CULTURA: un convegno della Fondazione Lepanto sulla crisi dell’Occidente

Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere?: su questo tema si è svolta il 13 marzo all’Università Europea di Roma una conferenza internazionale, promossa dalla European Freedom Alliance (EFA) e della Fondazione Lepanto.





Crisi di identità: la civiltà europea può sopravvivere?: su questo tema si è svolta il 13 marzo all’Università Europea di Roma una conferenza internazionale, promossa dalla European Freedom Alliance (EFA) e della Fondazione Lepanto.

I lavori sono stati aperti dal Rettore dell’Università Europea di Roma, Padre Paolo Scarafoni LC, da Avi Davis, Segretario dell’EFA e dal prof. Roberto de Mattei, Presidente della Fondazione Lepanto, che hanno sottolineato l’esistenza di una grave crisi in cui versa l’Europa, ma anche i motivi di speranza: «il vecchio continente – come ha detto padre Scarafoni – non soccomberà perché la sua storia ha un peso inestimabile».

La relazione introduttiva è stata svolta da Marcello Pera, già Presidente del Senato italiano. Secondo Pera «l’Europa corre attualmente tre minacce cui corrispondono altrettante sfide»: la prima è quella esterna del terrorismo islamico; la seconda quella domestica dell’integrazione; la terza quella interiore della  valorizzazione della nostra tradizione. Purtroppo, ha proseguito Pera «al fondamentalismo l’Europa risponde con il pacifismo, all’integrazione con il multiculturalismo e rifiuta le radici cristiane in nome del secolarismo. A ciò va aggiunta una sindrome di colpevolezza rispetto al nostro passato».

Pera si è poi soffermato sulla crisi del liberalismo e della democrazia. «Il liberalismo è messo in crisi da un concetto relativista ed egualitarista di democrazia che pone sullo stesso piano ogni cultura, mettendo così in discussione i principi e diritti non negoziabili, quindi, le libertà fondamentali. A sua volta la democrazia è minacciata dai gruppi di pressione, quasi sempre di minoranza e supportati dalla propaganda a mezzo stampa, che delegittimano la volontà delle maggioranze parlamentari e dei parlamenti. Un lavoro analogo è compiuto anche dalle magistrature che spesso si pongono in contrasto con l’ordinamento legislativo».

Sulla relazione del sen. Pera sono intervenuti Bat Ye’or, la più nota studiosa della dhimmitudine e la baronessa Caroline Cox della Camera dei Lord inglese. Secondo Bat Ye’or, occorre «superare i sensi di colpa insinuati dalla Jihad culturale e aiutare i giovani a contrastare questa mentalità. Accanto alla Jihad violenta e terrorista – ha aggiunto – c’è anche una soft jihad, una guerra culturale, basata sulla propaganda e sulla corruzione. Essa è favorita dalla collusione con le Sinistre europee antiamericaniste. Suo obiettivo è sradicare la cultura giudaico-cristiana dall’Europa per impiantarvi l’Islam. La difesa dei nostri valori è da loro interpretata come un’offesa».
Questo aspetto è stato sviluppato dalla baronessa Caroline Cox, che ha puntato il dito contro le «responsabilità della scuola e dell’educazione nazionale che formano i giovani alla sudditanza psicologica verso l’Islam, spesso inducendoli alla conversione». A livello istituzionale, invece, «la magistratura lascia applicare la sharia, mentre il legislatore punisce con eccessiva severità chi offende l’Islam. Quanti si oppongono a questo stato di cose, subiscono intimidazione e tacciati di islamofobia».

La successiva tavola rotonda, avente ad oggetto il futuro dell’Alleanza Atlantica, è stata moderata da Rafael L.Bardajì, esperto di geopolitica spagnolo e membro della Fondazione per le Analisi e gli Studi Sociali. Hanno parlato i professori Massimo de Leonardis, Angelo Maria Petroni, Daniel Pipes, Florentino Porteso.

Il prof. Petroni si è soffermato sulla situazione internazionale, con particolare riguardo ai confini orientali dell’Europa. Il prof. de Leonardis, ha sottolineato da parte sua che «l’Europa, diventata post-cristiana, post-nazionalista e pacifista, è caduta in un odio patologico verso di sé. Al tempo stesso non riesce ad uscire dal “buonismo” euforico degli anni post ‘89».

Sulle minacce interne, rappresentate in special modo dall’impatto del relativismo culturale e morale sull’identità europea, hanno parlato quindi il senatore Alfredo Mantovano e i giornalisti Oscar Elia Manu, Douglas Murray, Emanuele Ottolenghi, Melanie Phillips.

La Phillips, nota per il libro Londonistan, ha sottolineato in particolare l’eccessiva tolleranza «verso la sharia e verso la poligamia, ormai impossibili da criticare in Inghilterra, anche a causa di una fortissima azione manipolatrice dei media».

Il sen. Alfredo Mantovano, ha ricordato che «l’integrazione è concetto ben diverso dal multiculturalismo e dall’assimilazione. È impossibile affermare che le religioni siano tutte uguali: io ritengo invece che magistrati e politici dovrebbero avere una conoscenza migliore dell’Islam per scardinare gli equivoci intorno ad esso».

Il dott. Salvatore Rebecchini ha moderato la successiva tavola rotonda, in cui hanno preso la parola Philippe Karsenty, David Littman, Flemming Rose, discutendo su l’influenza dei media, delle ONG e dell’ONU nella formazione dei valori e delle politiche europee.

Il senatore Giuseppe Valditara è stato il moderatore della tavola rotonda conclusiva, in cui ha sottolineato la grande importanza storica dell’antica civiltà romana la quale «valorizzando la centralità e la dignità della persona e della famiglia ha spianato la strada al cristianesimo».

Nel corso della tavola rotonda, il rev. Hans Stückelberg, pastore protestante, ha criticato le radici illuministiche della crisi di identità attuale e il professor Giorgio Israel, ha analizzato un’altra delle grandi crisi della cultura europea: quella educativa. «La nostra scuola – ha detto – è oggi malata di tecnicismo e pragmatismo. Come se non bastasse, si tende a demandare allo Stato la formazione etica dei giovani che dovrebbe spettare alle famiglie: è quello che sta avvenendo in Spagna».

A conclusione del convegno il professor de Mattei ha proposto la virtù della speranza, quale chiave di volta della rinascita europea.

«L’atteggiamento degli europei nei confronti dell’Islam – ha affermato il prof. de Mattei – ricorda quello che fu, nel XX secolo, l’atteggiamento dell’Occidente nei confronti del comunismo. La Russia sovietica minacciava il mondo, ma l’anticomunismo veniva considerato un peccato peggiore del comunismo».

Se ieri, la radice di quest’atteggiamento era l’ottimismo progressista, oggi è il pessimismo, la paura del futuro e di noi stessi, ma le fonti ideologiche di questo processo psicologico continuano ad essere il relativismo e l’evoluzionismo dialettico che dissolvono ogni verità e ogni valore.

«Se c’è certezza dei valori – ha concluso il prof. de Mattei – c’è speranza nel futuro. La speranza cristiana in Gesù Cristo, Dio che risorge e redime, è anche la speranza, e ancora più la fiducia, nella rinascita dell’Europa. Quello dell’Europa è un sonno profondo, un letargo, forse un’anestesia provocata, ma il sonno non è la morte. Per questo noi crediamo nel risveglio dell’Europa».

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