E’ di un attivista Lgbt il rapporto della Chiesa svizzera al Sinodo

BunkerMentre il Vescovo Vitus Huonder, della Diocesi di Chur, è ancora al centro di una bufera mediatica solo per aver ribadito l’insegnamento tradizionale della Chiesa Cattolica circa la pratica omosessuale, ora nel mirino è finita la Conferenza episcopale elvetica, che purtroppo non sembra però darsene troppo pensiero, tutt’altro. Eppure l’ha fatta grossa, affidando per la seconda volta al dott. Arnd Bünker, direttore dell’Istituto per la Sociologia della Pastorale con sede a San Gallo, la redazione del proprio rapporto in vista del Sinodo ordinario sulla Famiglia.

A far problema, come denunciato in un ampio servizio dedicato al tema dall’agenzia LifeSiteNews, è il fatto che il dott. Bünker sia da molti anni un attivo promotore dell’agenda Lgbt e gender, tanto in patria quanto nei Paesi poveri tramite l’organismo affidatogli, come rilevato dall’agenzia Kath.net.

Ovviamente la relazione da lui messa a punto per il Sinodo, ancora una volta, si è rivelata benzina sul fuoco: vi si chiede in modo esplicito ed anzi insistente che la Chiesa la smetta di escludere i divorziati risposati dai Sacramenti, nonché di accettare una buona volta le “nozze” tra gay o lesbiche! Incredibile… Ma non una novità: già in una precedente intervista rilasciata all’agenzia Kath.ch il dott. Bünker aveva lamentato come su questo punto la Dottrina cattolica sia, a suo giudizio, «in ritardo» così da non aver dato «ancora alcuna risposta alle mutate condizioni sociali».

Né la Conferenza episcopale svizzera ha evidentemente tratto alcuna lezione dal ciclone di critiche che la sommerse lo scorso anno, quando già chiese allo stesso dott. Bünker il rapporto per il precedente Sinodo, quello straordinario, finito nel mirino di alcuni Vescovi e della stampa: la rivista elvetica Die Weltwoche criticò pesantemente il testo e la scelta del suo autore, perché apertamente in linea con le lobby omosessuali, così da collaborare attivamente alla stesura di un «progetto per una messa parrocchiale queer, assieme ad un gruppo di lavoro di teologi gay», nel tentativo di mettere a punto una vera e propria «liturgia omosessuale». All’indomani della pubblicazione di tale articolo, il presidente della Conferenza episcopale svizzera, mons. Markus Büchel, non trovò di meglio da fare che esprimere pieno sostegno e totale fiducia nel lavoro del suo esperto, nella sua professionalità e nella sua lealtà personale. Al punto da affidargli anche la relazione di quest’anno per il nuovo Sinodo. Scatenando così – come da copione – un nuovo polverone, il che è il meno. Ma, ciò che è più grave, contrapponendosi e contestando apertamente la Dottrina cattolica su punti tanto delicati.

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