Il prezzo da pagare alla cessione di sovranità nazionale

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(di Danilo QuintoMentre il Presidente del Consiglio rassicura tutti «i risultati dell’azione del Governo sono lenti, ma costanti» e lancia un appello a tutte le forze politiche di adesione all’Unione Europea (che non si sa più che cosa rappresenti, né economicamente né, tantomeno, politicamente), passano sotto silenzio i dati sulla povertà contenuti nell’ultimo rapporto dell’ISTAT.

La cessione di sovranità nazionale decisa lo scorso novembre a favore della BCE e dell’FMI, sta producendo il dilagare del numero dei poveri. Se ne contano 8 milioni. Di questi, quasi 3,5 milioni lo sono in termini assoluti. Nel Mezzogiorno, si registra un aumento dell’intensità della povertà relativa: dal 21,5% al 22,3%, nell’arco di un anno. Per Marco Lucchini, direttore della Fondazione Banco Alimentare Onlus, intervistato da “Sussidiario.netˮ, «basta un niente per vedere aumentare il numero dei poveri in pochissimo tempo» e mentre «fino a dieci anni fa si lottava per diminuire queste cifre, oggi si fa il possibile per evitare che aumentino».

Nel cosiddetto Decreto Sviluppo è previsto un fondo per distribuire derrate alimentari alle persone indigenti attraverso le organizzazioni caritatevoli. Il modello è il programma di aiuti agli indigenti finanziato dall’Unione europea, che prevede la distribuzione gratuita alle persone bisognose di derrate alimentari, affidata a un gruppo di enti accreditati presso l’Agea, l’agenzia per le erogazioni in agricoltura. Al fondo finanziato dalla Ue si affianca, dunque, quello istituito dal decreto legge: entro il 30 giugno di ogni anno, sarà adottato il programma annuale di distribuzione.

Si dice che così dovrebbe risolversi, almeno in parte, il problema delle eccedenze alimentari (nella filiera del cibo, si perdono ogni anno 5,5 milioni di tonnellate, per un valore di circa 13 miliardi di euro!). Una bufala, naturalmente, ma così viene propagandata. Non si vuole discutere il ruolo degli Enti caritatevoli e di volontariato. Senza di loro, probabilmente, l’Italia sarebbe crollata da un pezzo. Si vuole mettere in rilievo l’insipienza di questo Governo dei professori e dei tecnici, incapace d’intervenire con misure adeguate e strutturali per soccorrere seriamente le famiglie in difficoltà e che spaccia per sviluppo interventi di pura assistenza. Si capovolge la stessa nozione nobile di politica, quella che Paolo VI chiamava «la più alta forma di carità».


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Le chiavi di lettura che vengono proposte della crisi sono solo economiche e questa sola cosa basterebbe per far intendere la catastrofe che classi politiche e dirigenti imbelli hanno prodotto nel corso degli anni. La crisi, invece, è di carattere etico e può essere superata solo restituendo dignità e rispetto alla persona umana, intesa nella sua integrità e identità.

Le barricate nelle città spagnole dei giorni scorsi e le centinaia di migliaia di persone che hanno manifestato, costituiscono i prodromi di una rivolta sociale e la crisi spagnola ha connotati molto simili a quelli italiani, soprattutto per quanto riguarda la vessazione alla quale viene sottoposto il cosiddetto ceto medio e l’impoverimento sempre più cospicuo di una parte assai consistente della popolazione. Solo chi sembra vivere sulla luna, può non accorgersi di quanto sta avvenendo nel nostro paese e di quanto sia grave il gap culturale tra il nord e il sud, dove più evidenti e devastanti sono i segni di una crisi culturale, generatrice essa stessa di povertà.

In questo contesto, è facile prevedere che nell’arco di qualche mese l’Italia si troverà in una situazione peggiore di quella spagnola, checché ne dicano coloro che sono solo preoccupati dei dati dello spread e non della vita delle persone. Nessuna meraviglia che i cattolici presenti nel Governo non abbiano nulla da dire né soprattutto da fare. (Danilo Quinto)


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