CULTURA: la critica al ‘68 di Marcello Veneziani

Il ‘68 è al potere e vigila su di noi. L’onda lunga e corrosiva del ‘68, l’ultima febbre che attraversò le giovani generazioni in Occidente, pervade ancora la nostra epoca.





Il ‘68 è al potere e vigila su di noi. L’onda lunga e corrosiva del ‘68, l’ultima febbre che attraversò le giovani generazioni in Occidente, pervade ancora la nostra epoca.

I “rivoluzionari” di allora e i loro epigoni sono divenuti nuova classe dominante nella cultura, nella politica, nei media, nell’istruzione, nel sindacato, nella magistratura… per non parlare dello spettacolo e della pubblicità.
Rivoluzione politica fallita, il ‘68 s’è riciclato nelle vesti di ideologia radical, conformismo di massa e canone di vita. Ha distrutto i valori della tradizione, dell’educazione, della religione, ha assassinato scuola e famiglia, lasciandoci in eredità un’ideologia ambivalente: libertina e permissiva sul piano dei valori, dei doveri, dei costumi e dei linguaggi; intollerante e repressiva verso chi non si riconosce, nei codici e nei modelli di quel movimento libertario.
Sono trascorsi quarant’anni: è tempo di bilanci e revisioni critiche. Marcello Veneziani ripercorre il multiforme retaggio della parabola contestataria e critica le ideologie discendenti con un frizzante e caustico zibaldone di appunti, frammenti, foto di gruppo e istantanee di pensiero (MARCELLO VENEZIANI, Rovesciare il ‘68, Mondadori, Milano 2008, pp. 192, ¤ 17,00).

Un viaggio attraverso quattro stagioni: l’autunno del ‘68, «virus di un’epoca riassunto nella superstizione di una cifra»; l’inverno del nostro scontento, tra le ingombranti rovine lasciate dal ciclone sessantottino; la primavera della famiglia distrutta dall’ideologia contestataria; infine l’estate della tradizione, l’autentica «trasgressione» prossima ventura, capace di ricomporre i frammenti di una narrazione interrotta, di un tessuto civile lacerato, di simboli culturali mozzati.

Rovesciare il ‘68 sarà bollato di “negazionismo”, ma spicca per l’irriverenza verso i nuovi divieti e i nuovi obblighi di leva, e non teme di essere troppo rivoluzionario o troppo conservatore.

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