Editoriale: cosa succede nella Chiesa austriaca

(di Mauro Faverzani) Non a caso Papa Benedetto XVI, nella recente omelia per la S. Messa del Crisma, ha puntato l’indice contro la «disobbedienza», definendola una «spinta disperata a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee», anziché conformarsi «alla vera volontà di Dio ed alla Sua Parola sempre valida». Tradire la Dottrina cattolica si pone evidentemente in quest’ottica. Ora, il Catechismo, al n. 2357, definisce –Sacra Scrittura alla mano – le relazioni omosessuali «gravi depravazioni», «intrinsecamente disordinate», «contrarie alla legge naturale» ed «in nessun caso» da approvarsi. Accettare dunque un gay in un consiglio pastorale parrocchiale significa contrastare pesantemente l’insegnamento della Chiesa in merito.

E’ quanto accaduto in Austria, dov’è scoppiato il finimondo, dopo la decisione assunta dal Card. Christoph Schönborn di ratificare l’elezione di Florian Stangl, un 26enne dichiaratamente omosessuale, nel consiglio della Parrocchia di Stützenhofen, Arcidiocesi di Vienna. Stangl ha ufficialmente registrato la convivenza con il proprio “compagno”, come previsto dalle leggi vigenti nel suo Paese.

Eletto a stragrande maggioranza – 96 voti su 142 – dovrebbe ora contribuire alla programmazione della locale comunità ecclesiale, come previsto dal Codice di Diritto Canonico. In un primo tempo in un’intervista al “Kurier”, il Parroco, don Gerhard Swierzek, manifestò la propria contrarietà, non essendo il giovane per nulla disposto a praticare la castità, da lui definita  anzi «una richiesta irrealistica».

L’Arcidiocesi emanò allora una dichiarazione ufficiale, resa nota dal sito “LifeSiteNews.com”, in cui precisava come nessuno fosse «stato cacciato a causa dei propri sentimenti omosessuali», pur dovendosi tener conto del fatto che le «indicazioni della Chiesa» ed «il Magistero» non approvano con fermezza «le unioni omosessuali». Del resto – ricorda la nota – lo stesso esser membro di un consiglio parrocchiale richiede «specifici requisiti», tra cui «l’impegno nei confronti della dottrina e dell’ordine della Chiesa».

Ma già il portavoce dell’Arcidiocesi, Michael Prüller, iniziò a metter le mani avanti, dichiarando come ancora fossero in corso le verifiche sulle procedure di voto ed aggiungendo il proposito di contattare personalmente tutte le parti in causa, per trovare una soluzione “equa”. Nel frattempo, scoppiò una vera e propria tempesta mediatica, sfruttando i più triti e tristi luoghi comuni di una consunta propaganda.

Da qui, la svolta: il Card. Schönborn, ha invitato a pranzo Stangl ed il suo convivente, suscitando non poca indignazione nel popolo dei fedeli, come riferito dal sito “rorate-caeli.blogspot.com”. Dopo l’incontro, ha rilasciato un’intervista all’emittente tv “ORF”, in cui si è detto «molto impressionato» dal giovane gay, «umanamente, personalmente e cristianamente». «Lui – ha proseguito – è un credente impegnato, moderato e cortese», spiegando d’aver compreso anche per quale motivo i parrocchiani lo abbiano eletto a stragrande maggioranza. Il Cardinale ha poi precisato come su questioni di morale intenda guardare «prima agli uomini che alla Legge», principio alquanto pericoloso.

In una nota ufficiale ha poi parlato anche di «errori formali» emersi durante l’elezione del consiglio pastorale parrocchiale, ma non tali da invalidare l’esito delle urne, precisando come lo stile di vita di «molti membri» di tali organismi non sia «del tutto conforme agli ideali della Chiesa», pur apprezzando «il loro impegno nel cercare di vivere una vita di fede». Morale: Stangl resta al suo posto. Anzi, il Card, Schönborn ha annunciato l’intenzione di rivedere le regole di accesso, «per chiarire i requisiti necessari per i candidati».

C’è di che temere… Una decisione, comunque, la sua, prevedibilmente non indolore, anche per le evidenti conseguenze: “LifeSiteNews.com” ha esortato i Cattolici di ogni parte del mondo ad inviare lettere di protesta all’Ordinariato di Vienna, alla Congregazione per la Dottrina della Fede ed alla Congregazione per i Vescovi. Altri – come “Kath.net” –, con maggior prudenza, non han potuto fare a meno comunque di dare la notizia. “La Stampa”, in Italia, con Andrea Tornelli, ha citato il caso non senza manifestare perplessità.

Il Vescovo di Carinzia, mons. Alois Schwarz, invece, non vede in quanto accaduto una frattura per l’unità della Chiesa, benché l’impressione sia esattamente l’opposto. Ma, al di là di questo, la vera emergenza sorge attorno alla ferita grave inferta alla Scrittura ed al Magistero, accettando in un consiglio pastorale individui con prassi di vita totalmente difformi rispetto all’insegnamento della Chiesa. Difficile pensare però come questo possa rimanere un caso isolato. (Mauro Faverzani)

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