CULTURA: le imminenti celebrazioni del centenario della morte di Giovanni Pascoli

PascoliSono state anticipate di 5 mesi le commemorazioni del centenario della morte del poeta romagnolo Giovanni Pascoli (1855-1912). Già il 10 agosto scorso, infatti, nella sua casa natale di Castelvecchio, si è svolta una serata celebrativa che ha trovato persino eco sul quotidiano “ufficioso” della Santa Sede.

In una cronaca non firmata de “L’Osservatore Romano”, infatti, è stata enfaticamente riportata l’iniziativa che ha rappresentato «una sorta di compendio degli eventi in cantiere per il 2012. Il Risorgimento, celebrato in quest’anno, ispirò spesso il poeta; e così la serata pascoliana ha ripercorso il concetto di eroe nella lirica dello scrittore di Myricae» (Ulisse a Castelvecchio. Partono in anticipo le celebrazioni per il centenario della morte di Giovanni Pascoli, in “L’Osservatore Romano”, 12 agosto 2011, p. 4).

L’infatuazione estetica del giornale vaticano per un poeta nel quale «esoterismo e gnosi risultano la chiave di lettura più aderente dell’opera anche se, paradossalmente, sono proprio la parte della sua produzione sempre passata sotto silenzio e che la critica, diciamo così ufficiale, in pratica totalmente ignora» (Paolo Mariani, La penna e il compasso. L’altra faccia della letteratura italiana: gnosi, massoneria, rivoluzione, Il Cerchio, Rimini 2005, p. 19) risale purtroppo nel tempo. «L’arte del Pascoli non ha mai perduto i segni della sua attualità», iniziava così, ad esempio, un articolo pubblicato nel centocinquantenario della nascita di Pascoli, la cui poetica era collocata addirittura «tra francescanesimo ed umanitarismo» (Luigi Martellini, Giovanni Pascoli, poeta del “silenzio” ovattato, in “L’Osservatore Romano”, 31 dicembre 2005). Altrove ci si occupava di «rifare l’inventario degli elementi cristiani nell’esperienza lirica del Pascoli», la cui schedatura sarebbe stata «così copiosa da saziare qualunque ricercatore» (Franco Lanza, Giovanni Pascoli e la sacralità del mistero. L’ispirazione cristiana nell’opera del poeta, in “L’Osservatore Romano”, 6 gennaio 2006).

Affiliato alla massoneria il 22 aprile 1882 nella loggia “Rizzoli” di Bologna, il poeta romagnolo raccolse in realtà la pesante eredità anti-cristiana e libero-muratoria del “vate” dell’Italia risorgimentale Giosuè Carducci. Come ha ricordato lo storico “valdese-massone” Augusto Comba, già componente della Giunta del “Grande Oriente d’Italia” e direttore della sua rivista ufficiale dal 1961 al 1970, in un contributo recentemente pubblicato sul sito della stessa loggia, «Allievo di Carducci, lui pure iniziato, Giovanni Pascoli dedicò all’Apostolo [del Risorgimento, Giuseppe Mazzini] nel centenario della nascita un ampio componimento, l’Inno secolare a Mazzini, che esordisce: “Cento anni?!… Tu nell’evo eri, degli evi!… Tu, quando niuno ancor vivea, vivevi”, e conclude: “E solo allora tu sarai, Mazzini!” (G. Pascoli, Poesie, Mondadori, Milano 1940, p. 422)» (Augusto Comba, Storia della Massoneria in Italia. L’influenza di Giuseppe Mazzini nella Massoneria Italiana, http://www.grandeoriente.it/).

Anche l’ultimo Pascoli di cui, spesso, si accredita il riavvicinamento al Cattolicesimo dell’infanzia, fu altrettanto partecipe dell’ubriacatura messianica e superomistica dell’élite borghese italiana del tempo. In occasione della decisione del governo risorgimentale di occupare la Tripolitania e la Cirenaica, allora ancora appartenenti all’impero turco, nel 1911, egli fece infatti parte di quel «rumoroso gruppo di nazionalisti che affermavano la necessità di abbandonare il pacifismo: asserivano che occorreva trovare uno sbocco alla crescente popolazione. Anche i poeti come D’Annunzio o il Pascoli si misero d’impegno a celebrare gli augusti destini degli eroi che si apprestavano alla guerra» (Alberto Torresani, I nodi della storia, Edizioni Dante Alighieri, 3 voll., Roma 1995, vol. 3, tomo 2, par. 2.2).

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