CULTURA: relativismo dilagante nei giovani

Secondo un’indagine del Censis, i giovani (18-30 anni) pensano che avere successo nella vita significa soprattutto realizzare le proprie aspirazioni (37,9%), in subordine fare qualcosa di utile per gli altri (26,1%) e, quasi a pari merito, essere se stessi (25,4%). Il 56,4% degli italiani (Censis 2007) si dice d’accordo con l’affermazione «bisogna pensare più ai propri interessi e a quelli della famiglia: meglio un egoismo pragmatico e familistico a scapito di un civismo vago».

L’affermazione della propria personalità è un valore che in sé svincola il successo dal raggiungimento di obiettivi specifici e concreti. Il modello «vincente» che la società propone è quello di diventare ricchi e famosi (lo pensa il 31,3%). Le opinioni dei giovani riflettono il relativismo dilagante, così per il 75,2% la società esprime una debole condanna per il manager cocainomane, per la donna che si concede per affermarsi e fare carriera (73,3%), per lo studente modello che si «sballa» tutti i fine settimana (67,2%), per l’imprenditore che sfrutta il lavoro nero (65,4%), per il magistrato con amicizie poco raccomandabili (65%), per l’uomo politico con una vita trasgressiva nascosta (63,1%) o il professore universitario che fa carriera con i concorsi truccati (58,4%).

Il disorientamento valoriale e comportamentale, si legge nell’indagine, «sembra sempre più accettato dal corpo sociale, sulla scia di una malintesa retorica della libertà di essere se stessi. In una generale deregulation dei comportamenti, la ritualizzazione del tempo libero (il fine settimana, la vacanza) si accompagna a un’ampia gamma di azioni fortemente a rischio». Il sabato sera si registra il picco di giovani (di ambo i sessi) che consumano alcol. Si può stimare che il 22,4% dei ragazzi e il 13% delle ragazze tra 11 e 18 anni (quasi 839.000 persone) consumano alcol a un livello rischioso o dannoso. Anche sul fronte delle droghe appare sempre più diffuso un modello di consumo «compatibile», di trasgressione controllata, con l’incremento dell’uso di droghe da prestazione (la cocaina o le anfetamine) e la diffusione continua di nuove forme di ritualizzazione dei consumi (l’ecstasy nei fine settimana).

Tra il 2001 e il 2007 le dosi di droghe sintetiche sequestrate sono passate da 315.779 a 393.457. E si concentrano nel fine settimana anche le sregolatezze più gravi sulle strade: quasi la metà dei morti per incidenti stradali, il 70,7% delle contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza e il 47,4% di quelle per guida sotto l’effetto di sostanze stupefacenti. Il relativismo, tanto spesso stigmatizzato da Benedetto XVI, ha divorato ogni riferimento assiologico al punto che per le giovani generazioni anche la trasgressione non scandalizza più.

Unico richiamo collettivo condiviso è il primato del soggetto, unico criterio di legittimità del comportamento è la scelta individuale. Una fotografia dalle tinte drammatiche perché rivela il trionfo del virtuale, l’apoteosi del “reality-show”, dell’affermazione della propria opinione e immagine, qualunque essa sia. Alle selezioni per partecipare al Grande Fratello si sono registrate oltre 20.000 presenze per ciascuna delle 9 edizioni realizzate dal 2000 al 2009.

Anche il boom di Facebook può essere inserito in questa tendenza al casting personale di massa, per amplificare l’auto-rappresentazione di sé. In Italia gli utenti sono 9.700.000, con un’articolazione per età che evidenzia una maggiore diffusione tra i giovani (il 26,9% degli utenti ha 18-24 anni e il 31,2 25-34anni). In un solo anno gli utenti di Facebook in Italia sono passati dal 2% al 44% dei navigatori del web. Giuseppe De Rita, presidente del Censis, parla di «solipsismo individuale» nei giovani. Una ricerca di libertà e di sregolatezza gratuite, ormai svincolate anche da impianti ideologici o pseudo-ideologici.

Donazione Corrispondenza romana