Donne childfree alla ribalta: ma la realtà della maternità supera l’ideologia

Donne childfree alla ribalta: ma la realtà della maternità supera l’ideologia
FONTE IMMAGINE: Donna Glamour (https://www.donnaglamour.it/)
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Di recente, su molte testate giornalistiche sono comparsi articoli che parlano di donne childfree, ovvero di donne che «hanno liberamente scelto di non essere madri e oggi rivendicano il diritto di dimostrare che l’identità femminile non è necessariamente coincidente con la maternità».

Clara Di Lello, 30enne fondatrice del gruppo Childfree, spiega che non vuole figli «semplicemente perché non ho l’istinto materno. Per la vita e il mestiere che faccio il posto per un bambino non c’è. Anzi, questa storia che in quanto donna sarebbe giusto che diventassi madre, l’ho sempre sentita come una imposizione. E il mio compagno è d’accordo». E aggiunge: «soltanto l’idea mi mette ansia. Troppa responsabilità. Poi amo il mio tempo libero […]. Oggi una donna può sentirsi completa anche senza la maternità. I figli sono diventati una libera scelta, non un imperativo sociale […]».

Quanto innaturali siano queste posizioni non ce lo dicono la cultura o le tendenze della società, ma la natura stessa della donna, se attentamente e onestamente esaminata senza pregiudizi ideologici.

La Santa Chiesa, profonda conoscitrice di questa natura, che trova la sua sublime e più alta espressione in Maria SS., ha ricordato con solerte insistenza che la vera dignità della donna, capolavoro della creazione, le deriva dal suo carattere, dal suo organismo, dalle sue qualità spirituali tra cui spiccano generosità, sensibilità, tatto, delicatezza e perspicacia. Esse sono complementari a quelle dell’uomo ed hanno un’eco essenziale sulla vita della famiglia e della società. Tali qualità sono ordinate dal Creatore alla missione essenziale della donna, che è la Maternità e alla formazione della famiglia.

Ancora una volta, vogliamo avvalerci delle sagge parole di Papa Pio XII, il quale ha dedicato non poco spazio del proprio magistero a questo tema. In un discorso al Centro Italiano Femminile in pellegrinaggio a Loreto, il 14 ottobre 1956 (cfr. Insegnamenti pontifici, Edizioni Paoline, Roma 1958, vol. 2, p. 295) ebbe a domandare a quelle giovani: «le false teorie, le frivole usanze e anche le perverse associazioni hanno forse desistito dall’insidiare la donna, ossia dal deprimere ciò che Dio ha sublimato, demolire quel che la Chiesa edifica, disgregare quanto voi stesse vi sforzate santamente di unire? Purtroppo no. La donna, coronamento della creazione, di cui in un qualche senso rappresenta il capolavoro; la donna, questa dolce creatura, nelle cui delicate mani Dio sembra aver affidato in tanta parte, come ausiliatrice dell’uomo, l’avvenire del mondo; la donna, espressione di quanto vi è di più buono, amorevole e gentile quaggiù, è tuttora, nonostante un’apparenza ingannatrice di esaltazione, spesso oggetto di disistima e talora di positivo quanto sottile dispregio da parte del mondo paganeggiante».

E proseguiva ricordando che la maternità «benché non costituisca il fondamento assoluto della dignità della donna, le dona tanto splendore e le assegna una parte così ampia nell’attuazione del destino umano, che basta essa sola a indurre ogni uomo sulla terra, grande o piccolo che sia, a chinare con riverenza ed amore la fronte davanti alla propria madre».

In un altro discorso, Poussées par le désir, alle partecipanti al XIV Congresso Internazionale della Unione Mondiale delle Organizzazioni Femminili Cattoliche, il 29 settembre 1957 (Ivi p. 328), papa Pacelli evidenziava come «Dio non solo ha dato alla donna di esistere, ma la personalità femminile nella sua struttura fisica e psichica corrisponde ad un particolare disegno del Creatore».

Pur essendo la donna di pari dignità rispetto all’uomo, essa è chiamata a collaborare con lui «alla propagazione ed allo sviluppo della razza umana ed in questo assume il delicato e sublime ruolo della maternità: questa comporta delle gioie e delle pene di una non comune intensità, perché essa implica la immensa responsabilità di mettere al mondo il bambino, di proteggerlo, di nutrirlo, di vigilare sulla sua crescita, alla sua prima educazione, di seguirlo con sollecitudine nel difficile periodo dell’adolescenza e di prepararlo così alle sue responsabilità di adulto».

In vista di questa missione«Dio ha dotato la donna di inestimabili doni, che le permettono di trasmettere non soltanto la vita fisica, ma anche le più intime disposizioni dell’anima e le qualità di ordine spirituale e morale, che determinano il carattere».

E continuava: «notiamo ancora che queste stesse qualità si spiegano altrettanto felicemente in tutti gli altri settori della vita sociale e culturale; ne costituiscono anzi un apporto indispensabile, e le civiltà che le misconoscono o ne impediscono l’influenza, ineluttabilmente subiscono deformazioni più o meno gravi, che ostacolano il loro sviluppo e le condannano presto o tardi alla sterilità ed alla decadenza».

Ecco che la nostra società e la nostra cultura, rifiutando il valore della maternità, si votano proprio a questa sterilità e decadenza che sono sotto gli occhi di tutti.

Ma ardiamo ad una ulteriore boccata d’ossigeno, esplorando un po’ oltre gli insegnamenti di Pio XII. In una Allocuzione agli sposi novelli del 25 febbraio 1942 (Ivi, p. 81) il Pontefice ricordava efficacemente come «alla donna più che all’uomo Iddio ha concesso il dono, col senso della grazia e della piacevolezza, di rendere leggiadre e gradite le cose più semplici, precisamente perché essa, formata simile all’uomo come aiuto per costituire con lui la famiglia, è nata fatta per diffondere la gentilezza e la dolcezza intorno al focolare di suo marito, e far sì che la vita a due vi si componga e si affermi feconda, e fiorisca nel suo svolgimento reale».

E ancora: «quando alla sposa il Signore nella sua bontà avrà largito la dignità di madre al fianco di una culla, il vagito del neonato non scemerà né distruggerà la felicità del focolare; ma anzi l’accrescerà e la sublimerà in quell’aureola divina, dove splendono gli angeli celesti e donde scende un raggio di vita che vince la natura e rigenera in figli di Dio i figliuoli degli uomini. Ecco la santità del talamo coniugale! Ecco l’altezza della maternità cristiana! Ecco la salvezza della donna sposata! […] una culla consacra la madre di famiglia; e più culle la santificano e glorificano innanzi al marito e ai figli, innanzi alla Chiesa e alla patria».

Il cuore non può non vibrare di fronte ad un tale scenario, ma il Papa rimarcava anche: «stolte, ignare di sé e infelici quelle madri che si rammaricano, se un nuovo bambino si stringe al loro petto e chiede alimento alla fonte del loro seno! Nemico della felicità del focolare domestico è il lamento per la benedizione di Dio che lo circonda e lo accresce».

E concludeva affermando che «l’eroismo della maternità è vanto e gloria della sposa cristiana: nella desolazione della sua casa, se è senza la gioia di un angioletto, la sua solitudine diventa preghiera e invocazione al cielo; la sua lacrima si accoppia col pianto di Anna che alla porta del tempio supplicava il Signore per il dono del suo Samuele (I Re, 1)». Vi sono donne che urlano alla stampa il loro disprezzo per la maternità ma quante, nel segreto della loro anima, piangono anelando a quella maternità che si tenta di distruggere? Dire queste cose oggi, ad una società così profondamente anti-cristiana, sembrerebbe quasi un affronto. Ma forse proprio per il contrasto così forte tra le realtà luminose descritte in queste parole e l’abisso d’oscurità che viviamo nel nostro tempo, non v’è cosa più salutare.

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