Editoria e website food, il laicismo è servito!

HolidayA scriverlo, è una fonte “insospettabile”, il Corriere della Sera. Che in un articolo apparso lo scorso 5 dicembre ha denunciato la scomparsa sui siti food anglofoni della parola “Natale”, da due anni a questa parte sistematicamente sostituita dai termini “Feste” oppure “Holiday”, vacanza. Estremamente più neutri e politicamente corretti. Ovunque. A partire dai principali portali, come The Kitchn, Donna Hay, Guardian.

Uniche, lodevoli eccezioni, quella del New York Times, che sfida i colleghi usando il sostantivo tabù, «Christmas»; e la sezione GoodFood della Bbc. Ma altrove è un tripudio di “Holiday desserts” di Martha Stewart, “Holiday Cocktail & cookie swap” di Love and Lemons, “Holiday drinks” di Saveur.

Ma perché proprio in questo settore? E’ presto detto. Secondo Giovanni Peresson, responsabile dell’Ufficio Studi dell’AIE, Associazione Italiana Editori, oggi «si cucina grazie alle app ed alla rete, che già oggi nel blog di successo hanno diverse decine di migliaia di accessi». Ma non solo: anche l’editoria è in crescita: «Si cercano libri di qualità con scatti di fotografi famosi. Alcuni editori stranieri stanno addirittura posizionando una parte della loro produzione nella tiratura limitata e nella fasce più alte di prezzo». Ed i dati confermano tanto consenso: secondo l’immagine condotta dall’AIE, la vendita di libri di enogastronomia in Italia sarebbe cresciuta del 26,8% rispetto al 2008 per un mercato da circa 30 milioni di euro. Lo scorso anno i titoli pubblicati, 1.048 in tutto, hanno registrato un’impennata, +32,7%. Il settore rappresenta il 16% della manualistica e presenta importanti margini e forti potenzialità di crescita, anche all’estero, dove la cucina italiana è guardata con estremo favore e interesse. Si vendono i ricettari tanto quanto i titoli di cuochi famosi, che in tre anni hanno registrato un +68,7% delle vendite nelle librerie. E’ allora chiaro come questo, davvero strategico, sia uno dei primi ambiti da inquinare con un laicismo silenzioso, strisciante, subdolo, ma venefico. Prendendo, è il caso di dirlo, lettori e visitatori web… per la gola!

Ecco dunque proporre cibi gustosi, ma tutto sommato “feriali”, di semplice e veloce preparazione, tanto per togliere al periodo natalizio anche quell’aura di sacralità, di mistero, di evento, che da sempre lo contraddistingue. Via luci, colori e festoni, via campanellini e addobbi! In tavola si serve il piatto quotidiano e nulla più. Magari buono, purché non sia niente di che… Tanto per non dar l’idea che vi sia qualcosa o Qualcuno da festeggiare…

Così, conclude il Corriere, «non bisogna nemmeno calarsi troppo nella modalità vacanza, altrimenti viene lo stress da cena perfetta»: già, perché per gli chef il senso di queste giornate starebbe tutto qui, nella «cena perfetta». Per questo disturba la parola “Natale”: ancora una volta, potrebbe indurre a ritenere che Qualcuno sia nato. E suggerire la curiosità di capire Chi.

Meglio tagliar la testa al toro ed alzare le braccia, sospirando, come ha fatto il quotidiano milanese: «Forse ai tempi della società fluida pure il Natale s’è annacquato». Nessun problema: basta aggiungere un po’ di farina nell’impasto…

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