Sarà il ballottaggio del 21 giugno a decidere chi sarà il nuovo presidente della Colombia. Il confronto sarà tra il candidato di destra, l’avvocato 47enne Abelardo de la Espriella, del movimento Defensores de la Patria, e il senatore Iván Cepeda, già esponente del Partito Comunista Colombiano (1975-1987), candidato del Pacto Histórico, una coalizione progressista il cui leader è l’attuale presidente della Repubblica Gustavo Petro, in carica dal 2022 e primo presidente di sinistra degli ultimi settant’anni.
De la Espriella, politico definito “trumpiano” a motivo della stima e del supporto incassati a più riprese dal Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, è il favorito grazie ai quasi 3 punti percentuali di vantaggio ottenuti al primo turno del 31 maggio (=43,7%, pari a 10,3 milioni di preferenze, contro 40,9%, pari a 9,8 milioni di voti, conquistati da Cepeda).
Al ballottaggio, inoltre, il giovane avvocato potrà contare anche sull’appoggio della candidata “uribista” Paloma Valencia, sponsorizzata dall’ex presidente – in carica dal 2002 al 2010 – Álvaro Uribe Vélez, che al primo turno ha ottenuto il 6,9%. Sulla carta, quindi, il risultato sembrerebbe scontato, sebbene al secondo turno nessun voto è sicuro ed entrambi i candidati stanno puntando soprattutto a quella grande fetta di elettorato, il 42%, che ha disertato le urne.
Le Corti di Giustizia, come accade spesso in casi di probabili prospettive di sconfitte elettorali delle sinistre, sono state chiamate in causa per aiutare a scongiurare l’affermazione di leader e movimenti “anti-establishment”. Tanto il presidente uscente Petro quanto il candidato progressista Cepeda, infatti, hanno contestato i dati elettorali del primo turno parlando di irregolarità nel conteggio di dieci milioni di voti e rivendicando riconteggi e interventi giudiziari.
«Non permetteremo che il golpista Petro e la sua marionetta Cepeda possano rubarci la democrazia – ha dichiarato in proposito de la Espriella, parlando ai suoi fan a Barranquilla, la quarta città della Colombia per popolazione, dietro un vetro antiproiettile -. Il popolo ha parlato, ha premiato noi, i difensori della patria. Andremo a vincere nel secondo turno. Sono pronto per la battaglia finale».
Il sorprendente risultato del candidato trumpiano ha generato un’ondata di congratulazioni da parte di leader e personalità della destra a livello internazionale.
Il presidente argentino Javier Milei ha inaugurato con un messaggio molto deciso le espressioni di sostegno pervenute a de la Espriella da diversi Capi di Stato latinoamericani, ai quali si sono aggiunti da ultimo quelle del primo cittadino del Paraguay Santiago Peña e dell’Honduras Nasry Asfura: «Questo risultato riflette l’anelito del popolo colombiano alla libertà e al progresso, e la volontà esplicita di dire “basta” al fallimentare modello socialista che ha causato tanti danni alla nostra regione, e alla Colombia in particolare, negli ultimi quattro anni».
Ma le reazioni positive non si sono limitate al continente americano. Diversi membri dello schieramento “sovranista” europeo si sono infatti uniti alle congratulazioni. Tra questi il presidente del partito spagnolo VOX Santiago Abascal, secondo il quale «i colombiani hanno trovato nella fermezza e nel coraggio del “tigre” [il soprannome di de la Espriella] un’opportunità storica per la loro nazione di riconquistare la libertà, la prosperità e la sovranità che le sono state sottratte». Secondo quanto riferito dal candidato conservatore anche la premier Giorgia Meloni avrebbe espresso il suo sostegno in occasione di una conversazione telefonica avuta con de la Espriella ai primi di giugno, i cui contenuti sono stati sintetizzati dai media nel comune intento, in caso di vittoria al secondo turno, di rafforzare il commercio fra Italia e Colombia, la sicurezza internazionale e la lotta contro la criminalità organizzata.
Nonostante il diretto interessato vi abbia messo il silenziatore in questi ultimi mesi di campagna elettorale, molto interessanti sono state in passato le posizioni antiabortiste e anti-gender di de La Espriella, definito sul sito ufficiale del suo movimento un politico pro-vita (cfr. Santiago Luque, Abelardo De La Espriella es provida, https://defensoresdelapatria.com/, 25 agosto 2025)
Durante un’intervista concessa al canale YouTube Desnúdate con Eva, condotto dalla giornalista Eva Rey, l’avvocato interrogato sulla sua posizione riguardo all’uccisione del bambino nel grembo materno ha dichiarato: «Sono pro-vita, ma la legge colombiana permette l’aborto».
Nonostante tutta la possibile ambiguità di quel “ma”, è un fatto che con questa sua dichiarazione de la Espriella ha ribadito una convinzione personale che ha sostenuto nel corso di tutta la sua carriera pubblica, ovvero che la difesa della vita umana innocente e la famiglia sono i pilastri e l’asse centrale di ogni società.
Ricordiamo che in Colombia, a seguito della sentenza C-355 del 2006, la Corte Costituzionale ha autorizzato l’interruzione volontaria di gravidanza in tre casi: ovvero quando la gravidanza è il risultato di uno stupro o di un incesto, quando mette a rischio la vita o la salute della madre e quando il feto presenta malformazioni incompatibili con la vita. Nel 2022, con la sentenza C-055, tale quadro normativo è stato però ampliato con la depenalizzazione generalizzata dell’aborto fino alla 24ª settimana di gestazione, ciò che ha reso la Colombia uno dei Paesi della regione con la normativa pro-choice più spinta.
Il leader di Defensores de la Patria ha dichiarato che la prima decisione liberalizzatrice dell’aborto da parte della Consulta, quella delle tre cause – stupro, grave malformazione del feto e rischio per la vita della madre – aveva per lo meno raggiunto un punto di equilibrio, che a livello personale non gli «quadrava del tutto», ma che almeno cercava di contenere il ricorso all’aborto.
Ciò che oggi lui e il suo movimento criticano aspramente è il cambiamento successivo, con il ritorno della Corte sull’argomento e la possibilità di “interrompere” la gravidanza in fase avanzata. Dopo questa involuzione la Colombia ha finito per proteggere di più la vita di un animale che quella di un bambino nel grembo materno, cosa che de la Espriella ha definito apertamente una «mostruosità» e un «abominio». Non si tratta solo di un disaccordo giuridico: si tratta di un Paese che, secondo lui, è diventato il più «abortista» dell’America Latina e che, così facendo, compromette la propria visione del futuro.
Pur riconoscendo che oggi questa è la decisione vigente della Corte costituzionale, l’avvocato ha chiarito che non la considera definitiva sul piano politico, preannunciando che se eletto questa giurisprudenza sarà oggetto di un dibattito successivo, profondo e senza eufemismi, perché la questione non si risolve «nascondendo le parole scomode né mascherando le conseguenze» (cfr. Aborto: cuando una sentencia se siente como una ruptura moral, https://defensoresdelapatria.com/,5 dicembre 2025).