Dal Canada alla Francia nuovi, raccapriccianti attacchi

(Mauro Faverzani) Proseguono, gravi e violenti, in ogni angolo del mondo gli attacchi alla vita, a qualsiasi età. Una ferocia demoniaca falcia bimbi ancora nel grembo delle loro madri, priva i malati persino dell’alimentazione e considera gli anziani soltanto un peso ed un costo sociale. In Canada, ad esempio, intimidazioni sono giunte dal governo della Columbia Britannica alla Delta Hospice Society, che gestisce dieci posti letto presso l’Irene Thomas Hospice a Ladner: la struttura potrebbe esser costretta a chiudere, nel caso continuasse a rifiutarsi di seguire i protocolli di morte “assistita” nei confronti dei propri pazienti, infischiandosene del decreto emesso nel febbraio dell’anno scorso, di segno esattamente opposto.

Addirittura il ministro della Salute, Adrian Dix, dell’Ndp-Nuovo Partito Democratico, ha dato tempo fino a questo giovedì alla clinica per allinearsi e conformarsi alle linee-guida emanate dall’autorità sanitaria già nel 2016 col MAiD-Medical Care on Death, messo a punto dalla Fraser Health Authority e legalizzato dal governo liberista e radicale di Justin Trudeau: tali linee-guida prevedono il ricorso all’eutanasia in tutti i centri ospedalieri, fatta eccezione per quelli gestiti da religiosi, cui è stata lasciata la possibilità di fare obiezione di coscienza. Dal canto suo, la fondatrice e direttrice esecutiva dell’Irene Thomas Hospice, Nancy Macey, ha spiegato come la pratica dell’iniezione letale sia incompatibile con le cure palliative e violi la mission della struttura, che esclude rigorosamente di accelerare il decesso di qualsiasi paziente. Chiunque sia tentato da pratiche eutanasiche, quindi, bussi ad altre porte.

C’è un però: l’Irene Thomas Hospice ha un contratto in essere con la Fraser Health Authority, che gli eroga ogni anno 1,3 milioni di dollari, corrispondenti a poco meno della metà del suo budget operativo, e che è proprietaria del terreno, su cui sorge la clinica. Ora il ministro della Salute, Adrian Dix, ha suggerito di tagliare tutti i contributi pubblici nel caso questo centro si ostinasse nel suo rifiuto all’eutanasia.

Secondo Alex Schadenberg dell’Euthanasia Prevention Coalition, tanto il ministro quanto la Fraser Health Authority starebbero abusando dei propri ruoli. Insomma, lo scontro è aperto e dal suo esito dipenderà peraltro, in futuro, l’autonomia e la libertà di tutte le strutture sanitarie canadesi.

Spostiamoci ora dall’altra parte del pianeta, in Europa, in Francia per la precisione, presso l’Università Paris-Descartes: qui guasti alle celle frigorifere, problemi di ventilazione, corpi decomposti sono solo parte dei problemi denunciati in un dettagliato dossier, messo a punto dal prof. Richard Drouard, che, a sostegno delle sue sconvolgenti denunce, ha allegato anche alcune foto davvero raccapriccianti, scattate al quinto piano di una delle migliori scuole di Medicina francesi, mai sottoposta tuttavia ad alcun intervento di modernizzazione dal 1953 ad oggi. Il grido d’allarme del prof. Drouard è stato ora raccolto dal settimanale L’Express, che ha pubblicato tutto.

Ma c’è di peggio: come riportato dall’agenzia Medias-Presse.Info, lo scandalo non si fermerebbe qui. Si è scoperto che corpi ed organi dell’Università sarebbero stati venduti a società private, ciò che è totalmente contrario ad ogni etica. Secondo la rete internazionale di società di revisione e consulenza Kpmg, anzi, i guadagni derivanti da tale lugubre traffico avrebbero rappresentato nel 2013 il 75% del fatturato complessivo. Un cadavere, ad esempio, sarebbe stato venduto a 900 euro. Sconvolgente.

L’Unione francese per una Medicina Libera, un sindacato di sanitari, ha già sporto denuncia.

Ogni anno sono migliaia coloro che, dopo la morte, decidono di lasciare il proprio corpo in eredità all’Università Paris-Descartes, per contribuire al progresso della medicina. Questo, almeno, secondo le loro intenzioni. Probabilmente mai avrebbero immaginato, in vita, quel che, invece, sarebbe realmente accaduto. L’Ateneo da tempo fornisce, ad esempio, ai propri studenti corpi non conservati in formaldeide o congelati: anche tali conseguenze, già in sé immaginabili, sono state comunque scrupolosamente documentate dal prof. Richard Drouard, che assieme ad altri docenti si è dimesso due anni fa dal Comitato Etico dell’Ateneo.

I risultati positivi non sono certo mancati, data l’enormità dello scandalo: l’anno scorso sono stati messi a bilancio 8 milioni di euro per la ristrutturazione del centro universitario ed i cadaveri sono stati cremati. Dall’anno prossimo i corpi lasciati alla ricerca dovrebbero venire conservati nel sottosuolo, ciascuno in una propria cella individuale. Ciò che tuttavia lascia veramente senza parole è l’infima considerazione della vita, del suo valore e della sua dignità, che sempre più è andata tristemente affermandosi in ambiti come quello medico o quello accademico, viceversa chiamati a promuoverne in qualsiasi sede la tutela ed il rispetto. 

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