. Le persone che hanno deciso di morire con Dignitas sono già 125. L’associazione consta di 1800 iscritti, che versano annualmente una quota per le spese di 17 euro circa. I presupposti per ottenere il nulla osta verso la morte sono: essere socio di Dignitas, avere la capacità di intendere e di volere, essere afflitto da una malattia terminale o da una menomazione che comporti dei dolori insopportabili. Se si supera la selezione, si sceglie la data e, senza familiare accanto (in Italia l’accompagnatore rischia da 6 a 12 anni di detenzione), si raggiunge la “clinica della morte”.

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