De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

Il testo che riportiamo, La Tradizione di Maria nuova Eva attraverso le epoche, è l’Appendice dell’articolo 2 del capitolo IV del volume II (La singolare missione di Maria SS.) dell’opera La Madonna secondo la fede e la teologia (Libreria editrice F. Ferrari, Roma 1953) del noto mariologo padre Gabriele Roschini osm (1900-1977), religioso dell’Ordine dei Serviti.

Dividiamo questa nostra rapida e sintetica indagine della Tradizione in quattro punti, vale a dire:

1. l’età patristica;

2. l’età medioevale;

3. l’età moderna;

4. l’età contemporanea.

1. L’età patristica (secc. I-IX)

Due sono le idee fondamentali della complessa e trascendente figura di Maria: l’idea di Madre di Dio e l’idea di nuova Eva, ossia di Corredentrice degli uomini. La prima precede la seconda nell’ordine ontologico, ossia d’importanza; la seconda invece precede la prima nell’ordine cronologico, ossia di tempo. Ed infatti, l’idea di Maria nuova Eva, ossia Corredentrice, è stata, cronologicamente, la prima ad essere posta in rilievo.

La Chiesa primitiva, spinta forse dal vivo ricordo della Redenzione operatasi poco prima, amò vedere di preferenza nella Vergine SS. la nuova Eva, riparatrice della prima, la Corredentrice del genere umano.

L’idea della nuova Eva, nella Chiesa primitiva, dovette sbocciare – a quanto ci sembra – dallo stesso Protovangelo, in cui alla donna prevaricatrice, vinta dal diavolo (Eva), viene opposta la donna restauratrice, trionfatrice del diavolo, Maria col suo seme. Dovette anche sbocciare, questa idea, dal noto parallelismo paolino tra il vecchio Adamo, in cui tutti trovano la morte, e il nuovo Adamo (Cristo), in cui tutti trovarono la Vita (Rom. 5, 17-19).

Ma Adamo non fu solo nell’opera della nostra rovina; egli ebbe a cooperatrice Eva. Completando, quindi, spontaneamente il parallelismo dell’Apostolo, i primi Padri scrissero: «Come tutti muoiono alla grazia in Adamo ed in Eva, così tutti risorgono alla medesima per mezzo di Cristo e di Maria». E ripeterono questo insegnamento su tutti i toni.

Il primo, tra i Padri, a mettere in rilievo l’antitesi fra Eva e Maria è san Giustino (103-165). Ecco le sue parole: «Essendo vergine ed incorrotta, Eva, nell’accettare la parola del serpente, generò la disubbidienza e la morte. Mentre Maria, la Vergine, prestando fede e gioia all’Angelo Gabriele, che le annunziava dover scendere sopra di essa lo Spirito del Signore e doverla adombrare la forza dell’Altissimo, e che quindi il generato da essa sarebbe stato santo, il Figlio di Dio, rispose: «Sia fatto in me secondo la tua parola». E per essa fu generato costui, intorno al quale abbiamo dimostrato essere state dette tali Scritture, per cui Dio scioglie il serpente e gli angeli e gli uomini che gli assomigliano, e opera la liberazione dalla morte in favore di coloro che si distinguono dai cattivi e credono in lui» (Dial. c. Tryph., 100, PG 6, 709-712).

Gli elementi del parallelismo antitetico sono evidenti:

  1. Eva vergine – Maria vergine;
  2. Eva crede e ubbidisce al serpente – Maria crede e ubbidisce all’angelo Gabriele;
  3. Eva, in forza della sua incredulità e disubbidienza, diventa madre del peccato e della morte di tutti – Maria, in forza della sua fede e ubbidienza, diventa madre di Colui che distrugge l’opera del serpente e libera i credenti dalla morte.

Questo schematico parallelismo acquista nuovo sviluppo, nuova luce e nuova vita sotto la penna di sant’Ireneo, vescovo di Lione, rappresentante di tre Chiese: l’Orientale, dalla quale provenne; la Romana, nella quale dimorò; e la Francese, di cui fu l’apostolo.

È ben nota la sua dottrina sulla «ricapitolazione», secondo la quale tutta l’economia, ossia tutto il piano della Redenzione, doveva procedere in ordine inverso al piano della prevaricazione. Il piano della rovina, ordito da Satana, veniva così rovesciato dal piano ordito da Dio. La matassa intrigata da Satana – per usare la metafora di sant’Ireneo – doveva essere districata, nodo per nodo, da Dio, di modo che via via «si ritornasse indietro» (recirculatio), fino alla restaurazione dell’antico piano.

Orbene, come nel piano della rovina, ordito dal diavolo, Eva venne associata ad Adamo, così nel piano di restaurazione stabilito da Dio, Maria, nuova Eva, doveva essere associata a Cristo Redentore, nuovo Adamo.

È quanto esprime sant’Ireneo: «Stridente è il contrasto tra Maria ed Eva: Maria si riscontra ubbidiente quando dice: “Ecco la tua serva, o Signore, si faccia di me secondo la tua parola”. Eva, al contrario, fu disubbidiente mentre era ancor vergine. Eva, sposata con Adamo, ma ancor vergine… con la sua disubbidienza divenne causa di morte per sé e per tutto quanto il genere umano; parimenti Maria, rimanendo vergine, quantunque unita in matrimonio con uno sposo per lei predestinato, con l’ubbidienza divenne causa di salvezza per sé e per tutta l’umana schiatta… Ciò che Eva, con l’incredulità, aveva legato (alla morte), fu disciolto da Maria con la fede» (Contra haer., l. III, 22, Harvey II, 123-124).

Ed altrove: «Eva fu sedotta per la voce di un angelo fino al punto di fuggire Iddio e di trasgredire il suo comandamento. Maria, invece, accolse piena di ubbidienza la voce dell’Angelo, il quale le annunziava che ella avrebbe portato Dio in sé stessa. La prima si era mostrata disubbidiente a Dio; l’altra, al contrario, docile alla divina sapienza, ubbidì a lui così perfettamente che la vergine Maria poté divenire l’avvocata della vergine Eva. In quella guisa, pertanto, che il genere umano era stato consacrato alla morte per una vergine, così ancora per una vergine è stato salvato, compensando l’ubbidienza di una vergine la disubbidienza di un’altra vergine» (Ibid., l. V, 19, 375-376).

E nella Dimostrazione evangelica, in modo eloquentemente sintetico, scrive: «Come per una vergine disubbidiente l’uomo è stato colpito, è precipitato ed è morto, così anche per una vergine che ubbidì alla parola di Dio, la Vita prese vita nell’uomo ripristinato» (ed. Weber, p. 59).

Il parallelismo antitetico tra Eva e Maria, inquadrato nella tesi della «ricapitolazione», è perfetto in tutti i suoi più minuti particolari.

Se si riflette un istante che sant’Ireneo fu discepolo di san Policarpo e che san Policarpo fu discepolo di san Giovanni Evangelista, il figlio di Maria per antonomasia, potrà forse sembrare difficile o improbabile l’idea di vedere nell’insegnamento di sant’Ireneo l’eco ripetuta dell’insegnamento di san Giovanni?… A noi sembra cosa naturalissima. San Policarpo fu l’eco di san Giovanni, e sant’Ireneo fu l’eco di san Policarpo.

Affine all’idea della ricapitolazione è l’idea di Tertulliano (160-220), testimonio della Chiesa africana, sulla operazione rivale usata da Dio nello stabilire il piano della nostra redenzione.

«Dio – scrive Tertulliano – riguardò la sua immagine e la sua somiglianza (della quale il demonio si era impossessato) con un disegno e con una operazione rivale (aemula operatione). Di fatto, in Eva, ancor vergine, si era insinuata la parola che originò la morte. Ebbene, doveva similmente in una vergine discendere il Verbo di Dio, che veniva per essere l’autore della vita, affinché l’umanità, per quel mezzo medesimo per cui era stata perduta, fosse ricondotta alla salute. Eva credette al serpente; Maria credette a Gabriele; la colpa commessa dall’una credendo fu cancellata dall’altra, parimente credendo» (De carne Christi, c. 17, PL 2, 782).

Dopo san Giustino, sant’Ireneo e Tertulliano, i Padri e gli Scrittori ecclesiastici i quali vedono in Maria SS. la nuova Eva, riparatrice della vecchia Eva, non si contano più.

Dalle testimonianze fin qui addotte apparisce più che evidente che la Vergine SS., nel piano divino della Redenzione, è ciò che fu Eva nel piano diabolico della prevaricazione. Maria – secondo l’unanime insegnamento dei Padri – è la seconda Eva, totalmente opposta alla prima.

Le conseguenze logiche di una tale premessa, che è innegabile, sono della più ampia portata. Ecco le tre principali, ammesse da tutti:

1. Come la prima Eva ha avuto una parte attiva nell’opera stessa della nostra rovina, così la nuova Eva, Maria, ha avuto una parte attiva nell’opera stessa della nostra redenzione: compagna nella prevaricazione la prima, compagna nella restaurazione la seconda.

2. Come la parte attiva di Eva alla nostra rovina fu secondaria e subordinata all’attività di Adamo, di modo che senza l’opera di Adamo sarebbe stata inutile l’opera di Eva, così la parte attiva avuta da Maria, nuova Eva, all’opera della nostra redenzione fu secondaria e subordinata all’opera di Cristo, di modo che senza l’opera di Cristo sarebbe stata inutile l’opera di Maria.

3. Come l’opera attiva di Eva non fu soltanto fisica e materiale, ma morale e formale, poiché acconsentì liberamente al progetto di rovina del serpente, conoscendo e volendo la nostra rovina, così l’opera attiva di Maria alla nostra redenzione non fu soltanto fisica e materiale, ma morale e formale, poiché acconsentì liberamente al progetto di restaurazione dell’Angelo, conoscendo e volendo la nostra salvezza.

Queste tre conclusioni sono incontestabili ed anche – così ci sembra – incontestate dagli stessi avversari della Corredentrice. Il dissenso si delinea allorché ci si domanda: la parte attiva di Maria, secondaria e subordinata a quella di Cristo, quantunque morale e formale, può dirsi anche cooperazione immediata all’opera della nostra salvezza?…

Gli avversari della nostra tesi rispondono negativamente. E la ragione che essi portano è sempre la stessa: dal contesto apparisce evidente che tutto il concorso di Maria SS. all’opera della redenzione si limita al fatto di averci dato il Redentore, il quale poi, da solo, senza nessuna dipendenza dal concorso antecedente o concomitante di Maria, ci ha redento.

«Per il fatto stesso che Maria – scrive il P. Lennerz – è diventata liberamente madre del Redentore, ci ha dato la vita, è diventata veramente la madre dei viventi. E i Padri, nel paragonare Eva con Maria, non sono andati oltre; chi crede dunque di poter fare da un tale paragone altre deduzioni, deve sapere che queste non possono chiamarsi dottrina dei Padri» (De Beata Virgine, ed. 2, Romae, 1935, p. 164).

Molti altri (tra i quali gli esimi professori Lebon, Bover, Bittremieux, ecc.) rispondono affermativamente. E a noi sembra che abbiano tutte le ragioni.

Ed infatti, il celebre parallelismo tra Adamo-Eva e Cristo-Maria dice espressamente ben più di quanto gli fanno dire i nostri cortesi avversari; dice cioè un’azione diretta e immediata alla nostra rovina nei primi (ossia in Adamo-Eva) e un’azione diretta e immediata alla nostra redenzione nei secondi (ossia in Cristo-Maria).

Come Adamo ed Eva – secondo il noto parallelismo – formano un solo gruppo (il gruppo dei vinti), una sola persona morale, un solo principio totale della nostra rovina, di modo che essa procede immediatamente, di fatto (quantunque in modo diverso), da tutti e due, così Cristo e Maria formano un solo gruppo (il gruppo dei vincitori), una sola persona morale, un solo principio totale della nostra salvezza, di modo che essa procede immediatamente, di fatto (quantunque in modo diverso), da tutti e due.

Come Adamo ed Eva, di fatto (e non già soltanto Adamo), ci hanno direttamente e immediatamente rovinati, così Cristo e Maria – secondo il senso ovvio dei testi patristici – ci hanno direttamente ed immediatamente salvati.

Per dissipare le nubi che potrebbero un po’ offuscare questa nostra conclusione, si richiami alla mente quanto abbiamo scritto intorno al libero consenso dato dalla Vergine SS. alla nostra redenzione (dal quale Iddio volle che dipendesse), e alle condizioni richieste perché un’azione morale (e il consenso è azione morale) possa dirsi che influisca direttamente e immediatamente in un effetto.

L’azione morale, infatti (a differenza dell’azione fisica), si porta direttamente e immediatamente sopra gli effetti preveduti ed intesi, anche se questi effetti sono tra loro cronologicamente distanti. Nessuna meraviglia, quindi, se vediamo che i Padri attribuiscono immediatamente alla Vergine SS. la Redenzione nostra e i suoi molteplici e mirabili effetti.

Che i Padri e gli scrittori dell’età patristica abbiano attribuito immediatamente alla Vergine SS. la Redenzione con tutti i suoi molteplici e mirabili effetti apparisce evidente a chi ha la pazienza di dare uno sguardo, sia pure fugace, ai loro preziosi scritti. Non sarà discaro passarli brevemente in rassegna, «scegliendo fior da fiore» e componendone un bel mazzo legato dal nastro dell’amore. Tanto più che nessun’altra parola, come quella dei Padri, è più atta a gettare fasci di luce nelle menti e ondate di mariana fragranza nei cuori.

Secondo sant’Efrem Siro (306-373), Maria fu il rovescio di Eva. «Due vergini ebbe l’umanità: una, cagion della vita; l’altra, cagion della morte: da Eva spuntò la morte, ma la vita da Maria» (V. Ricciotti, Inni alla Vergine, p. 15).

«Eva ed il serpente scavarono la fossa e vi fecero cadere Adamo; ma si oppose Maria insieme col Re (suo Figlio), ed estrassero il caduto, facendolo risalire dal baratro, per mezzo di un ascoso mistero, che, quando fu rivelato, diede vita ad Adamo» (Ivi, p. 13).

«Per mezzo tuo – esclama il santo Dottore – è stata sciolta e tolta la maledizione di Eva; per mezzo di te è stato pagato il debito comune» (ed. Lamy, t. II, Mechliniae, 1866, p. 550).

«Tu, o pura, schiacciasti il capo del pessimo dragone e lo sprofondasti, legato, nell’abisso» (Op. omn., ed. Assemani, t. III, Romae, 1746, p. 547).

Chiama inoltre la Vergine SS. «redenzione dei miei peccati» (Ibid., p. 530), «prezzo della redenzione degli schiavi» (Ibid., p. 546), «remissione dei delitti» (Ibid., p. 530), «redenzione degli schiavi… e salvezza di tutti» (Ibid., p. 575).

San Giovanni Crisostomo (354-407) asserisce chiaramente che «una vergine (Eva) ci ha cacciati dal paradiso, e per mezzo di una vergine (Maria) troviamo la vita eterna» (Expos. in Ps. 44, PG 55, 193).

San Cirillo d’Alessandria († 444) così saluta Maria: «Salve, o Maria, Madre di Dio, per mezzo della quale si salva ogni anima fedele» (PG 77, 1034).

San Proclo di Costantinopoli († 446) asserisce che Iddio, con la sua nascita da Maria, «costituì porta della salvezza colei che era stata porta del peccato» (Homil. in Deip., PG 65, 682).

«L’obbedienza della figlia (Maria) ha rivendicato la disobbedienza della madre» (Or. in natalem diem Domini, PG 65, 711-712).

Asserisce inoltre che essa sola «ha portato un rimedio alla tristezza di Eva; sola ha asciugato le lagrime di chi piange; sola ha portato il prezzo della redenzione del mondo» (PG 65, 719).

Severiano di Gabala (all’inizio del sec. V) asserisce che la Madre del Signore ha giustificato la sua stirpe ed ha bandito il dolore (PG 56, 498).

Sant’Ambrogio († 397) ci dice che «la salvezza ci è venuta per mezzo della Vergine» (PL 16, 173), che «Maria ha liberato Eva» (Ibid., 1463, 1465), che «la carne, scacciata dal paradiso da un uomo e da una donna, è stata congiunta a Dio per mezzo della Vergine» (Ibid., 1249, 1250). Maria SS. ha concepito «la redenzione di tutti».

San Zeno di Verona († c. 372) insegna che Dio «reintegrò Eva in Maria» (PL 11, 277).

Cirilona Siro (sec. IV-V) ci dice, in modo assai originale, che: «Quando apparve la santa Maria, essa restituì il primitivo splendore di quella (Eva)… Il serpente senza piedi paralizzò il passo di Eva. Ma ecco che Maria servì di piede alla sua madre (Eva). La più giovane portò quella più anziana, affinché questa aspirasse la vita nella sua primitiva dimora. Eva invecchiò e si paralizzò allorché Maria la generò e divenne di nuovo giovane; poiché la nascita della sua figlia fu quella che riparò la colpa della sua nonna. Eva aveva nascosto nella nostra massa il lievito della morte e del dolore; ma ecco che apparve Maria e la cacciò via, affinché non si corrompesse tutta la creazione. Dio nascose le sue onde nella Vergine; la vita scaturì dalla gloriosa Vergine; le sue correnti salirono sopra la montagna ed elevarono gli abissi e le valli di essa» (ed. G. Bickell, Zeitschrift der Deutschen Morgenländischen Gesellschaft, 27, 1873, pp. 591-592).

Basilio di Seleucia († dopo il 458) esclama: «O santo seno, ricettacolo di Dio, in cui è stato lacerato il chirografo del peccato!» (In SS. Deiparae Annuntiat., PG 85, 438).

Afferma che la Vergine SS. «è stata costituita mediatrice tra Dio e gli uomini perché fossero unite le cose celesti con le cose terrene» (Ibid., 443).

Esichio di Gerusalemme († c. 451) ci dice che la seconda Eva «ha fatto risplendere le luci della letizia» (PG 93, 1454), e che nella purificazione, di cui non aveva bisogno, «fece l’oblazione non per sé ma per tutto il genere umano» (Ibid., 1470).

Antipatro di Bostra († dopo il 451) rivolge alla Vergine SS. queste parole: «Hai trovato la grazia perduta da quella che per prima venne creata. Essa, essendo sola, rimase ingannata; tu invece, rimanendo sola, ottenesti la soluzione dell’inganno» (PG 85, 1773). Maria SS. è «la vergine… che ha riparato la caduta della vergine (Eva)…» (Ibid.).

Crisippo di Gerusalemme († 479) mette sul labbro del demonio le seguenti espressive parole: «Una donna mi prestò il suo concorso per sottomettere il genere umano alla mia tirannide; un’altra donna ha fatto crollare il mio impero. L’Eva antica mi ha innalzato; l’Eva novella mi ha precipitato nella rovina» (cfr. Bibliotheca Veterum Patrum, t. II, p. 420).

Aurelio Prudenzio († dopo il 405) canta: «La vipera è schiacciata sotto i piedi di una donna… La Vergine doma tutti i veleni…» (cfr. Bourassé, Summa aurea, t. V, col. 780).

Mosé di Corene († all’inizio del sec. V) così saluta la Vergine: «O fiore mirabilissimo, … tu hai tolto la maledizione. … Per mezzo di te è stata cancellata la sentenza di condanna, e per mezzo di te la madre caduta si è di nuovo rialzata» (Laudes et hymni ad SS. Mariae Virginis honorem…, ed. Venetiis, 1877, p. 54).

Perciò la Vergine SS. è veramente «Salvatrice del genere umano» (Ibid., p. 56), «Espiatrice del peccato» (Ibid., p. 58). E si noti bene che questi inni venivano recitati pubblicamente nelle Chiese sia dalla gerarchia che dai fedeli.

San Girolamo († 420) asserisce che «per mezzo di una donna tutto il mondo è stato salvato… Eva ci scacciò dal paradiso. Maria ci ricondusse al cielo» (Tract. de Ps. XCVI, ed. Morin, Analecta Maredsolana, Maredsous, 1903, vol. II, p. 92).

Teodoto di Ancira († 446) insegna: «In luogo di Eva, che era stata ministra di morte, viene eletta come ministra di vita una vergine gratissima a Dio e ripiena della sua grazia… Per mezzo tuo – esclama – hanno avuto fine le tristezze di Eva; per mezzo tuo son finiti i mali; per mezzo tuo si è allontanato l’errore; per mezzo tuo è stata abolita la maledizione; per mezzo tuo Eva è stata redenta» (PG 77, 1428).

Sant’Agostino (354-430) insegna: «Si aggiunge a ciò un grande mistero: come per mezzo di una donna si era avuta la morte, così per mezzo di una donna nacque la vita; da ambedue i sessi, maschile e femminile, il diavolo fu vinto» (De agone christiano, 22, 24, PL 40, 303).

E altrove: «Per ingannare l’uomo, venne propinato il veleno da una donna; per salvare l’uomo vien propinata la salvezza da una donna» (Serm. 21, c. 2, PL 38, 305).

San Pietro Crisologo († c. 450) asserisce che «l’angelo rimane ammirato pel fatto che tutti gli uomini han meritato la vita per mezzo di una vergine, poiché essa è Aiutante, Redentrice…» (Serm. 142, Bourassé, Summa aurea, t. VII, col. 1276).

San Romano il Melode († c. 550), al quale appartiene, con ogni probabilità, il celebre Inno Acatisto, così saluta Maria: «Salve, o risollevatrice del caduto Adamo; salve, o redenzione delle lacrime d’Eva… propiziazione di tutto il mondo… riapertura delle porte del paradiso… … spogliatrice dell’Inferno… risollevatrice degli uomini… letizia di tutte le generazioni… soluzione della prevaricazione…» (PG 92, 1905 ss.).

Si noti che l’Inno Acatisto è il più comune della liturgia greca, una specie del nostro Te Deum.

Sant’Anastasio I, patriarca d’Antiochia († 599), insegna: «Come la morte è stata causata dalla donna, così fu necessario che la salvezza ci fosse data per mezzo di una donna. Per mezzo di quella (Eva), ingannata dal piacere, tutti siamo morti; per mezzo di questa (Maria) siamo stati tutti vivificati, e abbiamo ricevuto non solo ciò che avevamo perduto, ma cose molto più grandi e preziose, che eccedono lo stesso umano intelletto…» (In Annuntiat. Deip., PG 89, 1126).

Venanzio Fortunato (c. 530-c. 601) saluta nella Vergine SS. colei «per mezzo della quale tutti i confini della terra hanno meritato la salvezza» (PL 88, 284). Essa è «la nuova Eva, riparatrice dei danni causati dalla prima» (Ibid., 279).

San Modesto di Gerusalemme († 634) enfaticamente esclama: «O beatissima dormizione della Madre di Dio, per mezzo della quale abbiamo ricevuto la remissione dei peccati, e siamo stati liberati dalla tirannia del demonio!… per mezzo della quale siamo stati misticamente ricreati e resi templi dello Spirito Santo» (PG 86, 3294).

S. Sofronio di Gerusalemme († 638) saluta la Vergine SS. con questi accenti: «Salve, o causa della nostra letizia; salve, o nostra redenzione dalla maledizione…; noi inneggiamo a te, per mezzo della quale siamo stati mondati dalle brutture del peccato» (Triodion, n. 120, PG 87, 3918). «Tu fosti l’abrogazione della severa condanna… causa della riconciliazione del genere umano con Dio, ponte di unione col Creatore…» (Ibid.).

Sant’Andrea di Creta († 740) fa eco esclamando: «In te siamo stati redenti dalla perdizione» (Triodion, PG 97, 1322). «Tutti noi abbiamo conseguito la salvezza per mezzo di essa» (PG 48, 1037).

San Giovanni Damasceno († 749) vede in Maria SS. «colei che ha riparato la caduta della prima madre, Eva» (Homil. in Annuntiat., PG 96, 655), «colei per mezzo della quale noi siamo stati liberati dalla maledizione» (Ibid., 658), e «per mezzo della quale tutto il genere umano è stato reintegrato» (Homil. in Nativ., Ibid., 662).

La redenzione stessa – com’è evidente – e tutti gli effetti della medesima (vale a dire la riconciliazione con Dio, il merito della grazia, la soddisfazione per la colpa, la liberazione dalla tirannia del demonio, ecc.) vengono dai Padri attribuiti immediatamente anche alla Vergine SS.

In modo equivalente, quindi, i Padri ci dicono che la Vergine SS. ha cooperato immediatamente, con Cristo, alla redenzione del genere umano.

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