CULTURA CATTOLICA: per Riccardo Muti basta canzonette in Chiesa

«Devo ringraziare il Padre Eterno che mi ha salvato perché nel modo in cui sono caduto, adesso potevo essere su una sedia a rotelle oppure non parlare», dichiara il direttore d’orchestra Riccardo Muti. Lo scorso 3 febbraio, in prova con la Chicago Symphony, il maestro ebbe uno svenimento e cadde dal podio. Ricorda l’episodio a Trieste, dove il 22 maggio il sindaco Roberto Di Piazza gli ha conferito la cittadinanza onoraria.

Muti ne ha approfittato pure per parlare di musica sacra e ringrazia Papa Benedetto XVI per l’auspicio, espresso più volte, che «nelle chiese si torni al grande patrimonio musicale. Bisogna dire basta – dice il direttore d’orchestra – a canzonette o strimpellate di chitarra su testi inutili e insulsi».

«La grande storia della musica – spiega il maestro – è dovuta proprio a quello che la Chiesa ha fatto. Non capisco perché una volta c’erano Mozart e Bach mentre ora si va avanti a canzonette: così non si ha rispetto per l’intelligenza delle persone. Anche l’uomo più semplice e lontano, sentendo l’Ave verum può essere trasportato verso una dimensione spirituale, ma se sente le canzonette è come stare in un altro posto». Dopo una stoccata ai «flautini infami usati nell’educazione musicale nelle scuole», Riccardo Muti riserva un commento anche al clima politico di questi giorni: «siamo un Paese strepitoso – dice –, ma portiamo dentro di noi una voglia di controversia continua per cui invece di risolvere i problemi perdiamo tanto tempo ad accapigliarci».

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