De Mattei, tradizione e Chiesa

(di Marco Tosatti su La Stampa del 5/2/2011) Giovedì scorso a Torino il prof. Roberto de Mattei ha presentato il suo ultimo libro, “Apologia della Tradizione”, di fronte a un pubblico di circa duecento persone, preceduto da un vivace intervento introduttivo della scrittrice Cristina Siccardi.

Giovedì scorso a Torino il prof. Roberto de Mattei ha presentato il suo ultimo libro, “Apologia della Tradizione”, di fronte a un pubblico di circa duecento persone, preceduto da un vivace intervento introduttivo della scrittrice Cristina Siccardi. La Siccardi ha ricordato il movimento di rinnovamento del clero torinese nel XIX secolo, e non ha mancato altresì di ricordare, con legittimo disappunto, il recente “caso Gnocchi” nel quale, in aperta disobbedienza al Papa, si è negato al padre del famoso giornalista il diritto al funerale religioso secondo l’antico rito.

Nella sua relazione il prof. de Mattei ha esordito rivendicando la distinzione fra il ruolo dello storico e quello del teologo nei confronti della ricerca su un avvenimento così rilevante per la storia della Chiesa come il Concilio Vaticano II. Lo storico ha il compito di studiare i fatti e non di interpretare i documenti. In questo quadro non vi è ragione alcuna per limitare ideologicamente l’opera dello storico.

La Tradizione, egli ha affermato, sta alla base stessa della civiltà umana e dunque della Chiesa. Essa è superiore alla Scrittura perché è la Tradizione che ha dato vita ad essa e non viceversa. E’ la Tradizione inoltre che interpreta la Scrittura e anche il Magistero. A questo punto il prof. de Mattei ha affrontato il problema centrale del rapporto fra Tradizione e Magistero che gli è stato fortemente contestato, in quest’ultimo anno, specialmente da alcuni studiosi di ambiente cattolico “conservatore”. Il Magistero, come esprime la parola stessa, è l’insegnamento del Papa e della Chiesa docente. Ma l’insegnamento non può avere un valore assoluto a prescindere dalla materia insegnata. Il maestro di matematica, in altre parole, è autorevole e va seguito, solo se insegna la vera matematica e non a prescindere da essa.

Non sono mancati, in tal senso, esempi emblematici nella storia della Chiesa in cui le autorità, in stragrande maggioranza, si erano allontanate dalla vera dottrina, ha detto. In tali occasioni, non di rado, sono stati i fedeli, i laici battezzati, ricorrendo al proprio “sensum fidei” a riportare i pastori nell’alveo dell’ortodossia. Il volume riporta in proposito numerosi casi, a partire da quello, per molti versi drammatico, dell’arianesimo. Non sono inoltre mancati episodi nei quali documenti, legittimamente approvati da Concili Ecumenici, sono poi stati modificati o addirittura abrogati.

Tipico fu l’esempio del Concilio di Costanza (1414 -1418). Non tutti i Concili Ecumenici poi hanno la medesima autorevolezza magisteriale. Alcuni di essi, come il Concilio Lateranense V (1512 – 1517) possono, ad ogni effetto, essere considerati quasi dei “concili mancati”: esso infatti varò una riforma della Chiesa che rimase inattuata e non riuscì a prevenire la catastrofe dello scisma luterano.

Venendo quindi al Vaticano II, il prof. de Mattei ha affermato che, sul piano storico, almeno per taluni importanti aspetti, anch’esso può essere considerato “mancato”. In particolare si rivelò un tragico errore l’aver omesso la condanna del comunismo ateo. Proprio l’assise che si proponeva di valutare i “segni dei tempi”, si dimenticò completamente del segno più importante e non fu capace di percepirne la crisi ormai imminente.

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