Dire no alla falsa Chiesa, convegno di Voice of the Family

(Mauro Faverzani) Che la posta in gioco col Sinodo per l’Amazzonia, iniziato domenica scorsa, sia altissima lo ha dimostratol’interesse suscitato dalla tavola rotonda internazionale dal titolo La nostra Chiesa, riformata o deformata?, promossa venerdì scorso, 4 ottobre, a Roma da Voice of the Family.

Nel corso dell’evento, che, oltre alla sala gremita ed attenta, ha registrato anche più di 5 mila persone collegate in streaming, non si è certo ricorsi a mezzi termini e la fotografia della situazione è drammatica: Michael Voris, fondatore di Church Militant, ad esempio, ha detto chiaramente che Papa Francesco ha portato una tale confusione morale e politica nel mondo e nella Chiesa, che dovrebbe riconoscerlo e trarne le conseguenze. Del resto, «l’intero scopo del cosiddetto Sinodo Amazzonico è quello di completare il lavoro dei rivoluzionari all’interno della Chiesa». Così il Pontefice ed i «suoi alleati clericali stanno creando un’organizzazione globalista con una facciata dall’apparenza cattolica. La maschera dovrebbe esser fatta cadere e, una volta per tutte, alla verità dovrebbe essere consentito di vincere».

È stata evidenziata per questo, con chiarezza, la pericolosa reinterpretazione della dottrina della Chiesa, purtroppo in corso. Il prof. Roberto de Mattei, direttore dell’agenzia Corrispondenza Romana, è stato esplicito: «All’interno della Chiesa esistono in questo momento due religioni: la prima è il Cattolicesimo di sempre, fedele al Magistero immutabile; la seconda è la religione amazzonica», che si propone di “reinterpretare” la verità della fede cattolica, negando indirettamente i dogmi di fede ed il primo articolo del Credo, Dio «Creatore del cielo e della terra»: in realtà, «gli errori del panteismo antico e moderno, ripetutamente condannati dalla Chiesa», sono presenti nella cosmo-visione proposta dall’Instrumentum Laboris del Sinodo: a quanti lo approvino è stata rivolta dal prof. de Mattei l’accusa «di politeismo o, più precisamente, di polidemonismo, perché “tutte le divinità dei gentili sono demoni” (Salmo 95,5)». Da qui la conclusione: «Due religioni non possono coesistere all’interno della stessa Chiesa» e l’appello «ai cardinali ed ai vescovi ancora cattolici, perché levino la voce contro questo scandalo».

Taylor Marshall, filosofo e teologo cattolico, ha evidenziato l’infiltrazione in atto nella Chiesa nell’empio tentativo di distruggerla dall’interno: «Satana è entrato in modo inequivocabile nella Chiesa Cattolica. Per oltre un secolo i promotori della massoneria, del liberalismo e del modernismo si sono infiltrati per cambiare la sua dottrina, la sua liturgia e la sua missione da qualcosa di soprannaturale a qualcosa di secolare». Solo «una guerra santa contro ciò che è demoniaco» potrà scongiurare l’«attacco alla fede soprannaturale, ai miracoli, alla rivelazione divina ed all’origine della nostra creazione».

Michael Matt, direttore del quindicinale cattolico The Remnant, ha mostrato come il «cambio di paradigma nell’atteggiamento della Chiesa Cattolica nei confronti dell’attività missionaria e dell’evangelizzazione» abbia inevitabilmente determinato «una drammatica diminuzione dei sacerdoti missionari tradizionali e degli ordini religiosi in tutto il mondo».

La giornalista francese Jeanne Smits ha catalogato «la promozione di una qualche forma di ministero ordinato per le donne», organica alla «logica della spiritualità indigena», tra «le innovazioni più palesemente infauste, che stanno per essere introdotte dal Sinodo sull’Amazzonia». Eppure la Chiesa ha già «la risposta più bella a tale discussione: la Vergine Maria. Cosa potremmo desiderare di più?».

Un altro noto giornalista, Marco Tosatti di Stilum Curiae, ha dichiarato «esplosive» le conseguenze dell’affermazione contenuta nel documento di Abu Dhabi, sottoscritto da papa Francesco: «Il pluralismo e la diversità delle religioni, il colore, il sesso, la razza ed il linguaggio sono voluti da Dio nella sua saggezza». Il tentativo di correggere il tiro, posto in essere dal Pontefice a fronte delle critiche subito ricevute, parlando della «voluntas permissiva» di Dio, non ha convinto: «Questa frase contraddice la Rivelazione divina alle fondamenta», nonché il primo Comandamento, cui non si capisce dunque «che valore possa dare il Pontefice regnante», come ha spiegato Tosatti: «Perché devo farmi missionario, se tutte le religioni sono volute da Dio?».

José Antonio Ureta, intellettuale cileno ed autore del libro Il “cambio di paradigma” di papa Francesco. Continuità o rottura nella Chiesa? (IPCO, San Paolo del Brasile 2018), ha rilevato come «un’offensiva neo-luterana contro il sacerdozio ed il carattere gerarchico della Chiesa» sia «in corso da molto tempo»; in risposta, l’allora cardinale Joseph Ratzinger scrisse un articolo sull’Osservatore Romano, in cui sottolineò la necessità di evitare «una sottovalutazione del ministero ordinato ed una caduta in una “protestantizzazione” dei concetti di ministero e persino di Chiesa stessa». Ma lo stesso papa Francesco, in un’intervista in aereo di ritorno da Panama, ha accennato all’eventualità di «ordinare un uomo sposato anziano per esercitare il munus sanctificandi, cioè per celebrare la Messa, amministrare il Sacramento della Riconciliazione ed eseguire l’Unzione degli Infermi», tesi traslitterata poi nel concetto di «viri probati» e nei paragrafi 127 e 138 dell’Instrumentum Laboris del Sinodo: se approvata, «tale nuova struttura ecclesiastica basata su un sacerdozio non ministeriale e non gerarchico non sarà più la Chiesa Cattolica».

Un forte richiamo al Pontefice è giunto anche da John-Henry Westen, co-fondatore dell’agenzia LifeSiteNews: «Papa Francesco – ha detto – ha gravemente danneggiato la fede ed è tempo di dirlo ad alta voce. Dobbiamo urlare dai tetti delle case: Basta! Il clero fedele, che ha combattuto per difendere gli insegnamenti di Cristo, è calpestato dal Papa, mentre coloro che cercano di diffondere confusione ed errore sono promossi ed onorati. Il Papa si è guadagnato l’amicizia del mondo, ma a prezzo di tradire la Verità del Salvatore». Tutto ciò – ha proseguito Westen – «non vuol dire che non amiamo papa Francesco. In effetti, non sarebbe affatto amore sottovalutare queste enormi preoccupazioni e tacere su di esse, perché gli farebbe soprattutto del male».

E proprio da qui Westen ha tratto spunto per lanciare un suggerimento, con cui cercare di arginare la crisi dilagante ormai da troppo tempo: «Dobbiamo continuare a pregare per il Papa ogni giorno, pregare per la sua conversione», ha detto, poiché ciò che si sta creando «è una falsa Chiesa ed una falsa immagine di Cristo». Confidare nella potenza della preghiera è approdo sicuro, come già evidenziò il card. John Henry Newman, che verrà canonizzato domenica prossima e che scrisse nella sua opera Meditazioni e preghiere: «Con la preghiera si può fare tutto quello che è naturalmente impossibile».

Al termine degli interventi, gli oratori hanno risposto per un’ora e mezza alle numerosissime domande giunte loro non solo dai presenti in sala, ma da oltre cinquemila persone collegate in tutto il mondo in streaming. Il moderatore del dibattito è stato John Smeaton, presidente della Society for the Protection of Unborn Children (SPUC) del Regno Unito. 

Donazione Corrispondenza romana