Da Renzi alla Brexit: tra falso ordine e caos

(di Emmanuele Barbieri) Nessuno dei sindaci eletti il 19 giugno nelle principali città italiane disapplicherà la famigerata legge Cirinnà che assicura veste legale allo pseudo-matrimonio omosessuale. Per i neo-sindaci, che condividano o no il provvedimento renziano, non esiste una legge morale che prevalga su quella positiva.

L’obiezione di coscienza non è prevista da chi è privo di una coscienza radicata su di una oggettiva nozione di bene morale. Per questo molti elettori cattolici non sono andati a votare, rifiutando di scegliere tra il falso ordine politico del governo Renzi e l’anarchia morale dei Cinque stelle. Il 19 giugno in Italia, come il 23 giugno in Gran Bretagna, si sono affrontate due ali della medesima cultura rivoluzionaria. La prima difende lo statu quo politico, economico e sociale, la seconda vorrebbe ribaltarlo. Ma in entrambi i casi non viene messa in discussione l’ideologia liberal-marxista, che permea la classe politica occidentale in tutte le sue espressioni.

Se Renzi avanza nella dissoluzione morale, riprendendo il programma politico-economico di Berlusconi, i Cinque Stelle in Italia rappresentano il trionfo di una’“antipolitica”, e di un’“anti-ideologia” non meno pericolosa. Il prof. Corrado Gnerre, su Il Cammino dei Tre Sentieri, ha giustamente osservato che «combattere le ideologie non solo è cattolicamente giusto ma è anche doveroso perché l’ideologia nasce come “forzatura” rivoluzionaria del reale, come pretesa di non riconoscere un modello sociale naturale che è dato, bensì di “inventare” modelli sociali a seconda di singole istanze di pensiero e rivoluzionarie».

Altra cosa però è la posizione “a-ideologica”, che «muove dalla convinzione che ciò che conta è solo la prassi, che le battaglie ideali tutto sommato non servano, perché ciò che è decisivo sarebbe solo la salvaguardia delle tante piccole utilità sociali: il buon funzionamento dei meccanismi del corpo sociale. Ovviamente cadendo nella contraddizione (ma è la tipica contraddizione dell’errore) che già teorizzare la morte dell’ideologie è fare ideologia e che rifiutare le grandi battaglie ideali in nome del rispetto di piccole utilità permeate dal collante del dovere di essere onesti, è già una sorta di battaglia ideale… ma lasciamo perdere».

Sotto questo aspetto non si può non rilevare il tono del tutto “a-ideologico” della campagna pro o contro l’uscita dell’Inghilterra dall’Unione Europea (Brexit). Tra i pochi che accolgono gli aspetti culturali del problema è l’economista Ettore Gotti Tedeschi, che su Il Giornale del 22 giugno dedica un editoriale a Il sogno della Brexit e lo zampino di Lutero. Si tratta, per Gotti Tedeschi, di «un progetto storico» che avrà una prossima tappa nelle celebrazioni di Lutero del prossimo ottobre, previste da alcuni per «farla finita con le cinquecentenarie dispute religiose e avere una religione unificata, “finalmente aperta al mondo”, che non insista più su “principi medioevali e oscurantisti”, di fatto non vivibili e non vissuti nella famosa realtà, quella che vale più delle idee».

Il più disponibile a questo progetto sembra proprio il mondo cattolico, mentre «sembra più indisponibile quello anglicano, forse lo è persino di più quello luterano, che non mi pare possa accettare possibilità di una facile conciliazione con la Chiesa cattolica e romana, se non relativizza la sua fede assolutista e il ruolo del Papa.

Nel mondo cattolico, a parte “una minoranza ostinatamente legata alle tradizioni insostenibili”, un certo numero di esponenti magari potrebbero anche pensare ai vantaggi pratici di rivitalizzare un “cattolicesimo morto e sepolto” con una dose di luteranesimo. Si porrebbe così fine ai fondamentalismi dogmatici (e a rischi di conflitti) e si unificherebbe l’Europa sotto una sola fede… e una sola guida politica forte e stabile». Ancora una volta la prassi trionfa, ma l’ideologia costituisce l’unica vera chiave di lettura della questione italiana ed europea. (Emmanuele Barbieri)

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