CULTURA: il vero volto di Giordano Bruno

Nell’attuale e deleterio clima di secolarizzazione, anche interna alla Chiesa – come ha ricordato Papa Benedetto XVI nell’Omelia della messa in onore del Corpus Domini del 2009 – non c’è eretico, apostata o nemico storico della Religione che non venga ipocritamente riscoperto e ordinariamente oltremodo esaltato.


La lista di costoro sarebbe davvero lunga, sia sul piano meramente storico-politico, che su quello del pensiero, basti pensare a figure diverse come Giuliano l’Apostata, Federico II, Guglielmo d’Occam, Martin Lutero, Charles Darwin, Sigmund Freud, fino ai caporioni modernisti Ernesto Buonaiuti e Romolo Murri, per non parlare dell’infinito caso Galileo (quest’ultimo però cattolico come la maggior parte dei veri scienziati). Tra le riscoperte che hanno portato ad una vera e propria, quanto ridicola e surreale, “canonizzazione laica” nei libri di storia e di filosofia, si impone sopra tutti gli altri l’eretico di Nola, già sacerdote domenicano, Giordano Bruno (Nola 1548 – Roma, Campo de’ Fiori 1600).

Nell’anno 1889, a neppure 20 anni dall’occupazione di Roma da parte dei nazionalisti-monarchici sabaudi, fu inaugurata nella Capitale della Cristianità un’enorme statua all’eretico campano, figura di infimo valore morale e intellettuale, unicamente per continuare la scristianizzazione della Penisola, riassunta nel motto “fare gli italiani”. La casa editrice CSL ha appena ripubblicato un vecchio ma sempre attuale pamphlet uscito nel vivo delle polemiche, nel 1886, con il chiaro intento di scongiurare il monumento, ennesimo oltraggio al Sommo Pontefice Leone XIII, allora prigioniero in Vaticano (P. Balan, Il vero volto di Giordano Bruno, CLS, 2009, 8 €. Si può richiedere allo 0161.839335 o al fax 0161.839334).

L’Autore, mons. Pietro Balan, fu un insigne storico ottocentesco della Chiesa, autore di molteplici opere (tra cui la continuazione dell’immensa Storia dell’abate Rohrbacher), collocabile sicuramente tra quei cattolici che nel rapporto con la modernità laica e il liberalismo massonico, non dimenticavano l’insegnamento del Sillabo del beato Pio IX e, in esso, della difesa integrale della Santa Sede.

Nelle 80 pagine del libretto, mons. Balan fa il punto sulla vita di Giordano Bruno, vita segnata, per essere benevoli, da tanti eccessi e non pochi difetti, carenze morali e ambiguità politiche: non abbiamo lo spazio per farne cenno, ma di certo il lettore si divertirà nel seguire le avventure, pazzesche, incoerenti e assurde, del domenicano apostata. Lo storico mette in luce l’orgoglio del Bruno che lo portava a credersi sempre dalla parte del giusto, perfino davanti alle fiamme del rogo, e a dimostrare ovunque disprezzo per il popolo, da lui detto “plebe”, per il clero, giudicato ignorante e per le donne, da lui avvilite e schernite.

Fu mago, stregone, millantatore, fedifrago, falsario, spia, inviso a cattolici ed eretici e fu giustamente arrestato, processato e condannato. Mons. Balan mostra bene che nell’idea del monumento a Bruno, che purtroppo ancora campeggia in pieno centro dell’Urbe e rimane anche oggi punto di ritrovo dell’anticlericalismo, non c’è nessun amore per le glorie italiche, ma anzi avversione alla fede popolare e al Vangelo: i nemici del nome cristiano, indicati chiaramente dal Balan, «in Giordano Bruno vogliono onorare il nemico del Cattolicesimo, l’avversario della Chiesa» (p. 62).

In Appendice vengono riportati due documenti di Leone XIII in cui il grande Pontefice ribadisce con dure parole la condanna dell’Italia liberale come allora si andava configurando, e giudica il monumento «sacrilego misfatto» orchestrato da «malvagie sette»: «le straordinarie onoranze tributate a tale personaggio – conclude il Papa – dicono alto e chiaro che è ormai giunto il tempo di rompere con la rivelazione e con la fede» (p. 75). E se noi cattolici facessimo una petizione per sloggiarlo e venderlo al miglior offerente, costruendo con il ricavato un monumento al Papa della Rerum novarum?

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