Dibattito a Trento sul Concilio Vaticano II

(di Giulia Tanel) La Chiesa cattolica è internamente divisa. Questa constatazione, seppur assai dolorosa, è sotto gli occhi di tutti: tra i fedeli cattolici vi sono varie correnti di pensiero, che spesso si trovano in disaccordo anche sui dogmi fondamentali della Fede. Dogmi che, è bene ricordarlo, vengono definiti dal Magistero della Chiesa «(…) in una forma che obbliga il popolo cristiano ad un’irrevocabile adesione di fede» (CCC, 88). La drammatica scissione interna al popolo di Dio – benché sia sempre stata presente nel corso dei secoli, si è acutizzata negli ultimi decenni, a seguito del Concilio Vaticano II (11 ottobre 1962 – 8 dicembre 1965), del quale quest’anno ricorrono i cinquant’anni dall’apertura.

È questo un aspetto emerso nel dibattito che il 10 ottobre ha visto di fronte, presso il Teatro Arcivescovile di Trento, alla presenza di un attento pubblico di oltre trecento persone, il professor Roberto de Mattei – autore del libro Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta (Lindau, Torino 2011) – e don Severino Vareschi, professore di Storia della Chiesa presso il seminario diocesano.

Nella discussione, che ha preso il tono di una disputa intellettuale, sono state messe a fuoco, con momenti di forte tensione dialettica, le principali problematiche emerse negli anni della crisi postconciliare, a cominciare dall’esistenza del peccato originale. Il prof. de Mattei si è richiamato alle fonti della Rivelazione cattolica, la Sacra Scrittura e la Tradizione. E la seconda, ha precisato, riveste un ruolo preminente, per due precisi motivi: in primo luogo, perché se ognuno si affidasse alla propria interpretazione del testo Sacro si cadrebbe nella deriva protestante; in seconda istanza, perché non tutto quanto Gesù ha detto nel corso della sua vita terrena è contenuto nei Vangeli.

Una Tradizione che è immutata ed immutabile, ma che è feconda e vitale nei gesti, nelle formule, nei riti, che, in quanto tali, vanno gelosamente conservati e non dissipati, come è purtroppo spesso accaduto negli ultimi decenni. Oggi giorno ci troviamo di fonte ad una apostasia della Fede: le chiese sono sempre più vuote, la crisi di vocazioni è lampante e Gesù è, spesso, il “grande sconosciuto”. Ma è solo tornando a Lui, alla «Via, la Verità e la Vita» (Gv 14, 6), che sarà possibile porre un argine all’odierna deriva secolarista. E tornare a Cristo significa anche recuperare la Tradizione, nonché affidarsi al Magistero della Chiesa e al Papa, nella consapevolezza che l’azione dello Spirito Santo non viene mai meno.

L’incontro, che è stato promosso e moderato da Michèle Leks del Movimento Mariano, si è simbolicamente svolto a Trento, sede del celebre Concilio ecumenico (1545-1563) alla vigilia della commemorazione del Concilio Vaticano II che il papa Benedetto XVI, il giorno successivo, ha voluto ricordare con queste parole: «In questi cinquant’anni abbiamo imparato ed esperito che il peccato originale esiste e si traduce, sempre di nuovo, in peccati personali, che possono anche divenire strutture del peccato. Abbiamo visto che nel campo del Signore c’è sempre anche la zizzania.

Abbiamo visto che nella rete di Pietro si trovano anche pesci cattivi. Abbiamo visto che la fragilità umana è presente anche nella Chiesa, che la nave della Chiesa sta navigando anche con vento contrario, con tempeste che minacciano la nave e qualche volta abbiamo pensato: “il Signore dorme e ci ha dimenticato”. Questa è una parte delle esperienze fatte in questi cinquant’anni, ma (…) abbiamo visto che il Signore non ci dimentica. Anche oggi, a suo modo, umile, il Signore è presente e dà calore ai cuori (…) Sì, Cristo vive, è con noi anche oggi, e possiamo essere felici anche oggi perché la sua bontà non si spegne; è forte anche oggi!». (Giulia Tanel)

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