CULTURA: sul Risorgimento: molti i libri “fuori dal coro”

Comprendere l’Unità d’Italia, a 150 anni di distanza, significa innanzitutto conoscere i suoi risvolti più oscuri e contraddittori. A questo scopo, lo scorso 27 febbraio, la Fondazione Lepanto ha tenuto un affollato incontro presso la propria sede romana.

L’evento, introdotto dal presidente della Fondazione, Roberto de Mattei, è stato aperto da una proiezione audiovisiva, composta da brani di documentari, interviste televisive e spezzoni di alcuni dei più importanti film sul Risorgimento, a partire da Il Gattopardo (1963) di Luchino Visconti. Ognuno di questi contributi ha messo in luce le contraddizioni di un’epoca che i libri scolastici ci presentano quasi esclusivamente in chiave “agiografica”.

Di seguito ha preso la parola Massimo Viglione, docente di storia moderna all’Università Europea di Roma, che ha sottolineato come la crisi che l’Italia sta vivendo, affonda le sue radici proprio nel momento dell’Unità del Paese. Viglione ha ricordato come le contraddizioni e le miserie dell’ideologia risorgimentale e il suo sostanziale fallimento, anche alla luce dei problemi strutturali che l’Italia unita ha incontrato in questo secolo e mezzo, abbiano stimolato, negli ultimi anni, la fioritura di una sempre più vivace storiografia “fuori dal coro”. Sono emersi, specie in ambito cattolico, studi che riscattano le ragioni dei vinti: la Chiesa, il Regno borbonico, gli Insorgenti, finanche i briganti.

Alcuni saggi, appartenenti a questo filone, sono stati presentati nell’incontro ospitato dalla Fondazione Lepanto, a cominciare da Le due Italie. Identità nazionale, unificazione, guerra civile (Ares, 2011), di Massimo Viglione in cui l’autore, analizza i principali passaggi del Risorgimento italiano, mettendo in luce, in particolare, le conseguenze dell’affrettato processo di unificazione sulla storia successiva, dal nazionalismo al fascismo, arrivando alla morte stessa del concetto di patria.
Altrettanto radicale è la posizione di Elena Bianchini Braglia, presidente del Centro studi sul Risorgimento e sugli stati preunitari ed autrice di saggi storici, in particolare sul ducato di Modena e sulla casata estense. Nel suo Le radici della vergogna. Psicanalisi dell’Italia (Edizioni Terra e Identità, 2009), la dott.ssa Bianchini Braglia definisce l’unità d’Italia uno «stupro» compiuto contro la volontà del popolo, con le inevitabili conseguenze (anche psicologiche) sul nostro spirito patriottico e il senso, quasi inconscio, di vergogna che molti dei nostri connazionali provano nei confronti del loro Paese.

Una figura del Risorgimento fortemente sopravvalutata è indubbiamente quella dell’“eroe dei due mondi”. Contro Garibaldi. Quello che a scuola non vi hanno raccontato (Vallecchi, 2011) di Luca Marcolivio, direttore del settimanale “L’Ottimista”, fa luce sulla vera natura del personaggio: più che un “padre della patria”, un pirata e un mercenario, uomo per tutte le stagioni, utile pedina nelle mani della massoneria internazionale e degli inglesi, di Cavour, dei repubblicani e dei monarchici, dei liberali e dei conservatori. Con un unico nemico mai rinnegato: la Chiesa cattolica.

Altre pubblicazioni segnalate per l’occasione: Angela Pellicciari, Risorgimento da riscrivere, Ares, 2011 (edizione riveduta e corretta); Gigi Di Fiore, Controstoria dell’Unità d’Italia – Fatti e misfatti del Risorgimento, BUR saggi Rizzoli, 2010; Gianandrea de Antonellis, Non mi arrendo. Da Gaeta a Civitella, l’eroica difesa del Regno delle Due Sicilie, Controcorrente, 2008; Bruno Lima, Due Sicilie 1860. L’invasione, Fede e Cultura, 2010; Cesaremaria Glori, La tragica morte di Ippolito Nievo, Solfanelli, 2010.

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