CULTURA CATTOLICA: presentato il libro di Jean Madiran sull’accordo di Metz

È stato uno degli episodi meno gloriosi nella storia recente della Chiesa Cattolica. Dell’accordo di Metz si seppe troppo tardi e rimangono ancora molte incognite da chiarire. Avvenne tutto il 13 agosto 1962. Mancavano due mesi all’inaugurazione del Concilio Vaticano II, quando nella città francese venne stipulato un accordo tra il cardinale Tisserant e l’arcivescovo ortodosso monsignor Nicodemo. Quest’ultimo si scoprì poi essere una spia al soldo dei sovietici. L’accordo, infatti, prevedeva la concessione da parte del Cremlino di inviare al Concilio alcuni esponenti della Chiesa ortodossa russa in cambio del silenzio totale sul comunismo.

La mancata condanna del marxismo e dei crimini dei regimi ad esso legati ha avuto serie e perniciose conseguenze sia sulla storia del mondo che sulla storia della Chiesa, contribuendo a ritardare la fine della Guerra Fredda e, delegittimando l’autorità del cattolicesimo, ha difatti precluso la possibilità di condanna di qualunque aberrazione della modernità negli anni a venire.

L’accordo di Metz venne svelato per la prima volta soltanto sei mesi dopo la sua stipula, grazie alle inchieste della rivista “Itinéraires”, diretta da Jean Madiran. Quasi cinquant’anni dopo il giornalista francese è tornato sull’argomento, pubblicando il saggio storico “L’accordo di Metz” tra Cremlino e Vaticano (Pagine, 2011), recentemente tradotto in italiano da Milena Riolo, con una prefazione e una postfazione del prof. Roberto de Mattei nella collana “I libri del Borghese”. Per iniziativa della casa editrice e della Fondazione Lepanto il volume è stato presentato al pubblico a Roma, a Palazzo Ferrajoli, lo scorso 20 settembre, alla presenza dell’autore, dell’editore di Pagine, Luciano Lucarini, del giornalista, scrittore e parlamentare, Gennaro Malgieri, e del prof. de Mattei.

Malgieri ha indicato Madiran come «uno dei maestri della mia generazione» e come un autore controcorrente, punto di riferimento del cattolicesimo tradizionale. L’accordo di Metz, secondo Malgieri, permise alla cultura comunista di «penetrare dentro le mura vaticane, condizionando la Chiesa tutta» e recando «conseguenze gravi anche nella società civile» con il secolarismo di massa di cui oggigiorno patiamo le conseguenze al massimo grado. Quell’accordo «spacciava una moneta falsa: l’idea che il comunismo potesse essere addomesticato». Le gerarchie ecclesiastiche degli anni conciliari commisero quindi l’errore di compromettersi con il nemico, invece di mettere i fedeli in guardia, come invece osò coraggiosamente un grande dissidente come Aleksandr Solgenitsyn. I Padri conciliari si illusero, attraverso l’accordo di Metz, «di addolcire le persecuzioni anticristiane che avvenivano oltrecortina, con il risultato che queste si inasprirono», ha osservato Malgieri.

Come fu possibile che nella Chiesa di Roma in così tanti ignorarono il pericolo che arrivava dall’imperialismo comunista? Secondo il prof. de Mattei le cause sono molte e complesse ed affondano le radici nella teologia modernista condannata da san Pio X molti anni prima. La ostpolitik vaticana di quegli anni «incoraggiava la docilità nei confronti di tutte le manifestazioni del mondo moderno, di cui – ha osservato de Mattei – il comunismo rappresentava la massima espressione». In quegli anni qualcuno auspicava addirittura una sorta di «fine dell’era costantiniana» in cui la Chiesa, «invece di avanzare nella sua evangelizzazione, come era avvenuto dalla conversione di Costantino in poi, cedeva il passo alla mentalità del mondo, diventandone subalterna». Alla fine però il Concilio peccò di scarsa lungimiranza in quanto, nell’ambizione di cogliere – in particolare nella Gaudium et Spes – lo «spirito dei tempi», «non seppe intuire la crisi della modernità che di lì a pochi anni diede vita al ‘68».

Tra le tante conseguenze dottrinali che la Chiesa ha subito a seguito del Concilio c’è (come ricordato dallo stesso Jean Madiran nell’altro suo libro tradotto in italiano, L’eresia del XX secolo) la «eresia da omissione», ovvero il tacere sulle principali verità della fede. Come ricordato da de Mattei, ad esempio, «in Francia è stata eliminata la parola consustanziale e in molti Paesi i catechismi sono talmente privi di ogni profondo contenuto teologico che le famiglie devono iniziare da sole il loro percorso di fede».

A conclusione dell’incontro Jean Madiran ha ricordato che l’accordo di Metz è stato scoperto tardi per una precisa volontà di nasconderlo da parte dei media e dei poteri forti, mentre, in compenso «la stampa dei regimi comunisti diede ampio spazio all’evento». Tornare a parlare sull’accordo di Metz e fare ulteriore luce su questa pagina oscura della storia della Chiesa è qualcosa di assai opportuno, tanto più che «a chi crede che il comunismo non esiste più, va ricordato che per colpa di quell’accordo la Chiesa ha costretto se stessa a non condannare più nessuna aberrazione e oggi rischiamo di assistere alla fine del suo stesso Magistero», ha concluso Madiran. (L. M.)

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