CULTURA: la scuola cattolica argine contro il relativismo

Dinanzi alla cultura «individualista e relativista», ove cresce il «divario tra Paesi ricchi e poveri», e al «disinteresse per le verità fondamentali della vita umana», la scuola cattolica è «un luogo privilegiato» per formare le coscienze, indicare il vero modello di vita da seguire e formare «le giovani generazioni alla costruzione di un mondo fondato sul dialogo».






Dinanzi alla cultura «individualista e relativista», ove cresce il «divario tra Paesi ricchi e poveri», e al «disinteresse per le verità fondamentali della vita umana», la scuola cattolica è «un luogo privilegiato» per formare le coscienze, indicare il vero modello di vita da seguire e formare «le giovani generazioni alla costruzione di un mondo fondato sul dialogo». Questa l’essenza del documento Educare insieme nella scuola cattolica. Missione condivisa di persone consacrate e fedeli laici, pubblicato dalla Congregazione per l’Educazione cattolica e presentato il 20 novembre nella sala stampa vaticana.

«La scuola cattolica – recita il documento sottoscritto l’8 settembre scorso da Papa Benedetto XVI – si configura come scuola per la persona e delle persone, mira a formare la persona nell’unità integrale del suo essere, intervenendo con gli strumenti dell’insegnamento e dell’apprendimento dove si formano i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita, (…) accompagna gli alunni a consapevoli scelte di vita: a seguire la vocazione al sacerdozio o alla speciale consacrazione, a realizzare la propria vocazione cristiana nella vita familiare, professionale e sociale». Insomma, «contribuisce a formare personalità forti, capaci di resistere al relativismo debilitante e di vivere coerentemente le esigenze del proprio Battesimo».

«Orienta gli studenti a crescere autenticamente come persone» e «ad allargare il loro sguardo e il loro cuore al mondo che li circonda, con capacità di lettura critica, senso di corresponsabilità e volontà di impegno costruttivo».
In una realtà globalizzata, occorre formare soggetti capaci di rispettare l’identità, la cultura, la storia, la religione, le sofferenze e i bisogni degli altri. Nella scuola cattolica «l’alunno impara a superare l’individualismo e a scoprire, alla luce della fede, di essere chiamato a vivere in maniera responsabile, una specifica vocazione all’amicizia con Cristo e in solidarietà con gli altri uomini». Un luogo, dunque, che «educa alla pace (…), alla giustizia e alla fraternità», un luogo di «educazione integrale».

Sono 250.000 gli istituti cattolici nel mondo, con 42.000.000 di studenti (10.000.000 in Africa, 12.000.000 in America, 10.000.000 in Asia, 9.000.000 in Europa, 800.000 in Oceania) e 3.500.000 insegnanti. Una «voce significativa che si propone con un progetto educativo incentrato su una chiara idea di persona, e orientato secondo una precisa visione pedagogica».

Mons. Angelo Vincenzo Zani, Sottosegretario della Congregazione per l’Educazione cattolica, riassume i dati sulle scuole cattoliche e sottolinea che esse «operano in tutte le aree geografiche, anche in quelle dove non c’è libertà religiosa, o che sono socialmente ed economicamente più svantaggiate, con una stupefacente capacità di rispondere alle emergenze, nonostante (…) grandi difficoltà».

Quanto ai docenti, mons. Zani rileva che la maggioranza è costituita dai laici, «questa trasformazione – puntualizza – lungi dall’essere un impoverimento, costituisce una grande potenzialità (…): in termini ecclesiali e pastorali, essa manifesta la crescita di un laicato maturo ed impegnato che considera la scuola cattolica come espressione di una Chiesa viva e ben articolata nella varietà delle sue espressioni; a livello professionale e culturale, vede crescere il numero e la qualità di persone profondamente coinvolte nell’attuare un progetto educativo cristianamente ispirato, il quale contribuisce anche a sviluppare la riflessione».

Donazione Corrispondenza romana