Don Minutella si sottrae al confronto

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(Simone Ortolani)

Gentile Direttore,
perché don Alessandro Maria Minutella si è ripetutamente sottratto ad un confronto con il sottoscritto per discutere i contenuti del mio articolo pubblicato dalla vostra Agenzia di stampa?

Dal 13 maggio scorso, con una e-mail, ho sollecitato un confronto equo con lui, proponendogli per iscritto regole chiare – tempi identici per la sua esposizione e la mia, oltre alla possibilità di una replica con lo stesso minutaggio per entrambi – e un moderatore neutrale, in una zona franca che non fosse né Corrispondenza Romana, né la stessa Radio Domina Nostra, il suo pulpito online.

Ho suggerito a don Minutella di proporre ad alcuni vaticanisti riconosciuti per la loro autorevolezza – Aldo Maria Valli o Marco Tosatti o Giuseppe Rusconi – la disponibilità a moderare il confronto, quali arbitri imparziali ed equilibrati.


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Il sedicente custode dell’«autentico spirito cattolico» non ha accettato nel modo più assoluto l’ipotesi di sondare questi vaticanisti. Il 16 maggio avevo sollevato l’idea di ricorrere a giornalisti preparati delle più disparate aree culturali, da Avvenire a Radio Spada, qualora non avesse gradito i nomi dei tre professionisti. Ma anche di fronte a questo scenario egli ha opposto un netto rifiuto. Di rimando, don Minutella ha chiesto di accogliere l’appello di un youtuber, Marco Cosmo, alias «Decimo Toro», che si è candidato pubblicamente per assumere il ruolo di moderatore dopo essersi qualificato come defensor fidei dell’ex parroco palermitano. Sarebbe stato un equidistante garante delle regole? Dopo la pubblicazione del mio articolo per Corrispondenza Romana sul caso Minutella, «Decimo Toro» – che urla abitudinariamente le sue invettive contro personaggi pubblici coprendosi gli occhi – mi ha ripetutamente ingiuriato («squallido», «gossiparo», «vigliacco» sono alcuni degli epiteti che mi ha rivolto nei suoi video) e perfino inscenato finti collegamenti telefonici con me o con un improbabile Alberto Sordi – imitato in tono becero quanto banale – al solo ed unico scopo di gettare fango sulla mia persona e difendere il suo beniamino.

Come unica alternativa, il leader del «piccolo resto» mi ha fatto il nome anche di un giornalista, Nino Ippolito, in contatti professionali con suo fratello, il conduttore televisivo Massimo Minutella, come si può notare visionando una recente puntata di Spread Love Trasmissioni Vive pubblicata su YouTube il 5 maggio scorso: aveva già parlato con Ippolito e sarebbe stato disponibile a gestire il contraddittorio. Sebbene non avessi alcuna riserva sul piano personale sulla figura di questo collega, ne ho tuttavia eccepito l’estraneità oggettiva al novero dei cronisti esperti di temi religiosi. Un moderatore credibile non può limitarsi a passare la parola senza conoscere dettagliatamente la materia di cui si disputa. E nemmeno si può pretendere, in astratto, che sia super partes colui che collabora con uno stretto familiare di una delle parti e che ha già preso accordi unilateralmente con una sola di queste.

Ma è sulla figura di questo «Decimo Toro» che vorrei brevissimamente soffermarmi per cogliere un dettaglio: costui si pone al pubblico affiancando la propria immagine a quella di Buddha. Egli, attingo la citazione dal suo sito web, si impegna ad insegnare «gratuitamente la Meditazione Profonda, una tecnica simile alla Meditazione Zen, ma che nelle fasi iniziali utilizza l’interpretazione dei sogni». E’ insolito che chi, come don Minutella, scende sul piano della polemica (di per sé giustamente) per contrastare la venerazione nei giardini del Vaticano e l’ingresso nella Basilica di San Pietro in Vaticano della Pachamama, si avvalga con tanta noncuranza dell’alleanza con un personaggio che fa ampia propaganda di un singolare sincretismo fra elementi della «tradizione cattolica» ed alti elementi desunti dalle religioni pagane orientali.


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Torniamo ai contenuti. In una diretta sulla pagina Facebook di Radio Domina Nostra, la sera del 14 maggio, don Minutella mi ha accusato di non conoscere come si realizza la successione apostolica, attraverso l’imposizione delle mani di un vescovo ordinante sul capo del vescovo ordinato. In realtà lo avevo scritto nel mio articolo: ma non se ne sarà accorto. L’ipotesi dell’«episcopato mistico», che avevo infatti presentato come estrema anche in quella sede, è propria di alcuni ambienti settari. Si può ricordare, a titolo di esempio, un caso avvenuto nell’ambito del movimento «Impegno e Testimonianza Madre dell’Eucaristia». Il 20 giugno 1999 un sacerdote della diocesi di Roma, don Claudio Gatti, direttore spirituale della sedicente «veggente» e «stigmatizzata» romana Marisa Rossi, dichiarò di essere stato consacrato vescovo «direttamente da Dio» e si autoproclamò «vescovo dell’Eucaristia» . Gatti è morto il 6 dicembre 2009, dopo essere stato prima sospeso a divinis dal cardinal vicario Camillo Ruini (1 aprile 1998) e ridotto allo stato laicale da Giovanni Paolo II il 18 ottobre 2002, nel corso di un’udienza concessa al cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Rimanendo ai contenuti. La citazione di san Tommaso d’Aquino a proposito dei sacramenti celebrati dagli «eretici» (Summa III, q.82, a.9) «pecca chiunque ascolti la loro messa o riceva da essi i sacramenti» è ripetutamente utilizzata da don Minutella nei suoi interventi come slogan. Addirittura, egli – nella trasmissione su YouTube dal titolo «Falsa Chiesa sei finita!» del 26 luglio 2018 e in altre occasioni – asseriva testualmente che «se quei i cattolici, come mi è stato rivelato ma non vi dico da chi (sic)» assistono consapevolmente alle liturgie eucaristiche in comunione con papa Francesco sapendo cosa stanno facendo, partecipano ad una Messa che non solo «non è valida» ma addirittura «assumono non il Corpo di Cristo, ma il corpo di satana». Invece, sulla validità dei sacramenti, già sant’Agostino stesso scriveva che «siano Pietro, o Paolo, o Giuda a battezzare, in realtà colui che battezza è sempre Cristo» (In Iohannis evangelium tractatus, 6, 7). Inoltre, lo stesso san Tommaso d’Aquino insegna che «il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell’uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio» (Summa, III, q. 68, a.8). Nello stesso articolo 9 della questione 82 della pars terza della Summa, citato da don Minutella senza alcuna cura del contesto, lo stesso Dottore Comune sottolinea che gli scismatici e gli eretici, a differenza dei peccatori, sono definiti come tali da una sentenza della Chiesa.

Ma don Minutella lascia poi agli altri l’incombenza di contestualizzare il concetto di eresia nel Dottore Angelico e non ci indica nemmeno a quale autorità, sulla terra, possiamo rivolgerci, affinché ci dichiari con certezza l’errore nella fede di qualcuno. Egli può forse garantirci davanti al tribunale divino che egli dispone di un tale potere giuridico? In base a quale criterio? Secondo quale documento del Magistero? Dichiarare che qualcuno è eretico – in modo tale da obbligare in coscienza tutte le anime del mondo – non è cosa di poco conto, ma della massima gravità. San Tommaso d’Aquino, insegna che negli atti morali (Summa, qq 1-20 della Prima Secundae), si richiede un prudente processo deliberativo e di consiglio. E il consiglio è richiesto specialmente nelle cose importanti: «Una lunga deliberazione e i consigli di molti sono richiesti nelle cose importanti e dubbie» (Summa, II-II, q. 189, art. 10). Una lezione che il profeta solitario del «piccolo resto» dovrebbe imparare, per non correre il rischio di portare se stesso e il proprio seguito nel rischio mortale della precipitazione, un vizio opposto alla virtù della prudenza che è per il Santo Dottore l’auriga delle virtù.


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Sempre sui contenuti. Anzitutto, la teoria, sostenuta da don Minutella, secondo la quale papa Benedetto XVI sarebbe ancora il legittimo Romano Pontefice a causa della pretesa invalidità della sua rinuncia, non può sfuggire ad alcuni quesiti: cosa succederà alla morte di Joseph Ratzinger? Chi designerà il suo successore? Quale compagine elettorale? Un conclave composto anche da cardinali creati da papa Francesco? Sarà invece don Minutella ad indicare il nuovo vescovo di Roma? Che cosa può dirci della visibilità della Chiesa, fondata su Pietro ed espressa anche dalla sua gerarchia, oltreché della sua stessa esistenza e indefettibilità promesse dal Signore?

Infine. Una critica nei confronti di vari aspetti dell’attuale Pontificato di Francesco appare del tutto doverosa. Ma essa deve necessariamente essere ragionata, seria, ferma, ma rispettosa. Il rifiuto di utilizzare argomenti solidi, il ricorso a toni furibondi e istrionici, le smorfie, i luoghi comuni e le frasi fatte, il millantato ricorso a rivelazioni private e al preternaturale che rievoca le «stigmate» di Mamma Ebe, le incursioni con commenti insolenti dei gregari più esagitati nei profili Facebook degli «oppositori», non possono che rappresentare un regalo prezioso per «la falsa Chiesa», come sovente la qualifica don Minutella. Un qualsiasi gruppo di potere dominante si rallegra quando ha a che fare con un’opposizione isolata, debole sul piano dell’argomentazione, attenta ad inseguire qualche decina di followers e di likes in più sui social con video urlati e qualche post ad effetto, e la può screditare con facilità. Inoltre, se questo «piccolo resto cattolico» fosse intimamente sicuro di essere sostenuto dalla «Madonna», avrebbe davvero bisogno di farsi tanta pubblicità sui social network come un qualsiasi influencer

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