Eresia: l’esaltazione della Rivoluzione sfruttando la pandemia

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A Febbraio 2021, il dottor Massimo Citro Della Riva, consulente scientifico dell’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, ha pubblicato un libro intitolato Eresia. Riflessioni politicamente scorrette sulla pandemia di Covid-19 edito da Byoblu. Il libro si divide in due macro-sezioni con 10 e 7 capitoli rispettivamente. In ogni capitolo, si potrebbe dire, c’è una parte, “preparatoria” ed una “istruttoria”. Per esigenze di brevità, ci limiteremo a commentare solo alcune delle questioni sollevate.

La prima sezione è dedicata a descrivere gli “attori” di quella che l’autore definisce la «rappresentazione teatrale» della pandemia. La parte “preparatoria”, con numerosi riferimenti bibliografici, parla delle caratteristiche del virus SARS-Cov-2 e dei sintomi che causa (pp. 17-26). Il tutto serve a convincere il lettore che non si muore di Covid-19, ma solo per le complicanze che porta a causa dello stato di salute di chi viene contagiato. Le restanti pagine del primo capitolo sono dedicate alla descrizione dei rimedi con cui curare il virus, tra i quali, quello più importante sembrerebbe essere l’idrossiclorochina (pp. 27-35). Ciò che risulta strano è che, nonostante il libro abbia avuto ben tre edizioni, di cui l’ultima risalente ad agosto 2021, la stragrande maggioranza dei riferimenti bibliografici utilizzati risalgono a non più tardi del 2020. Si riconferma quanto afferma la dott.ssa Spaeder nella sua risposta all’articolo del dott. Citro Della Riva riportato da Mons. Viganò: gli articoli scientifici citati o (a) non tengono conto dei dati più recenti essendo datati al più al 2020, o (b) sono articoli su terapie elaborate prima del 2020 e per malattie diverse, assumendo che in virtù della loro efficacia su queste ultime, allora debbano funzionare anche sull’attuale virus, oppure (c) si tratta di articoli di validità inferiore rispetto ai Randomized Controlled Trials (RCT) e che sono stati sfatati da questi ultimi. Il dott. Citro ha infatti accuratamente evitato di citare gli innumerevoli studi RCT riportati dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) per sconsigliare l’utilizzo dell’idrossiclorochina nel trattamento di Covid-19.

Solo a titolo d’esempio, per rendere l’idea delle tesi contenute in questa prima sezione, nei capitoli successivi si asserisce, contro ogni evidenza, (a) che la pandemia sarebbe stata maggiormente gestibile lasciando liberamente circolare il virus (pp. 116-122), peraltro addirittura affermando che bisognerebbe fare un atto di fede per credere che i mezzi militari di trasporto delle bare di Bergamo contenessero davvero dei morti (p. 121); (b) che a maggio del 2020 l’epidemia era praticamente finita (p. 128); (c) che i dati sulle morti sarebbero stati volutamente manomessi e classificati come Covid-19, sulla base di testimonianze anonime e non verificabili (p. 164), quando l’ISS ha precisato come «Covid-19 sia la causa direttamente responsabile della morte dell’89% dei decessi di persone positive al test SARS-Cov-2».

Uno dei sofismi logici più diffusamente utilizzati è il post hoc, ergo propter hoc, ma sempre senza dare ad intendere che lo scrittore tragga le conclusioni del “propter hoc”, limitandosi semplicemente ad esporre la parte del “post hoc”. Tale tattica viene utilizzata ad esempio nel capitolo 7 quando si vuol stabilire un nesso di causalità tra l’infezione da SARS-Cov-2 e la vaccinazione anti-influenzale (p. 185), per poi aumentare di frequenza negli ultimi capitoli.

Particolare menzione merita la teoria, riportata a pp. 186-190, secondo cui le frequenze del 5G sarebbero in grado di generare il materiale genetico del SARS-Cov-2 all’interno delle cellule epiteliali. Il tutto basandosi su un articolo che è stato ritirato su richiesta dell’Editor a causa di sostanziali manipolazioni della peer review. Due pesi e due misure, considerando che l’intero capitolo seguente è stato dedicato a condannare (giustamente) un articolo del Lancet contro l’idrossiclorochina, in seguito ritirato a causa di frodi sui dati. Per calcolare le lunghezze d’onda delle onde elettromagnetiche 5G è sufficiente applicare la formula λ=c/f, dove c = 3*108 m/s è la velocità della luce nel vuoto ed f è la frequenza, che come riporta il dott. Citro è tra i 24 GHz e i 72 GHz. Per cui le lunghezze d’onda in questione sono tra 0.4 e 1.3 cm. Ora è una nozione basilare della fisica che onde elettromagnetiche con una certa lunghezza d’onda possano interagire solo con oggetti che hanno una grandezza comparabile con tale lunghezza! Una cellula animale è dell’ordine delle decine di micrometri, ovvero 10.000 volte più piccola rispetto alle lunghezze d’onda in questione. Figuriamoci poi se può interagire con il nucleo cellulare o col DNA. Per quest’ultimo parliamo addirittura di un oggetto dell’ordine dei nanometri (un miliardesimo di metro). Di fatto le radiazioni che possono interagire col DNA sono la radiazione ultravioletta, i raggi X e i raggi gamma, da cui deriva la pericolosità ad esservi esposti.

Ma non è l’unico punto del libro dove si adducono teorie scientifiche erronee. Basti pensare che, a titolo d’esempio, come documentazione a sostegno della tesi secondo cui l’mRNA vaccinale potrebbe innestarsi nel genoma umano, il dott. Citro Della Riva adduce a malapena uno studio preprint, cioè nemmeno sottoposto a peer-review, come riportato su Pubmed (p. 317).

Nella seconda sezione, dedicata ai retroscena della “rappresentazione pandemica” ci si sofferma sulla storia della formazione di quello che l’autore chiama “Sistema” e sulle diverse strategie da esso adottate per manipolare l’opinione pubblica ed imporsi come potere dominante. In questo caso la parte “preparatoria” copre i capitoli 11, 12 e 13. Seppur essa proponga i soliti luoghi comuni per screditare il ruolo che la Chiesa ha avuto nella diffusione della scienza, (si citano a pag. 237 gli esempi di Giordano Bruno, Tommaso Campanella e Galileo Galilei), descrive, in termini giustamente negativi, il malthusianesimo, l’eugenetica, il femminismo, il mondo nuovo di Huxley e la teoria del Gender. La descrizione di tali ideologie però non ha come fine una semplice denuncia delle stesse, quanto piuttosto il porre le basi perché, nella successiva parte “istruttoria”, il lettore digerisca l’esistenza del “Sistema” e del suo modus operandi, cosa che l’autore descrive nei capitoli 14-17. Il dott. Citro trae infine la conclusione che tutto quanto quel che è avvenuto negli ultimi due anni costituisca un immenso «colpo di stato mondiale» che ha due scopi principali: (1) ridurre drasticamente la popolazione a livello mondiale, (2) conseguire l’immortalità delle élite (p. 291) e, col pretesto del virus, mirare al completo controllo elettronico degli esseri umani (p. 331).

L’impressione è che il dott. Citro, essendo anche psicoterapeuta, ben conosca le tecniche psicologiche di manipolazione per poter convincere i suoi interlocutori. Nella fattispecie, molte volte parte da questioni veritiere, per poi arrivare alle conclusioni che vuole che il lettore tragga, o ponendo una serie di domande e sottintendendo la risposta, pur senza fornirla direttamente, oppure facendo delle affermazioni in cui domina il modo verbale condizionale. Di modo che, verosimilmente, sia il lettore stesso a darsi una risposta, la quale diventa in qualche modo “vera” pur corrispondendo in realtà alla sola opinione dello scrittore. L’esempio più eclatante di ciò è nel capitolo 16.

Così facendo, in maniera molto abile, predispone il lettore ad accettare le ipotesi proposte, che divengono magicamente una certezza in quanto è il lettore stesso a dedurle, portato per mano dallo scrittore per mezzo del modo di impostare la narrazione. Il dott. Citro afferma che la pandemia sia una rappresentazione teatrale ma, se così è, essa è in buona compagnia dei contenuti di questo saggio.

Il lettore viene invischiato in questa “tela”: le parti indubbiamente vere del discorso abbassano le sue difese. Quando arrivano le parti false, le difese del lettore sono troppo basse per rendersene conto. Ed è così che perfino le cose false, in definitiva, vengono credute vere in virtù delle cose oggettivamente vere dette in precedenza. La lunghezza del libro, che consente all’autore una narrazione con dovizia di particolari, in un’alternanza di veri e di falsi verosimili (e dunque credibili), è decisamente funzionale al convincimento dei lettori e non stupisce dunque l’elevato numero di vendite. Si può ad ogni modo notare come, ai paragrafi lungamente documentati, ne seguono alcuni, con una documentazione via via più rarefatta (talvolta link a video o articoli di giornale non più reperibili), corrispondenti al reale pensiero dell’autore che, forte dei paragrafi precedenti, riesce nel suo intento di convincimento. Come se non bastasse, soprattutto nel nucleo del libro (capitoli 14-17) molte delle tesi dell’autore vengono copiosamente ripetute, favorendo così la possibilità che una semplice idea si tramuti in realtà.

E così, proprio mentre sta descrivendo le strategie del “Sistema”, le applica a sua volta perché il lettore assimili quanto afferma. Ma qual è la vera idea da affermare? In verità ce lo dice lo stesso dott. Citro nell’ultimo capitolo intitolato “Eresia”. È qui che esalta la necessità dell’eresia (p. 377), nonché l’antropocentrismo umanista, di stampo gnostico: «[…] è da sempre l’unico modo, l’eresia, per progredire scientificamente e umanamente. Sono tutti consapevoli che siamo noi, e soltanto noi, i padroni di noi stessi. Gli eretici sono liberi e pronti anche a morire per questo. Sono gli uomini e le donne che si sono restituiti, facendo proprio il monito del primo grande umanista, Francesco Petrarca: restituisci te a te medesimo».

Nell’ultimo paragrafo, intitolato Apocalisse (evidentemente il trampolino di lancio per il prossimo libro che uscirà), precisamente a pp. 380-381 afferma che la pandemia da Covid-19 è stata causata dalla tecnologia stessa, la quale avrebbe permesso al “Sistema” di mettere in quarantena interi popoli, cosa impossibile nel Medioevo e nel Rinascimento. Qual è dunque la soluzione prospettata? Il totale rifiuto della tecnologia e un ritorno al passato: «La tecnologia non semplifica le nostre vite, le rovina completamente. Di conseguenza, in questa epoca, per la prima volta nella storia, i veri rivoluzionari sono obbligati a guardare al passato. La salvezza è nella “vita dei boschi” […]».

Ed è proprio nelle ultime frasi che esalta «i valori dell’umanesimo e dell’amore» affermando che: «L’umanità ha il dovere d’interrogarsi sul cammino da intraprendere. La scelta è fra il millenario umanesimo e la gelida novità del transumanesumo».

Ciò che l’autore vuol far passare dunque non è semplicemente l’idea di una dissidenza nei confronti di un ipotetico “Sistema” bensì, attraverso una narrativa plausibile, l’esaltazione dell’eresia, dell’Umanesimo e, in definitiva, della Rivoluzione.

Dalla lettura di questo libro si può desumere che il dott. Citro e il contro-rivoluzionario abbiano un punto in comune e una differenza sostanziale. Il punto comune sta nell’indagine previa che porta a comprendere le radici, anche culturali, della Rivoluzione nella storia. Le quali, a loro volta, hanno generato mali incomparabili (e.g., cultura abortista o eutanasica, gender ecc.). Ciò che li distingue tuttavia è che per il dott. Citro, la naturale conclusione del processo rivoluzionario consisterebbe nell’instaurazione di una “dittatura”, che seppur meramente umana, sarebbe pur sempre un “ordine”. Per il contro-rivoluzionario, invece, la conclusione è l’instaurarsi del disordine, del caos, che è il vero obiettivo della Rivoluzione, condotta da colui che sant’Ignazio, nei suoi Esercizi Spirituali, definisce «il nemico mortale della natura umana»: Satana. È questa la vera intelligenza occulta che opera nella storia. E non trama per ottenere il controllo degli uomini, bensì per distruggere l’ordine naturale e divino. Questo tipo di analisi però non può emergere nei discorsi di chi mostra affinità di pensiero con gnosticisti, cabbalisti, e massoni. Ovvero con quegli ambienti che propriamente portano avanti il processo rivoluzionario.

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