Da che pulpito viene la predica

L’indignazione è al colmo. Uomini e donne, personaggi della tv, dei giornali, della politica e del cinema, e qualche uomo di Chiesa, arruolabile per la bisogna. Tutti urlano il loro scandalo per la vita di Silvio Berlusconi, per il mondo sotterraneo di donnine allegre che frequentano le feste del Presidente del Consiglio. Berlusconi, si dice, dà l’esempio a tutta Italia, quasi i deprecabilissimi festini nella sua villa fossero trasmessi al Grande Fratello; Berlusconi, si dice, ha una considerazione indegna delle donne e della loro dignità, per questo bisogna combatterlo in tutti i modi; Berlusconi, si dice, è Satana, il male, la mela marcia che infetta il Paese. La sua morte, la nostra salvezza.

Pudore, Castità, Bene e Male, Cielo e Inferno, Satana e Dio (quest’ultimo ripescato in extremis attraverso i preti arruolati da Repubblica per lanciare scomuniche).
L’osservatore disattento potrebbe credere di essere tornato indietro, e per fortuna, di qualche secolo.

Potrebbe credere di vivere in un Paese in cui la capacità massiccia di indignarsi dinnanzi alle misere vicende private del premier sia proporzionale alla morigeratezza dei costumi, alla severità del giudizio morale, alla solidità della famiglia, ad una sana e giusta avversione al relativismo etico.

Invece, ahimè, dovrebbe presto ricredersi. Perché, con un po’ di attenzione, capirebbe che i pulpiti da cui sgorgano abbondanti le prediche, sono pulpiti d’ipocrisia.
Gli basterebbe dare uno sguardo alla tv, in cui quei grandi accusatori si muovono da sempre con piacere e dimestichezza: vedrebbe ogni giorno donnine allegre, variamente denominate (veline, letterine o meteorite), cui si chiede solamente di mostrarsi all’universo mondo; deputate esclusivamente a vendere la loro carne fresca come in una macelleria.

Si accorgerebbe di vivere in un Paese in cui per vendere una macchina, una scarpa, i biscotti per la colazione o qualsiasi altra cosa, da decenni si utilizza, a mo’ di soprammobile semovente, una donna svestita; in cui donne che di calcio non capiscono assolutamente nulla, da Alba Parietti in poi, sono prima chiamate a presenziare ai programmi sportivi al fine di intercalare una moviola con uno sguardo ammiccante, per trasformarle poi in personaggi “autorevoli”.

Si accorgerebbe di vivere in un’epoca in cui, negli ultimi 30 anni, divorzi e separazioni sono quadruplicati, grazie alla cultura sinistra del “libero amore” e dei “diritti civili”; in cui almeno 135 mila bambini vengono uccisi ogni anno con l’aborto legale da chi li ha chiamati, un po’ sbadatamente – ma non sembra per nulla un problema, a sinistra –, alla vita; in cui, ancora, crescono di continuo le ragazzine minorenni, come la povera Rouby, che ricorrono alla pillola del giorno dopo, o all’aborto stesso, causa il diffondersi di rapporti sempre più precoci e frequenti. Mentre i giornali che lanciano le critiche più feroci al “libero” costume del premier, ospitano tutti i giorni sul loro sito immagini pornografiche e sadomaso e irrisioni demenziali alla morale e a chi, ancora, la difende.

L’osservatore, stranito, continuando a guardarsi intorno, si renderebbe conto di vivere in un Paese che, con i radicali, alleati degli indignati permanenti, ha portato in Parlamento Cicciolina ed Emma Bonino, oltre che quel Marco Pannella dalla vita sessuale vorace, che ha dichiarato pubblicamente di aver avuto 400 “storie sentimentali”.

Verrebbe a sapere, che lì, a sinistra, pontificano da anni i Pecoraro Scanio, il frequentatore notturno di trans Marrazzo, il disinvolto sindaco di Bologna Delbono e, sino a ieri, una persona che vantava pubblicamente, tra gli applausi di molti, innumerevoli “amori” passeggeri, variegati ed originali: Vladimir Luxuria. Non esattamente l’amico giusto per chi voglia oggi fare il moralista.

Poi, se il nostro osservatore andasse in internet, troverebbe le fotografie dei rumorosi gay pride con folte rappresentanze di politici di sinistra come Niki Vendola e molti altri, che sfilano in mezzo a personaggi variopinti che sfoggiano piume di pavone, frustini di cuoio sadomaso e quant’altro, mentre urlano slogan feroci contro la Chiesa e la morale sessuofobica dei cristiani.

Ecco, forse quell’osservatore potrebbe chiedersi se nell’indignazione estemporanea ed improvvisa di questi giorni a difesa della dignità delle donne e del sacrosanto pudore, non vi sia una certa quale ipocrisia, una qualche, leggera, inconsapevole, volontà di strumentalizzare. E gli verrebbero in mente due passi evangelici, uno più breve, «in verità vi dico… le prostitute vi precederanno nel regno dei cieli», ed uno più lungo: «guai a voi, scribi e farisei ipocriti… guide cieche, che filtrate il moscerino e inghiottite il cammello.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, mentre dentro sono pieni di rapina e intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere e del piatto, affinché anche l’esterno diventi pulito. Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, perché siete simili a sepolcri imbiancati, che appaiono belli di fuori, ma dentro sono pieni d’ossa di morti e d’ogni immondizia. Così anche voi, di fuori sembrate giusti alla gente; ma dentro siete pieni d’ipocrisia e d’iniquità!».

Gli ipocriti e i farisei di oggi: coloro che deprecano non il peccato, ché neppure vi credono più, ma il peccatore… il quale però diventa tale solo quando è un nemico politico. (Francesco Agnoli)

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