CULTURA: finalista al Premio PEN Club il saggio sul Concilio di Roberto de Mattei

Qualcuno considera il PEN Club una delle più prestigiose associazioni culturali internazionali. E molti considerano il premio istituito dalla sezione italiana del PEN uno dei cinque premi letterari più importanti del nostro Paese. Dietro il nome inglese di “penna”, il PEN Club nasconde l’acronimo Poets, Essayists, Novelists (cioè poeti, saggisti e narratori): fu ideato nel 1921 dalla poetessa inglese Catharine Amy Dawson-Scott e da John Galsworthy (Premio Nobel nel 1932) e nel 1922 nacque la sua costola italiana. Presidenti del Pen internazionale furono nomi altisonanti come Wells, Forster, Mauriac, Maeterlinck, Böll, Vargas Llosa, nonché gli italiani Ignazio Silone, Benedetto Croce ed Alberto Moravia.
Il Club si distinse per la difesa degli scrittori perseguitati, tanto da far nascere nel 1960 il Writers in prison committee, da cui l’anno dopo prese vita Amnesty International. In Italia, dopo aver avuto una flessione dagli anni Sessanta in poi, è stato rilanciato una ventina di anni fa grazie a Uberto Quintavalle e Lucio Lami, che ha anche ideato il premio letterario omonimo.
Ogni anno sono selezionati una sessantina di volumi tra raccolte di poesie, saggi e romanzi (in omaggio al proprio acronimo) e quest’anno il comitato direttivo ha scelto 8 opere di poesia, 23 di saggistica e 31 di narrativa; successivamente, con voto anonimo, i 350 soci (tutti scrittori e traduttori noti o docenti universitari) hanno indicato cinque finalisti. E non è stato senza sorpresa che tra essi è stato annunciato Roberto de Mattei, autore del saggio Il Concilio Vaticano II. Una storia mai scritta, unico rappresentante del settore saggistico assieme a due narratori (Simonetta Agnello Hornby e Sandro Veronesi) e due poeti (Giorgio Barberi Squarotti e Valentino Zeichen).

Colpisce infatti che nella cinquina – che, parimenti allo Strega, rappresenta un piazzamento estremamente lusinghiero – sia entrato un autore che non fa parte del PEN Club, che non si era mosso per sollecitarne la selezione e che ha trattato un argomento che molti considerano fuori dei comuni interessi. Ulteriore sorpresa viene dal fatto che de Mattei ha superato nomi del calibro di Vittorio Sgarbi, Sergio Romano, Giampiero Mughini, Alessandro Barbero, Enzo Bianchi, Aldo Cazzullo, Paola Mastrocola, Cesare De Seta, Ermanno Rea, concorrenti nel suo stesso settore; mentre ha lasciato comunque dietro di sé un Umberto Eco, un Antonio Tabucchi, una Margaret Mazzantini o un Erri De Luca, tutti narratori ben conosciuti e sostenuti da grandi case editrici.

In attesa della votazione finale (che si terrà il prossimo 27 agosto nel Castello di Compiano, presso Parma e che difficilmente arriderà a Roberto de Mattei, che per primo è stato colto alla sprovvista dall’inaspettato inserimento nella cinquina) si nota come i finalisti, a parte Feltrinelli, siano editori “minori” (Lindau, Fazi, Fandango ed Oedipus), confermando come il Premio PEN sia un “antipremio”, lontano dalle polemiche di “premiopoli” e dalle battaglie dei vari schieramenti editoriali per imporre i propri autori.

Inoltre il fatto che sia stato scelto un autore dichiaratamente cattolico – nonostante le polemiche che il suo saggio ha suscitato in seno agli organi di stampa ufficialmente cattolici (“Avvenire”, “L’Osservatore Romano”, “La Civiltà Cattolica”) – se da un lato riporta alle battaglie per la libertà di pensiero proprie del PEN International, dall’altro dimostra come un argomento apparentemente lontano dai grandi temi d’attualità (quest’anni vari saggi riguardavano l’Unità d’Italia) attragga invece l’attenzione di un pubblico autorevole come quello dei membri del Club.

O, forse, proprio la gogna mediatica a cui il saggio ed il suo autore sono stati sottoposti – generalmente senza entrare nel merito, ma solo evidenziando a dismisura e criticando elementi secondari del volume – ha sollevato l’indignazione dei soci, che hanno voluto premiare (ripetiamo, entrare nella cinquina, al PEN come allo Strega, è una grande affermazione) l’opera di uno studioso che non ha mai nascosto le proprie idee. (Gianandrea de Antonellis)

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