Dalla Siria all’Iraq, un aiuto per la Chiesa d’Oriente in fiamme

episcopato mossulEsprime la fierezza di una Chiesa che non si arrende, che non dispera, che non si spezza. Nonostante tutto, nonostante tutti. Charles de Meyer, Presidente di Sos Cristiani d’Oriente, lo ha promesso. Vuole aiutare le comunità dei fedeli siriani a ricostruire le loro chiese, distrutte dalla ferocia dei gruppi islamici. Per questo ha organizzato un gruppo di giovani francesi, che tra meno di un mese, in agosto, partirà per Maalula, in Siria, pronti a rimboccarsi le maniche, per ergere i templi ed i santuari sulle loro stesse macerie, d’intesa col Patriarca greco-cattolico Gregorio III Laham. Maalula, prima della guerra civile, era popolata per lo più da cristiani, la maggior parte dei quali – tanto cattolici quanto ortodossi – sono stati massacrati dalla furia dei musulmani, quando hanno conquistato la città.

Intanto, anche il Patriarca siro-cattolico d’Antiochia e di tutto l’Oriente, Ignazio Youssef III Younan, originario di Hassaké, in Siria, dalla sede di Beirut ha levato la sua voce, definendo «una vergogna» l’«epurazione di massa per motivi religiosi» in corso nella provincia di Ninive, a Mossul e nelle località vicine, tutte abitate da cristiani. Lo ha detto nel corso di una conversazione telefonica avuta col Pontefice, nonché in precedenti contatti tenuti coi dicasteri vaticani.

La Cattedrale siro-cattolica di Nostra Signora dell’Assunzione è stata distrutta lo scorso 11 luglio. Solo tre giorni dopo vi è stato nel mirino la sede dell’episcopato di Mosul, completamente raso al suolo. Sabato scorso è stato strappato ai Padri caldei dell’Ordine di S.Antonio il Grande e posto sotto sequestro il monastero di San Giorgio, a nord di Mosul, dove ieri un altro monastero, quello dei Santi martiri Behnam e Sara, è pure finito nelle feroci mani dell’Isil, come segnalato dal Padre domenicano Anis Hanna, di origini irachene ma residente in Francia. Era un luogo di grande spiritualità e splendore storico-architettonico, con una biblioteca fornitissima di manoscritti molto antichi. I monaci son dovuti fuggire a Qaraqosh, a 19 chilometri da lì. Nel corso di una drammatica telefonata, il Superiore, Padre Yakub Hassou, ha detto: «Va tutto molto male per noi».

Le bombe continuano a cadere anche sui quartieri di Aleppo, ove vivono i civili. Ovunque nella regione vige ormai la sharia, imposta da un contingente di 25 mila terroristi dell’Isil, che si sono impossessati con la violenza della zona, mettendo tutto a ferro ed a fuoco, creando ovunque lutti, dolore e disperazione.

Un appello ai leader delle grandi potenze ed a tutti i fedeli del mondo è giunto dal Vescovo ausiliare per Qaraqosh, mons. Charbel, che, in lacrime, ha chiesto di attivare un canale di sicurezza, per consentire l’emigrazione dei cristiani dell’Iraq superstiti. Di fronte ad una simile situazione, come possono in coscienza la comunità internazionale ed i potenti della Terra fare ancora finta di niente e tacere? Come abbandonare ad un destino già segnato dei fratelli nella fede precipitati nnell’orrore, nel pericolo e nel terrore? L’esempio ci viene dato da chi, come i giovani francesi dell’associazione Sos Cristiani d’Oriente, non è rimasto inerme o indifferente, ma è partito. Sbocciano così i semi della speranza.

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