De Maistre e gli errori rivoluzionari

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Nato a Chambery nel 1753 e scomparso a Torino nel 1821, Joseph de Maistre, nobile savoiardo e suddito del re di Sardegna, viene considerato uno dei maggiori rappresentanti del pensiero controrivoluzionario di ispirazione cattolica. Al centro dei suoi interessi e delle sue dottrine sta la condanna senza appello della rivoluzione francese, da lui considerata «uno dei più grandi crimini che si possano commettere, poiché non ve n’è un altro che abbia più terribili conseguenze».

Nei fatti dell’Ottantanove egli vede non solo lo sbocco naturale di tutti i più gravi errori del passato, tra i quali spicca la riforma protestante, ma anche la causa di tutti quelli successivi, che possono essere sintetizzati nel rifiuto della fede cattolica e nell’ostilità verso il Papa, nonché nell’avversione nei riguardi del potere dei sovrani legittimi. Tutti gli scritti di de Maistre sono caratterizzati da queste forti convinzioni, basate su di un giudizio radicalmente negativo della modernità e finalizzate a reagire allo sfacelo da essa causato, anche, se non soprattutto, in ambito politico, dimostrando, come afferma Luois Le Guillou, «che il cristianesimo corrisponde a un bisogno vitale dell’umanità e che è impossibile fondare qualunque cosa senza di esso». Tali tratti del pensiero demaistriano si ritrovano anche nel Saggio sul principio generatore delle costituzioni politiche e delle altre istituzioni umane (Edizioni Fiducia, pagine 80, euro 15,00), composto nel 1809 e pubblicato cinque anni più tardi a Parigi e a San Pietroburgo, la città in cui in qualità di ambasciatore, de Maistre svolse importanti compiti diplomatici per conto del re di Sardegna e dove si legò di grande amicizia con i gesuiti, che impressero un’orma molto significativa nella sua formazione spirituale e culturale. Nelle prime righe del Saggio l’autore esprime la tesi centrale dell’opera: «Uno dei grandi errori di un secolo che li professò tutti, fu il credere che una costituzione politica potesse essere scritta e creata a priori, mentre ragione ed esperienza si uniscono per dimostrare che una costituzione è un’opera divina e che proprio ciò che vi è di più fondamentale e di più essenzialmente costituzionale nelle leggi di una nazione non potrebbe mai essere scritto».Secondo de Maistre le costituzioni non possono essere fabbricate a tavolino e non devono essere frutto di artificiose costruzioni intellettuali: purtroppo, invece, come annota Roberto de Mattei nell’Introduzione al volume, «gli ideologi rivoluzionari, disprezzando la lezione della storia e dell’esperienza, avevano preteso elaborare un modello puramente astratto delle strutture sociali e politiche». Anticipando alcune analisi e riflessioni che verranno approfondite successivamente, il pensatore savoiardo critica aspramente le ideologie, nelle quali ravvisa la pericolosa volontà di imporre, spesso in modo coercitivo, modelli politici precostituiti e incapaci di cogliere le più autentiche esigenze degli uomini, come è accaduto nel caso del razionalismo illuministico. Dinanzi a questa situazione, de Maistre non si limita alla condanna, ma ripropone con forza la verità cristiana, imprimendo al Saggio una curvatura decisamente apologetica, «nella misura in cui – scrive ancora de Mattei – l’intenzione polemica non si esaurisce in una reazione fine a se stessa, ma arriva a riscoprire, nella storia e grazie alla storia, la manifestazione di principi evidenti e incontrovertibili che devono concludere nella riaffermazione della verità del cattolicesimo e della fecondità dell’azione della Chiesa».

(Maurizio Schoepflin, in “Avvenire”, 30 gennaio 2022)

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