ECONOMIA: Tremonti si richiama al Santo Padre per la sua analisi economica

Pubblichiamo alcuni stralci della prolusione del ministro Giulio Tremonti pronunciata il 19 novembre all’Università Cattolica di Milano in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico.
«Nella crisi che stiamo vivendo si manifesta la crisi di un paradigma, di un modello sociale che negli ultimi 10-15 anni è stato dominato dall’ideologia della domanda di beni di consumo, magari superflui, meglio se comprati a debito. Questo configura la struttura della nostra società presa nel parossismo del consumo come nell’immagine dell’Angelus novus che ora avanza verso la tempesta con la testa rivolta all’indietro.


E poi la crisi del positivismo che in pari tempo come in un folle oblio del diritto naturale ci ha illuso che tutto potesse essere dominato da altro che non da quello che sta nella nostra tradizione, nell’idea del giusto ordine, in quella visione del giusto ordine sociale cui si ispira anche il magistero della Chiesa. La separazione tra morale, diritto ed economia, l’effetto del positivismo, ha prodotto una visione dell’uomo e della società in cui la morale non è altro che una scelta solo e irriducibilmente soggettiva. Il diritto non è altro che l’esercizio di un comando da parte di chi detiene il potere, justum quia jusum, e l’economia non è più che un meccanismo anonimo di soddisfacimento di preferenze individuali e irrazionali, de gustibus non disputandum est…

Diritto, morale ed economia sono stati separati solo per effetto dell’unificazione in una visione positivistica e utilitaristica. E la globalizzazione ha accelerato questo processo e l’ha sublimato e ha favorito l’illusione che il singolo possa sempre e sempre più solo discernere il bene dal male ma senza l’aiuto della morale, della tradizione, sulla base di astrazioni pseudo-scientifiche piuttosto che sulla base della ragione storica, come se potessero essere frantumati l’uomo, i valori, il tempo, lo spazio e la storia. (…) e come nei videogames affronti un mostro, lo batti, ti stai rilassando e ne arriva un altro più grande del primo, così il primo mostro è stato quello dei sopprime e in qualche modo è stato gestito; il secondo mostro è stato il collasso del credito e in qualche modo è stato gestito; il terzo la bancarotta delle principali istituzioni finanziarie e in qualche modo è stato gestito; il quarto è stato il collasso delle Borse, ma dietro l’angolo ci sono altri mostri: le carte di credito, le attese bancarotte di società prodotte dalle difficoltà di classamento dei corporate bond e poi il mostro dei mostri, quello dei derivati su cui si presenta la follia del rischio incalcolabile, quello degli effetti non intenzionali ma collaterali, ma quello non definibile ex ante e non gestibile se non con procedure che potrebbero evocare nel dominio dell’economia l’antica sapienza dell’anno sabbatico.

Ma cerchiamo di capire perché siamo dentro a questo videogame. La crisi, si dice, è finanziaria, ma non è solo finanziaria, e paradossalmente è troppo semplice definirla solo finanziaria. La crisi è globale per un doppio ordine di ragioni: ha un’estensione globale ma soprattutto è globale perché ha origine nella globalizzazione (…)».

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