De Maria numquam satis

De Maria numquam satis

Riportiamo una parte dell’Introduzione del libro di José María Bover Oliver (1877-1954), Maria Mediatrice, pubblicato dalla Edizioni Fiducia nel 2025.

Che cos’è la mediazione universale della Vergine Santa?

A questa domanda, tanto semplice a prima vista, non è così facile rispondere.

Quando sentiamo parlare della mediazione universale, tutti, in fondo al cuore, comprendiamo senza dubbio che cosa sia: sappiamo molto bene che si tratta dell’intervento della Santissima Vergine nell’economia della grazia.

Ma, quando vogliamo esternare questo nostro sentimento e dargli una forma, ci sentiamo oltremodo imbarazzati, come se avessimo la strada tagliata: non sappiamo trovare un’espressione comprensiva, esatta e precisa che, abbracciando i molteplici aspetti e i svariati elementi della mediazione universale, li sintetizzi armonicamente. Proprio il contrario di quanto avviene, per esempio, a riguardo dei concetti di maternità divina, perpetua verginità, immacolata concezione, assunzione corporea al cielo: concetti che, per quanto possa esser poca la nostra cultura teologica, sappiamo precisare con esattezza.

Come necessario fondamento di ciò che dovremo dire, conviene quindi definire con la maggiore esattezza e chiarezza possibile il concetto di mediazione universale.

La mediazione universale si può considerare sotto due punti di vista, per una parte differenti e per l’altra in relazione fra loro: quello morale o giuridico, e quello metafisico, ontologico o trascendentale.

Sotto il punto di vista morale o giuridico – indubbiamente il più importante e di maggior rilievo – la mediazione universale è l’intervento della Vergine fra Dio e gli uomini, in ordine alla distribuzione delle grazie.

In generale, si dà il nome di mediatore a colui che interviene fra due parti per concludere un contratto, fare o ristabilire la pace, ottenere all’altra parte il perdono della parte offesa, impetrare un favore o beneficio.

Secondo questo concetto, la Vergine è intervenuta ed interviene incessantemente fra Dio e gli uomini al fine di stabilire la Nuova Alleanza, di ristabilire la pace tra cielo e terra, di ottenere il perdono a favore degli uomini, di impetrare i benefici della divina grazia.

In tal senso è intervenuta nel momento solenne dell’incarnazione del Figlio di Dio, dando il proprio libero consenso ad essere Madre del Redentore; è intervenuta sul Calvario, consentendo generosamente che la Vittima divina fosse sacrificata per la salvezza del mondo e unendo il sacrificio del proprio cuore materno al sacrificio del Sommo Sacerdote della Nuova Alleanza; interviene ora nel cielo, perorando incessantemente e perpetuamente, con la propria intercessione materna, dinanzi al trono della divina clemenza, a favore di tutti gli uomini, in ordine alla distribuzione di tutte le grazie.

Sotto un punto di vista più ampio, trascendentale e, per così dire, metafisico, la mediazione universale della Vergine è una causa intermedia e strumentale tra l’azione suprema di Dio e l’effetto di questa medesima azione divina, che è la produzione o concessione della grazia.

Dio, nell’ordine soprannaturale, è, in effetti, ciò che, nell’ordine naturale, è la causa prima o principale.

Indubbiamente, nella realizzazione dei suoi piani misericordiosi, ordinati all’elevazione e alla riparazione degli uomini, Egli avrebbe potuto operare da solo, senza alcun intervento estraneo, come da solo, senza l’intervento di alcuna creatura, ha creato l’universo. Viceversa, nella sua infinita bontà, non ha voluto così: ha piuttosto liberamente e generosamente disposto e ammesso la cooperazione delle sue creature, quali agenti intermedi o strumentali della sua azione sovrana.

Fra tutte le creature, poi, la Santissima Vergine occupa non solo il primo posto, ma un posto privilegiato e unico. Tale cooperazione strumentale della Vergine nell’esecuzione dei divini consigli, tale azione subordinata e come intermedia tra Dio e la grazia in tutta la sua universalità, è ciò che, sotto il punto di vista metafisico, denominiamo, con tutta proprietà, sua mediazione universale.

Ora, prima di andare oltre, per evitare malintesi e prevenire certe difficoltà che potrebbero presentarsi – e che, a volte, si presentano ad alcuni spiriti – è indispensabile fare un raffronto tra la mediazione universale della Santissima Vergine e quella di Gesù Cristo.

San Paolo, scrivendo al suo discepolo Timoteo, afferma: “Poiché uno è Dio, uno è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, Cristo Gesù” (I Tm. II, 5).

Secondo queste parole, superficialmente considerate, sembra che San Paolo escluda qualsiasi altro mediatore tra Dio e gli uomini, all’infuori di Gesù Cristo. Pare che dica questo San Paolo, mentre in realtà non lo dice.

Se si parlasse a dei protestanti, si potrebbe facilmente dimostrare che le parole paoline non dicono ciò che sembra a prima vista; parliamo, invece, a dei cattolici, i quali sanno molto bene come sia dogma di fede, definito dal Concilio di Trento, che i Santi del cielo sono veri mediatori tra gli uomini e Dio, e che questa mediazione dei Santi non toglie nulla alla mediazione della quale, a stretto rigore, unico Mediatore tra Dio e gli uomini è sempre Gesù Cristo (Sess. 25, Denz. 984).

È pertanto dogma di fede – che nessun cattolico può porre in dubbio – che la Santissima Vergine è Mediatrice tra Dio e gli uomini, allo stesso modo degli altri Santi, e più ancora di tutti i Santi. Ciò che, invece, non è dogma di fede, ma che bramiamo lo diventi al più presto, è che questa mediazione della Vergine è universale, nel pieno senso della parola.

Orbene, se le parole di S. Paolo dinanzi citate provassero qualche cosa, non proverebbero che la mediazione della Vergine non è universale, bensì ed assolutamente, che né la Vergine, né alcun altro, all’infuori di Gesù Cristo, è vero mediatore tra gli uomini e Dio.

E questo, come abbiamo precisato, nessun cattolico può ammetterlo.

Che cosa significano, allora, le parole dell’Apostolo?

Fermiamoci un momento a considerarlo: questa riflessione ci farà comprendere che cosa sia, nel dogma cattolico, la mediazione universale della Madre di Dio.

Iddio era offeso ed in collera con tutta la stirpe umana, a causa del peccato di Adamo. Quest’offesa a Dio nessuna creatura puramente tale poteva ripararla, e questa collera divina nessuna pura creatura poteva placarla.

Perciò, se Dio voleva – come di fatto ha voluto – procedere per via di giustizia, era necessario un Uomo-Dio. Questo Dio-Uomo è Gesù Cristo, nostro Salvatore e Redentore: l’unico che, in via di strettissima giustizia, poteva riparare l’offesa arrecata a Dio e placare la sua giusta indignazione; l’unico, pertanto, che con diritto proprio, con propri mezzi, con nome e rappresentanza propria, poteva interporsi ed intervenire tra Dio e gli uomini; l’unico che, in nome proprio, poteva essere vero ed efficace Mediatore degli uomini verso Dio.

Questo vuol dire San Paolo, quando chiama Gesù Cristo unico Mediatore tra Dio e gli uomini.

Ma a questa mediazione principale di Gesù Cristo, assolutamente necessaria e sufficiente, Dio, per sua libera volontà, ha voluto associare la mediazione secondaria e subalterna, non necessaria né di per sé sufficiente, di alcune pure creature, tra le quali occupa il primo posto la mediazione della Santissima Vergine. Gesù Cristo, insomma, è Mediatore in nome proprio e con i propri meriti, mentre la Vergine e gli altri Santi sono mediatori in nome di Gesù Cristo e per i meriti di Gesù Cristo.

D’altra parte, se la mediazione della Vergine si differenzia sostanzialmente da quella di Gesù Cristo, si differenzia altresì radicalmente dalla mediazione degli altri Santi.

Le differenze che si potrebbero rilevare tra la mediazione della Vergine e quella degli altri Santi sono numerose, ma la principale fra tutte – o almeno la più patente e sensibile – quella che virtualmente le contiene tutte, è l’universalità della sua mediazione.

La ragione fondamentale di questa differenza sta nel modo con cui la Vergine fu associata alla persona e all’opera del grande Mediatore tra Dio e gli uomini.

Tutti i Santi, senza dubbio, furono associati in qualche modo a Gesù Cristo, ma la Vergine Maria occupa, in questa associazione, un luogo eminente e privilegiato e, in tutto rigore, singolare e unico.

Fin dalla prima profezia della Genesi, a fianco del Redentore e Riparatore, appare la Donna, intimamente e indissolubilmente associata alla sua persona e alla sua opera in tutta la sua integrità.

La mediazione della Madre, in virtù di questa associazione, risulta come compenetrata in quella del Figlio, fino al punto di essere non due mediazioni distinte, ma piuttosto la medesima e unica mediazione, esercitata principalmente dal Figlio e secondariamente dalla Madre: dal Figlio per natura e per diritto proprio, dalla Madre per grazia e privilegio.

Nonostante questa differenza, indubbiamente radicale e sostanziale, la mediazione della Madre ha la medesima estensione di quella del Figlio: la mediazione della Madre è universale come quella del Figlio.

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