Dopo moschee e centri culturali, ecco la prima scuola musulmana

ScuolaLa cultura e la mentalità islamiche sono spesso opposte, speculari rispetto a quelle occidentali. Non possono vantare legami col passato, vincoli di tradizione. Eppure, sgomitando, sono riuscite a farsi strada. Silenziosamente ma inesorabilmente. Prima coi centri culturali, poi con le moschee. Ora con le scuole.

Accade in via d’Aquitania 1, nel cuore della zona industriale di La Chapelle Saint-Mesmin, nel Loiret, in Francia. Qui è stata inaugurata la prima scuola privata musulmana. E’ già frequentata ed i suoi locali – 520 metri quadri in tutto – si sono presto affollati. Nonostante le proteste, talvolta anche forti, da parte della popolazione locale. Inascoltata in casa propria. Era già capitato anche a Orléans. Ma qui le reazioni immediate della gente ebbero successo, forse grazie all’”effetto-sorpresa”.

Per evitare un nuovo buco nell’acqua, i titolari della scuola han deciso quindi di starsene zitti, di evitare i riflettori e le fanfare: pare che lo Stato ed il Sindaco non siano stati nemmeno consultati in merito all’iniziativa. Nessuno conosce il progetto educativo di questa scuola. Non sono stati chiesti né finanziamenti pubblici, né convenzioni col Comune o col sistema d’educazione nazionale. Anche perché questo avrebbe condizionato i piani di studio ed influenzato le metodologie didattiche: ciò che sarebbe stato difficile da digerire da parte dei “docenti” del singolare istituto. Ma questo ha significato introdurre delle rette: i genitori dovranno sborsare 2 mila euro all’anno, per potervi iscrivere i propri figli.

Non è nemmeno certo che vi siano tutte le autorizzazioni necessarie per l’apertura al pubblico. Da giugno si è verificato una sorta di “vuoto giuridico” in merito. Alla fine, il primo cittadino, il socialista Nicolas Bonneau, che ha appreso dell’iniziativa per vie traverse ed a cose fatte, ha chiesto allo Stato una verifica da parte del Comitato di Sicurezza. Per vederci chiaro. Per capire cosa lì si insegni e come. Ma da Denis Toupry, direttore dei servizi dipartimentali dell’Educazione nazionale nel Loiret, è già giunta una doccia fredda: «Il personale non viene retribuito dallo Stato, fa tutto capo all’associazione – ha detto – La libertà d’insegnamento è prevista dalle leggi, compresi i programmi». Dunque, avanti tutta. Solo il Prefetto o la Procura possono mettere i sigilli all’edificio.

Ma chi c’è dietro l’intera operazione? Si chiama “Ateliers Montessori” ed è un’associazione con sede a Saint-Jean-de-Braye, fondata l’anno scorso, inizialmente per sviluppare «laboratori di scoperta», poi – modificando ad hoc gli Statuti, che peraltro rilanciano il metodo Montessori – ha deciso di «creare e gestire qualsiasi tipologia scolastica», compresi «scuola materna e asilo nido». Infine, questa nuova, imprevedibile trasformazione.

Di certo v’è solo che, in quelle aule, si insegnano due lingue, inglese ed arabo. E che ai bambini viene insegnato un sibillino «risveglio religioso». In cosa consiste? Si promette che gli alunni, al massimo 17 per classe, vengano seguiti personalmente. Alla materna v’è spazio per 20 iscritti, non uno di più. Intanto, sulla sua pagina Facebook, la comunità islamica ha già lanciato un appello, per finanziare il materiale didattico delle quattro classi attivate. Ad indicare come queste non siano frutto di qualche eccentrico filantropo, bensì dei cittadini musulmani del posto.

Quello che è accaduto qui può accadere ancora, può accadere altrove. Magari presto, prima di quanto si pensi. Nel riserbo generale. Ciò che maggiormente inquieta è la reiterata e conclamata volontà, dimostrata dalle comunità musulmane, di chiudersi per lo più al proprio interno, assolutamente impermeabili alla società occidentale che li ospita ed ai valori ch’essa esprime. Sono una sorta di enclaves autorefernziali con la propria lingua, con la propria legge – la sharia, come dimostrano i “tribunali islamici” accettati in Inghilterra –  ed ora anche con le proprie scuole, di cui nessuno conosce, né può conoscere i programmi. Le cronache purtroppo e dolorosamente ci hanno già rivelato cosa si insegni nelle loro moschee e quanto aggressive siano le loro forme di reclutamento di nuovi jihadisti tanto in Europa quanto negli Stati Uniti. A sconcertare e stupire è dunque l’irresponsabile acquiescenza, la superficiale remissività con cui, nel silenzio e nell’omertà, si accolgono tali loro iniziative, militanti e rampanti. Senza che nessuno sollevi obiezioni o dubbi. Come se fossero cose ineluttabili e scontate. Concedendo loro privilegi che mai verrebbero concessi ad altri. L’Occidente è proprio sicuro di potersi permettere tutto questo?

Donazione Corrispondenza romana