CULTURA CATTOLICA: vita di Don Albertario

Don Davide Albertario (1846-1902) fu, secondo l’Enciclopedia cattolica, «per un trentennio, dopo il ’70, il giornalista più brillante e il polemista più efficace a servizio della causa cattolica in Italia» (col. 674).


Visto l’enorme ed inimmaginabile numero di giornali, riviste e gazzette cattoliche che sorsero durante il lungo Pontificato di Pio IX (1846-1878), questo elogio non è davvero di poco conto. Nato da semplici contadini in umile borgo della Lombardia, don Albertario attraverso numerosissimi articoli sulla stampa periodica, specialmente sull’“Osservatore cattolico”, il quotidiano che diresse per decenni, difese con coraggio da leone e con perizia di teologo tutte le posizioni dell’intransigenza cattolica sui temi chiave di quell’annoso periodo storico, a partire ovviamente dalla libertà della Chiesa e del Papa dopo che il Regno d’Italia nel 1870 occupò manu militari la Capitale della cristianità.

Fu quindi sempre fieramente opposto ai cattolici conciliatoristi (con lo status quo), combatté contro le tendenze rosminiane e anti-tomiste in filosofia, fu un difensore del non expedit e del Sillabo del beato Pio IX, e denunciò con vigore i due mostri sacri della seconda metà dell’Ottocento, cioè il liberalismo e il socialismo. Un nipote di don Albertario, mons. Giuseppe Pecora, scrisse e pubblicò nel 1934 una biografia complessiva e documentata del grande sacerdote giornalista, biografia che alcuni anni fa è stata ripubblicata interamente e resta ancora disponibile (G. Pecora, In prigione in nome di Gesù Cristo. Vita di don Davide Albertario, campione del giornalismo cattolico, ed. CLS, 2002, euro 16.50. Si può richiedere al tel. 0161.839335).

La vita di don Albertario si legge come un romanzo, tanto l’epoca era densa di lotte, di sconfitte cocenti e di vittorie gloriose per i cattolici militanti, e il prete lombardo conobbe vari processi e ammende, e persino le patrie galere per aver difeso sempre fedelmente la Sede di Pietro, attraverso il suo noto motto giornalistico, che dovremmo fare nostro anche oggi, un secolo dopo l’Albertario, «Col Papa e per il Papa». Il gran merito di mons. Pecora è di aver ben inquadrato storicamente la vita del suo encomiabile zio, e di aver fatto rivivere la di lui penna, con lunghe e numerose citazioni di quegli articoli che lo resero celebre in mezza Europa e per i quali ricevette da Pio IX e Leone XIII, continue congratulazioni, brevi ed elogi.

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