ECONOMIA: le ragioni della crisi sono culturali e morali

«La crisi economica attuale si deve soprattutto a un’eclissi etico-culturale che ha inciso in modo determinante sull’economia e sulla finanza mondiale». È questa la tesi di fondo sviluppata da Ettore Gotti Tedeschi, presidente dell’Istituto Opere Religiose (IOR), nel corso dell’incontro La questione economica come questione culturale e morale. Considerazioni sulla crisi del nostro tempo, tenutosi lo scorso 23 novembre presso la Fondazione Lepanto.

Da tempi non sospetti Gotti Tedeschi è uno dei più strenui avversari della population bomb, la teoria neomalthusiana diffusa verso la fine degli anni ’60 dall’Università di Stanford e dal Massachussets Institute of Technology, e ripresa poco dopo dal Club di Roma attraverso il pamphlet I limiti dello sviluppo. «Si teorizzava che lo sviluppo demografico avrebbe portato migliaia di persone alla fame – ha affermato il presidente IOR –. In particolare l’Asia, secondo queste stime, sarebbe sprofondata nella miseria: a distanza di quarant’anni abbiamo visto come, al contrario, questo continente stia vivendo un boom economico senza precedenti».

La crisi economica è infatti un fenomeno soprattutto europeo e nordamericano: non è un caso che proprio in Occidente la crescita demografica sia prossima allo zero. «L’impatto economico della crisi demografica – ha spiegato Gotti Tedeschi – si spiega nei seguenti termini: se non aumenta la popolazione, l’unica maniera per aumentare il Prodotto Interno Lordo è accrescere i consumi. Il risultato è stato l’indebitamento dei privati e la crescita della spesa pubblica, in modo particolare quella previdenziale, pensionistica e sanitaria, in considerazione dell’aumento degli ultrasessantenni».

Negli ultimi vent’anni l’obiettivo dell’aumento della produttività è stato conseguito in due modi: «investendo in tecnologia, oppure trasferendo all’estero capitali e mezzi di produzione per risparmiare sulla manodopera e, in ultima analisi, sul potere d’acquisto occidentale. In questo modo abbiamo tolto dalla fame i Paesi asiatici ma, non essendosi dato una propria strategia, l’Occidente non è riuscito a prevederne le conseguenze».

Conseguenze che sono state il fallimento di molte banche ed imprese ed «un aumento dell’indebitamento che, solo negli USA, è cresciuto del 96% in dieci anni (1998-2008). È solo grazie all’indebitamento delle famiglie che il PIL è potuto aumentare del 2%. Il debito privato è stato quindi nazionalizzato per salvare le banche». Diverso è invece lo scenario in Europa «dove il debito è per lo più pubblico. In Italia, ad esempio, il debito pubblico è intorno al 33%, mentre quello privato è prossimo allo zero». L’analisi del presidente dello IOR si è poi spostata da una dimensione economica ad una dimensione etica ed antropologica. «Non sono i mezzi economici che vanno incolpati ma l’uso che se ne fa. L’uomo nichilista è di per sé inetto ad utilizzare gli strumenti che ha in mano», ha osservato Gotti Tedeschi.

«L’uomo è fatto di spirito e materia, quindi lo sviluppo non può limitarsi esclusivamente alla sfera materiale, come si è pensato per troppo tempo. L’errore è stato quello di confondere fini e mezzi. Non esistono in sé una “finanza etica” o un “ospedale etico”: è soltanto l’uomo che li rende tali. Stesso discorso per la tecnologia: è l’uomo che deve gestirla, altrimenti avverrà il contrario e questo per l’umanità sarebbe fatale», ha poi concluso l’economista.

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