Dopo 22 anni, Presepe vietato al Consiglio di Vandea

VandeaEra una tradizione consolidata, ormai da 22 anni: a dicembre il Consiglio Generale della Vandea (nella foto, la sede) era solito allestire, nel salone d’accoglienza, il simbolo del Natale cristiano per eccellenza ovvero il Presepe. Il primo ad avere l’idea fu l’allora Presidente, Philippe de Villiers. Quest’anno resterà invece tutto smontato e chiuso negli armadi per decisione del tribunale amministrativo di Nantes. Una sentenza, rispetto alla quale lo stesso de Villiers, intervistato dal quotidiano Le Figaro, si è detto «sconvolto e scandalizzato». E, senza peli sulla lingua, bolla il provvedimento come «totalitario».

Che cosa è accaduto? La magistratura ha ritenuto la raffigurazione della Natività un «simbolo religioso», incompatibile col «principio di neutralità proprio del servizio pubblico» ed irrispettoso della «libertà di coscienza del cittadino», poiché «quasi imposto» a chiunque faccia il proprio ingresso nella sede istituzionale. Accogliendo così le rimostranze della sezione locale della Federazione del Libero Pensiero, che in merito fece ricorso già nel 2012. Il giudice ha pertanto d’imperio annullato la «decisione del Presidente del Consiglio Generale», rifiutatosi d’impedire l’allestimento.

L’obiettivo della Federazione del Libero Pensiero consiste nel dar la caccia a qualsiasi “violazione” – vera o presunta – del “dogma” della laicità, evidenziando peraltro «una convergenza d’interessi e d’azione» con la massoneria francese, ritenuta «vicina» benché «distinta», avendo in comune «gli stessi nemici», nello specifico «la Chiesa Cattolica». Per questo nel suo mirino è finito anche Robert Ménard, Sindaco di Béziers, allo stesso modo “reo” d’aver dichiarato di voler realizzare un bel presepe nella sede del Municipio. L’anno scorso eguale sorte ha subìto la Natività costruita dai dipendenti delle Ferrovie SNCF in una stazione: il solito utente dichiaratosi ferito nei suoi sentimenti d’inguaribile laicista ha messo in moto l’allegra macchina da guerra della secolarizzazione galoppante, costringendo a smantellare tutto ed a cancellare così di botto un’usanza, che durava ormai da dieci anni.

Ma stavolta il Consiglio Generale di Vandea, presieduto da Bruno Retailleau – peraltro anche a capo del gruppo UMP in Senato – ha reagito a tono con un piccato comunicato: «Il rispetto della laicità non consiste nell’abbandono di tutte le nostre tradizioni, né nel tagliare i ponti con le nostre radici culturali – si legge – Dovremmo vietare le stelle nelle ghirlande di Natale, che decorano le nostre vie in questi giorni, pretendo che si tratti di simboli religiosi indegni di uno spazio pubblico?». Da qui la decisione di far ricorso rispetto alla decisione del tribunale.

«La Francia è una terra cristiana – ha commentato ancora su Le Figaro l’ex-Presidente del Consiglio di Vandea, de Villiers, il primo a volere il presepe nella sede istituzionale – Questa decisione rivela un laicismo mortifero e tale da violare le nostre tradizioni ed i nostri costumi. In nome di questo laicismo dogmatico, si giungerà presto a proibire i rintocchi delle campane?». Purtroppo, in molti casi, lo si è già fatto…

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