Dichiarazione (e dossier) dei vescovi francesi contro il suicidio assistito

Dichiarazione (e dossier) dei vescovi francesi contro il suicidio assistito
FONTE IMMAGINE: La voce di New York (https://lavocedinewyork.com/)

I vescovi di Francia, dopo il voto del Senato del 21 gennaio scorso contrario alla proposta di legge che avrebbe legalizzato nel Paese l’eutanasia e il suicidio assistito, scendono finalmente in campo contro la possibilità che la cultura della morte rientri dalla finestra tornando ora il testo all’Assemblea nazionale (Camera dei deputati).

I presuli chiedono infatti che i prossimi dibattiti procedano «senza fretta o accelerazioni dettate dai calendari elettorali, ma piuttosto con rigore e compostezza, al servizio della dignità dei più vulnerabili e tenendo conto delle conseguenze antropologiche e sociali di un potenziale “aiuto attivo a morire”». 

Il Senato ha bocciato il provvedimento redatto dal ministro macroniano della Salute Stephanie Rist, che era stato approvato in prima battuta dall’Assemblea nazionale il 27 maggio 2025 con la maggioranza ampia a trasversale – comprensiva di deputati del Rassemblement national – di 305 a favore e 199 contro, dando invece via libera ad un emendamento che dovrebbe rendere effettiva la legge, già vigente dal 1999, sulle cure palliative.

Già il 15 gennaio, quando la proposta eutanasica era in piena discussione a Palais du Luxembourg, la Chiesa francese si era mobilitata con una dichiarazione pubblica e un dossier significativamente intitolato “La vita non si cura dando la morte”. Il testo affronta il tema con «profondo rispetto per coloro che affrontano la fine della vita» ma notando che, per oltre venticinque anni, dall’entrata cioè in vigore della legge del 9 giugno 1999 che avrebbe dovuto garantire a tutti il diritto di accesso alle cure palliative, la Francia«ha compiuto una scelta unica e preziosa: rifiutare tanto l’accanimento terapeutico quanto il suicidio assistito, affermando quindi sia il diritto a non soffrire sia il dovere di accompagnare la vita fino alla sua fine naturale».

C’è, si legge nel dossier, un “approccio francese” nella legge fatta approvare nel 1999, un approccio coerente «basato sullo sviluppo di una cultura delle cure palliative, sulla considerazione dei desideri del paziente, sulle direttive anticipate e sulla possibilità di una sedazione profonda e continua, non per causare la morte ma per alleviare il dolore».

I vescovi sottolineano quindi che «dietro la richiesta di morte, spesso si esprime una richiesta di vita» e, per questo, non si capacitano della nuova legge voluta da Macron, dato che il problema non è tanto l’assenza di una possibilità eutanasica, ma piuttosto il fatto che «la legge vigente non è sufficientemente applicata e l’accesso alle cure palliative rimane fortemente diseguale in tutto il Paese. Ancora oggi, quasi un quarto del fabbisogno di cure palliative non viene soddisfatto».

La Conferenza Episcopale Francese denuncia, inoltre, il ricorso nel dibattito pubblico all’antilingua, cioè a parole apparentemente innocue ma che «tendono a nascondere» concetti inaccettabili. Presentare per esempio «l’eutanasia e il suicidio assistito come atti di cura offusca seriamente i confini etici. Le parole vengono distorte dal loro vero significato per meglio intorpidire le coscienze: questo offuscamento non è mai neutrale. La vita non si cura togliendo una vita».

I vescovi rifiutano in definitiva la distorsione «di concetti essenziali come dignità, libertà e fraternità» ribadendo che «la dignità di un essere umano non varia in base al suo stato di salute, alla sua autonomia o alla sua utilità sociale; è insita nella sua umanità, fino alla fine. È inalienabile».

Alla luce di queste argomentazioni la definizione della legge sul suicidio assistito come “legge di fraternità” è inaccettabile, poiché la fraternità «non consiste nell’affrettare la morte di chi soffre o nell’obbligare chi si prende cura di qualcuno a causarla, ma nel non abbandonare mai chi sta vivendo questi momenti difficili e dolorosi. La fraternità ci chiama a respingere definitivamente la tentazione di togliere la vita e, allo stesso tempo, a impegnarci con determinazione per sviluppare efficacemente le cure palliative in tutto il Paese, rafforzando la formazione degli operatori sanitari, supportando chi si prende cura di loro, combattendo l’isolamento e riconoscendo che la vulnerabilità è parte della condizione umana».

I vescovi invitano pertanto i leader politici a considerare tutte le implicazioni negative dell’approvazione di una legge sul suicidio assistito, dando così voce «alla profonda preoccupazione espressa da tanti malati, persone con disabilità, dalle loro famiglie e da chi si prende cura di loro». Se entrasse in vigore la proposta di legge, infatti,«questi ultimi si troverebbero ancora una volta in prima linea e costretti a compiere azioni contrarie all’etica della cura e al patto di fiducia che li lega ai pazienti e alle loro famiglie o ai loro cari. Esiste un rischio significativo di minare il rapporto di fiducia tra caregiver, pazienti e la loro cerchia ristretta».

Ora che il testo bocciato dal Senato tornerà il 16 febbraio, per la seconda lettura, all’Assemblea Nazionale, i deputati si troveranno a votare il testo fortemente eutanasico che nella primavera del 2025 avevano già votato a larga maggioranza. Si tratta di un meccanismo classico nel sistema legislativo francese: il ping-pong parlamentare continua fino a quando le due camere non raggiungono un accordo o fino a quando l’Assemblea nazionale, in ultima istanza, ha l’ultima parola. Siamo quindi a arrivati a questa fase, con la presidente dell’Assemblea nazionale la macronista Yaël Braun-Pivet, fortemente favorevole all’eutanasia e al suicidio assistito, che ha già dichiarato la sua intenzione di giungere all’adozione definitiva del provvedimento «prima dell’estate».

Sarebbe quindi indispensabile che tutti i deputati conservatori e prolife si oppongano in sede di ultima lettura tessendo alleanze trasversali per avere di nuovo successo contro la deriva mortale e omicida che Macron, con l’appoggio di radicali e logge di vario genere, sta tentando per ritardare in ogni modo la nuova caduta del Governo Lecornu e, in questo modo, la sua definitiva caduta. La pars destruens contro il suicidio assistito, però, andrebbe associata alla pars construens di un chiaro e convinto sostegno al disegno di legge sull’accesso alle cure palliative, già dichiarato una priorità da parte della maggioranza eterogenea ma unitamente anti-macroniana emersa il 21 gennaio nella Camera alta. 

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