Dallo «Spirito di Assisi» allo «Spirito di Abu Dhabi»

(Cristina Siccardi) Il 15 novembre scorso papa Francesco, per la sesta volta, ha incontrato il grande imam Ahmad Muhammad Al-Tayeb, sceicco ereditario della confraternita dei Sufi dell’Alto Egitto, nonché rettore dell’università di Al Azhar, principale centro culturale dell’Islam sunnita, che «si caratterizza per la sua proposta dell’esoterismo Sufi, come “ponte iniziatico” tra la massoneria di Oriente e di Occidente». L’udienza si è tenuta nel Palazzo Apostolico vaticano. Erano presenti anche lo sceicco Saif bin Zayed Al Nahyan, ministro degli Interni degli Emirati Arabi Uniti dal 2004 e vice primo ministro dal 2009; l’ambasciatore dell’Egitto presso la Santa Sede, Mahmoud Samy; alcuni rappresentanti di Al-Azhar e il neo cardinale Miguel Ángel Ayuso Guixot, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso.

Papa Bergoglio e il grande imam si sono rivisti per la prima volta dopo il viaggio papale interreligioso dello scorso febbraio negli Emirati Arabi Uniti, viaggio che ha portato alla firma congiunta del documento sulla Fraternità umana per la pace mondiale e la convivenza comune, dove l’intenzione è quella di sperimentare una convivenza laica «che abbraccia tutti gli uomini, li unisce e li rende uguali», perché «il pluralismo e le diversità di religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato gli esseri umani». Ma di quale Dio si parla? Uno e Trino, Allah o il grande Architetto? Non si specifica, ma l’obiettivo è chiaro: la dottrina di questa laica religione rimanda ai puri valori sia della Rivoluzione francese che quelli massonici.

Una copia del documento sulla Fraternità umana è stata regalata dal Papa all’imam durante il loro ultimo appuntamento, che ha avuto lo scopo di lanciare un’iniziativa, progettata dal «Comitato Superiore per la Fraternità Umana»: una casa interreligiosa, la Abrahamic Family house, che, inaugurata a New York lo scorso settembre, prenderà vita nella capitale degli Emirati Arabi Uniti, sull’isola Sa’diyyat Island, nei pressi del museo Louvre Abu Dhabi. La casa della Famiglia abramitica accoglierà una moschea, una sinagoga e una chiesa, dedicata… a San Francesco d’Assisi, divenuto, con la tecnica della mistificazione, il protettore della conversione ecologica e integrale, ma anche della fratellanza universale. Proprio lui… che andò fra i musulmani innanzitutto per cercare il martirio per amore di Gesù Cristo e poi, non trovandolo per volontà divina in due spedizioni missionarie, alla terza, 800 anni fa, dopo essere stato insultato e percosso duramente dai saraceni, venne condotto al cospetto del Sultano d’Egitto al-Malik al-Kāmil per annunciargli non certo la fratellanza universale – si tratta di una menzogna tanto grossolana, quanto disonorante per la memoria di san Francesco – bensì la fede nella Santissima Trinità e gli chiese espressamente di convertirsi. Oggi, invece, vengono a raccontarci che non esistono documenti storici al riguardo, quando sono scritte, nero su bianco, le autorevoli testimonianze di Tommaso da Celano (primo biografo di san Francesco), di san Bonaventura da Bagnoregio, del Vescovo Jacques de Vitry… Non potendo dire che le Fonti Francescane mentono – non è possibile confutare fatti e dati storici – le occultano, come non esistessero.

La laica struttura della casa abramitica sarà polifunzionale: servirà sia per il culto (?) individuale che per il “dialogo” e lo scambio di “verità” interreligiose, in quanto sarà edificato un quarto edificio, che ospiterà il Centro Studi e Ricerca sulla Fratellanza umana, il cui scopo, nella linea impostata dal documento di Abu Dhabi, sarà quello di far conoscere le tre religioni laicizzate. Paradosso e contraddizione in questi atti sarebbero ilari, se non fossero tragici. Il termine religione deriva dal latino religio-onis, ovvero religare, legare, con riferimento al valore vincolante degli obblighi e dei divieti sacrali che si prendono con la divinità prescelta. Il Centro Studi, inoltre, sarà anche sede per le cerimonie di consegna del «Premio Fratellanza umana».

Non si pensi, comunque, che la cittadella interreligiosa sia un’originale idea d’avanguardia del pontificato di papa Bergoglio. Essa proviene dallo «Spirito di Assisi» – che non era, non è, e non potrà mai essere lo spirito di san Francesco d’Assisi – del 1986, quando Giovanni Paolo II aveva radunato tutti i maggiori rappresentanti delle religioni del mondo per pregare, in fratellanza umana, per la pace nel mondo. Ma quello «Spirito di Assisi» affonda le sue radici nel Concilio Vaticano II, come si può riscontrare nel documento Nostra aetate (28 ottobre 1965), che aprì al dialogo interreligioso, cancellando la missione docente della Chiesa di condannare gli errori religiosi: «La Chiesa cattolica nulla rigetta di quanto è vero e santo in queste religioni. Essa considera con sincero rispetto quei modi di agire e di vivere, quei precetti e quelle dottrine che, quantunque in molti punti differiscano da quanto essa stessa crede e propone, tuttavia non raramente riflettono un raggio di quella verità che illumina tutti gli uomini» (NA, 2).

Cinquant’anni fa, era il maggio del 1969, l’allora vescovo di Cracovia, Karol Wojtyła, portò per la prima edizione del Festival «Sacrosong» (concorso canoro e strumentale rivoluzionario di musica “sacra” con chitarre e strumenti a percussione) nella chiesa di Santa Teresa di łódz, la cosiddetta «Coppa disambigua», voluta e finanziata dallo stesso futuro Giovanni Paolo II. Si tratta di una Coppa in argento battuto, la cui forma riconduce l’immaginazione sia alla torre più alta della chiesa di Santa Maria di Cracovia (Kos´ciółMariacki) sia a un minareto di unamoschea. Simboleggia altresì un verticale “indicatore stradale” verso l’alto, un simbolo della strada verso il Cielo oun faro che illumina le vite e le menti umane. Diverse volte lo stesso Wojtyła consegnò la Coppa nell’ambito dei diversi Festival, considerati festa della creazione in un contesto interreligioso, realizzata con lo scopo di trovare un comune punto di riferimento e di unione globale.

D’altra parte, nella Roma dei Santi Pietro e Paolo e dei Santi Martiri, che perirono tutti per trasmettere la Fede integra in Cristo e per testimoniarla, è stata eretta la più grande moschea dell’Occidente, dove ha sede il Centro islamico culturale d’Italia. La moschea, nel cuore della cristianità, fu voluta e finanziata dal re Faysal dell’Arabia Saudita, capostipite della famiglia reale saudita, nonché custode delle moschee della Mecca e di Medina. Il progetto fu affidato all’architetto Paolo Portoghesi che si affiancò a Vittorio Gigliotti, Sami Mousawi e Nino Tozzo. La donazione del terreno fu deliberata dal Consiglio Comunale di Roma già nel 1974, sotto il pontificato di Paolo VI, e la prima pietra venne posta nel 1984.

Chi vuole strapparci dall’unica Verità rivelata? «Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto: Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno, siamo trattati come pecore da macello. Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati» (Rm 8, 35-37).

Il liberalismo ha traghettato la Chiesa degli uomini alla libertà religiosa; la libertà religiosa l’ha condotta all’ecumenismo e alla volontà interreligiosa, confondendo, con metro laico, le carte: nessuna religione possiede la Verità, ma tutte sono portatrici di plurali verità che possono condurre, con la fratellanza umana alla pace mondiale. Lo «Spirito di Assisi» oggi crea la Abrahamic Family house, ma tale «Spirito di Abu Dhabi» ha però il merito di fare chiarezza fra chi sceglie di appartenere esclusivamente a Cristo Vivo, reale ed eterno nella sua umanità e divinità, e chi, invece, sceglie gli dèi (siano essi di origine religiosa e/o laica) impostori, diabolici ed irreali.

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