Donne Saudite alla guida

(di Valentina Colombo) Sono più di novantotto mila le auto registrate a nome di saudite ovvero il 25% delle saudite possiede un’auto. Ciononostante sono più di vent’anni che le donne saudite non possono guidare nel loro paese. E’ ormai tradizione che durante le vacanze alla fine del mese di Ramadan colgano l’occasione per recarsi in Bahrein dove possono utilizzare la loro patente di guida.

Il tutto ha avuto inizio nel 1990 con una fatwa dell’allora gran mufti d’Arabia saudita, ‘Abd al-Aziz bin Baz. Va ricordato che in un paese come l’Arabia saudita, dove la costituzione è rappresentata dal Corano, una fatwa ha praticamente valore di legge.

Nel frattempo qualcuno ha cercato di cambiare lo stato delle cose, ma invano. Nel maggio 2005 due membri del Majlis al-Shura, il parlamento saudita, Muhammad ibn ‘Abd Allah al-Zalafa e ‘Abd Allah Bukhari, hanno proposto di levare il bando alla guida per le donne al di sopra dei 35 anni all’interno dei centri abitati mentre in campagna solo se accompagnate.

Lo stesso re ‘Abd Allah nell’ottobre dello stesso anno ha dichiarato che un giorno le saudite avrebbero potuto guidare, ma che la questione richiedeva pazienza. Il ministro della Difesa, il principe Sultan, venuto a mancare qualche giorno fa, ha affermato che la decisione spetta all’ambito familiare: “E’ una questione che riguarda i padri, i mariti, i fratelli” in poche parole i “guardiani” della donna.

Non sono però mancate le voci dei liberali quale lo scrittore saudita ‘Abduh Khal che ha ricordato con una velata ironia che il codice stradale saudita non parla di genere del conducente per cui qualora una donna alla guida, rispettosa del codice della strada, venisse fermata da un poliziotto quest’ultimo non potrebbe farle nulla.

Khal ha ribadito che si tratta di un divieto che non trova giustificazione né nel Corano né nei codici emanati dall’uomo in Arabia Saudita. Un’altra araba liberale, la poetessa Halima Muzaffar ha sottolineato in articolo pubblicato nel settembre 2007 che è il ricorso ad autisti stranieri che mette a repentaglio la sicurezza delle donne e dei loro figli perché “molti di loro sono stati inviati in Arabia saudita in quanto hanno la fedina penale sporca e sono stati cacciati dai loro paesi” e lancia una stoccata ai religiosi nel momento in cui sostiene che “è sorprendente che le persone che si oppongono alla guida delle donne consentono che la donna possa socializzare con degli sconosciuti” alla guida delle loro automobili.

Ma a quanto pare per i religiosi conservatori è molto più pericolosa la libertà di movimento della donna. Lo shaikh Obaikan, teologo consigliere del ministero della Giustizia, sostiene, evidenziando la sessuofobia degli estremisti islamici, che “non c’è bisogno di levare il divieto di guida nelle città dove sarebbero esposte ai pericoli, alle violenze sessuali e quindi sarebbero causa di molti ingorghi stradali” e che quindi la polizia dovrebbe assumersi inutili responsabilità!

Nel luglio 2005 in internet è comparso un comunicato di 138 teologi sauditi (http://alsaha2.fares.net/sahat/.ee6b2ff) in cui si sosteneva persino che la guida delle donne avrebbe potuto avere conseguenze sociali catastrofiche poiché avrebbe portato a situazioni compromettenti poiché ad esempio in occasione di un controllo della polizia le donne avrebbero dovuto sollevare il velo.

In una fatwa pubblicata su www.islamonline.net lo shaikh Abd al-Fatah Ashur alla domanda riguardante la liceità della guida della donna musulmana in generale ha invece risposto che “se una donna obbedisce ai dettami divini quando esce di casa non c’è nulla di male se si mette al volante”, tuttavia precisa che la donna ha gli stessi diritti dell’uomo a patto che non si rechi in luoghi ambigui o pericolosi.

In poche parole, sì alla guida delle donne, ma solo sotto stretta sorveglianza. Nel settembre 2007 le attiviste saudite Wajeha al-Huweidar e Fawziyya al- Uyyuni hanno costituito una Lega per promuovere il diritto della donna al volante. Per l’occasione hanno anche inviato una petizione al re, ma per ora nessuna risposta e nessun cambiamento.

D’altronde quando la tradizione sociale viene avallata da una interpretazione letterale e conservatrice del Corano e quando i teologi detengono ancora il potere di dettare legge, tutto si complica enormemente. Ed è questo purtroppo il caso della “moderata” Arabia Saudita.

(Valentina Colombo)

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