EUROPA: la scomparsa della nostra civiltà

Il giornalista e scrittore canadese Mark Steyn è stato invitato l’11 settembre scorso, dalla televisione danese al programma Deadline e ha discusso con il presentatore Kurt Strand del futuro dell’Europa biculturale. «Credo che, nella maggior parte delle città francesi per esempio, sia stato superato il punto limite – ha dichiarato Mark Steyn –. 


In tante altre città, come Bruxelles e Amsterdam, si è oltrepassato il punto di non ritorno. La questione pertanto non è più sapere se queste città avranno un carattere musulmano, ma che tipo di carattere musulmano avranno».

Il problema dell’integrazione-assimilazione è, secondo lui, posto male in quanto l’identità europea è troppo debole. «Bisogna poter integrasi a qualcosa. Se lei fosse un turco musulmano in una città tedesca […] a cosa dovrebbe integrarsi? Bisogna avere una cultura che consenta l’integrazione. La cultura tedesca, danese, o olandese, deve essere sicura di se stessa affinché gli immigrati vogliano farne parte. Se in una scuola inglese si racconta ai musulmani d’Inghilterra che l’Inghilterra è la fonte dell’imperialismo, del razzismo, del colonialismo, di tutti i mali della terra, non bisogna sorprendersi di vedere musulmani d’Inghilterra combattere in Afghanistan al fianco dei talebani! Perché amare il proprio Paese di adozione se non si fa altro che dire che esso è la fonte del male sulla terra?».

La causa di questa debolezza è dovuta, per Mark Steyn, alle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. «Perché, secondo me, dalla Seconda Guerra Mondiale, ma anche dalla Prima Guerra Mondiale, le elite europee non credono più in se stesse né nei loro popoli. Le elite europee hanno tratto conclusioni sbagliate alla fine dell’ultimo conflitto mondiale. Quando esse dicono: “mai più questo” a proposito dei campi di concentramento tedeschi, non vogliono veramente dire “mai più essere intolleranti”. Hanno concluso erroneamente che ciò significasse che bisognava rifiutare il nazionalismo, l’identità nazionale e la sua eredità culturale. Esiste un grande vuoto nel cuore, in cui invece dovrebbe esserci l’identità europea».

L’ondata anti-islamica che prende piede in Europa non sembra così portatrice di speranza per Mark Steyn: «Vedo dei segni di rifiuto. Ma il genere di rifiuti ai quali si assiste, come il divieto del burka in Francia e dei minareti in Svizzera, stabilisce per l’Europa una rotta che tra qualche anno porterà dritta a conflitti biculturali, conflitti che saranno molto spiacevoli…». Un pessimismo fuori luogo?

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