CULTURA: si è svolto a Versailles il convegno della nobiltà europea

Dal 26 al 28 settembre si è svolto a Versailles il XVIII congresso della Cilane, la Commissione d’Informazione e di Legame delle Associazioni Nobili d’Europa, che ha riunito quasi 900 persone provenienti da vari paesi europei. La Cilane riunisce oggi sedici associazioni nazionali e organizza ogni tre anni un incontro in uno dei paesi membri. Quest’anno è stata l’Association d’Entraide de la Noblesse Française (ANF), che festeggiava il suo 75mo anniversario, ad organizzare la tre giorni a Versailles.

Dopo un ricevimento di benvenuto offerto il venerdì sera al Municipio dal giovane sindaco di Versailles, François de Mézières, i partecipanti si sono riuniti nella giornata di sabato al Palazzo dei Congressi per ascoltare una serie di conferenze introdotte da Noël de Saint Pulgent, presidente della ANF.

La mattinata è iniziata con una conferenza su Versailles: l’opera di Luigi XIV svolta da Alexandre Gady, docente all’Università di Paris-Sorbonne e specialista dell’architettura francese del XVII secolo, nel corso della quale ha brillantemente spiegato la ricostruzione del castello di Versailles ad opera di Luigi XIV, frutto di una nuova visione del mondo e della monarchia. Ha successivamente preso la parola il prof. Eric Mension-Rigau, docente di Storia Contemporanea all’Università di Paris-Sorbonne su Il ruolo della nobiltà nella storia della civiltà europea. Il prof. Mension-Rigau ha spiegato che è stato lo spirito cavalleresco «a fondare storicamente i valori della nobiltà, unendo il coraggio del guerriero alla carità del cristiano».

«Il modello del nobile perfetto si è imposto alla fine del Medioevo – ha proseguito il cattedratico –, epoca che ci ha lasciato numerosi testi che celebrano le sue virtù: coraggio, probità, rettitudine, lealtà, generosità, arditezza nel difendere il proprio onore e la propria reputazione, rispetto per Dio». Ma ancora oggi, i nobili restano «i depositari privilegiati di un fondo comune di civiltà e di cultura, di un’arte di vivere i cui codici apparentemente sembrano ormai sorpassati ma in realtà attirano l’attenzione in quanto punti di riferimento stabili in un universo contemporaneo in costante e rapido mutamento. La mattinata si è conclusa con una testimonianza del principe russo Wladimir Troubetzkoy che ha illustrato la storia della nobiltà russa fino alla sua quasi scomparsa nel 1917.

Il pomeriggio si è aperto con due testimonianze di “nobili” affermatisi nella società: il conte Luigi Rossi di Montelera, presidente della Confindustria del Piemonte, e il conte Yves-Thibault de Silguy, presidente di Vinci (Francia). Quest’ultimo ha terminato il suo intervento con una frase del famoso poeta francese La Bruyère: «se la nobiltà è virtù, si perde per tutto ciò che non è virtuoso; e se non è virtù, allora è pochissima cosa». La giornata si è chiusa con la conferenza del prof. Roberto de Mattei, direttore del nostro settimanale, che ha parlato su «Il posto dell’Europa nel mondo e della nobiltà in Europa».

Sottolineando l’importanza del senso dell’onore, il prof. de Mattei ha spiegato: «Nel corso dei secoli, la missione della nobiltà si è fondata sull’esercizio delle virtù innanzitutto guerriere, fondate su sentimenti di coraggio, di spirito di lotta, di disprezzo della morte, di sentimento dell’onore. Tra tutti questi sentimenti, il più nobile, quello che costituisce in un certo senso l’essenza della nobiltà, è il sentimento dell’onore. L’onore non ha niente a che fare con la vanità e con l’orgoglio. L’onore presuppone anzi una certa umiltà, perché solo l’umiltà ci distacca da noi stessi e ci rende capaci di compiere cose grandi».

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