Cultura: Lucio Lami alla Fondazione Lepanto

( di Mauro Faverzani) «Abbiamo ereditato dai Soviet una verità su due piani: quello surreale, dove tutto va bene, e quello reale, dove ti scontri con la realtà. L’arte è stata quella di riuscire a farli convivere»: impietosa ed allo stesso tempo concreta l’analisi compiuta dal noto scrittore e giornalista Lucio Lami, intervistato dal giornalista Mauro Faverzani all’incontro promosso dalla Fondazione Lepanto lo scorso 17 novembre nella sede di Roma.

75 anni, una lunga carriera alle spalle, per vent’anni corrispondente di guerra per “il Giornale” di Montanelli sin dalla sua fondazione nel 1974, Lami è stato sui fronti più temuti, rischiando infatti più volte la vita: Cambogia, Laos, l’Afghanistan occupato dai russi (percorse 700 chilometri a piedi), prima e seconda Guerra del Golfo, Libano, Ciad, Polisario, Somalia, Angola, Mozambico, Nicaragua, Panama, Salvador, Cile, Perù, Cuba. Ha conosciuto Capi di Stato, terroristi, dittatori, Cardinali, Re e uomini di cultura. Pluripremiato come giornalista, scrittore, saggista e poeta, è Presidente onorario del P.E.N. Club italiano e responsabile del Premio Pen.

Oggi è estremamente critico nei confronti dell’attuale sistema multimediale, lui che pur ne è parte, ma non a caso ai margini, nonostante la sua esperienza ed una docenza in Università Cattolica: «in realtà, siamo passati dal mondo dell’informazione al mondo della comunicazione», spiega. Un passaggio non indolore, poiché «la comunicazione è l’informazione privata del rapporto morale. Tutto viene calato dall’alto come in una specie di Grande Fratello. Siamo entrati nel mondo di Orwell».

Secondo Lami, «siamo arrivati al meticciamento morale, ciò che il Papa definisce relativismo, una sorta di sincretismo basato sull’ignoranza. Buona parte di responsabilità ce l’ha il Cattolicesimo, nel momento in cui ha ritenuto obsoleto il Catechismo». Occorre, invece, tornare alle fonti, Tradizione compresa: «Oggi c’è la tendenza a considerare la Tradizione come il vezzo dei vecchi – dichiara l’illustre relatore –. È come se si fosse deciso che la farina non serve più a fare il pane. In realtà, la Tradizione è il rispetto dei princìpi fondamentali codificati dal tempo. Non c’è bisogno di ripristinarla: è già lì».

Quanto al rapporto Occidente-Islam, Lami ha affermato: «Io ho interrogato i musulmani. Tutti mi hanno risposto di voler islamizzare il computer. Dicono di dover solo aspettare la demografia. Mi han detto che ci prenderanno a calci con il voto tra vent’anni. Aspettiamo». Non resta da fare che questo? «Da un punto di vista cristiano resta l’obbligo della carità, ma non fino alla stupidità – osserva Lami –. Non puoi far costruire una gigantesca moschea a Roma e accettare che ti distruggano una cappelletta in Afghanistan, questo è un finto cattolicesimo buonista.

Dio è misericordioso, certo. Ma è anche giusto. Abbiamo perso questa immagine della Sua Giustizia». Quanto alla situazione politica europea e nazionale, si dichiara in disaccordo col “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, secondo il quale i tecnocrati sarebbero i nostri salvatori: «Il tecnocrate è l’autoambulanza della Croce Rossa – replica –. Non son loro la soluzione, la soluzione è quella normale della politica. Oggi la condanniamo in toto, ma così compiamo un esercizio di cinismo, poiché la politica siamo noi». La stessa idea di un governo di emergenza economica pone l’accento su di un presunto primato dell’economia, anziché – come si dovrebbe – subordinare questa alla politica e la politica alla morale. Solo a questa condizione ha senso ed è realistico chiedere sacrifici. Altri appelli sarebbero poco credibili. Monti è avvertito… (M. Fav.)

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