CULTURA CATTOLICA: minoranze creative a sostegno dell’Occidente in crisi

La difesa dell’Occidente non è una pura questione geo-strategica ma una risposta obbligata a una crisi etico-civile. Il pensiero di Marcello Pera sul mondo che cambia è noto da anni.


Nel corso della conferenza tenuta lo scorso 22 aprile alla Fondazione Lepanto, l’ex presidente del Senato ha ribadito il proprio punto di vista, attualizzandolo alla luce dei fatti più recenti: su tutti il polverone della pedofilia nella Chiesa e l’ennesima crisi istituzionale in Italia. «Se la politica – ha esordito il senatore Pera – non assume un minimo ruolo pedagogico, prima o poi si riduce ad un mero gioco di interessi. Ho girato parecchio l’Italia in questi ultimi mesi, riscontrando disagi proprio su questo versante: la gente comune vuole risposte chiare e cambiamenti». Quanto alla sinistra, essa è oggi «erede dell’internazionalismo proletario, il cui sostituto attuale è il laicismo», una forzatura ed una chiusura al sacro che viene fatta passare per «apertura ed ospitalità». L’apertura ai valori cristiani, ha ribadito Pera, non ha però nulla a che vedere con il “clericalismo”.

Venendo al ruolo della Chiesa, Pera ha evidenziato in modo chiaro che il vero bersaglio delle polemiche di queste settimane non sono i preti pedofili ma Papa Benedetto XVI. «L’obiettivo non è solo Papa Ratzinger – ha precisato l’ex presidente del Senato – ma tutti i papi che gli succederanno». «Da un lato – ha proseguito – abbiamo un laicismo che punta a ridurre la chiesa alla modernità, ad un partito. I laicisti non hanno soltanto macchiato l’onorabilità del Papa: essi sognano, per il futuro, l’elezione di pontefici “accondiscendenti” o “dialoganti” con il mondo». Va, in altre parole, combattuta una battaglia culturale dove le bandiere clericali non sono solo inutili ma dannose.

Papa Benedetto XVI ben figura in tale battaglia in quanto è un «Papa laico». «Sa dialogare con i laici – ha sottolineato Pera – tanto è vero che durante la famosa mancata visita alla Sapienza avrebbe dovuto discutere di problematiche secolari». La ben nota e non nuova stima che l’agnostico ex presidente del Senato nutre verso il Romano Pontefice è tale da definirlo «un dono dello Spirito Santo». Come concretizzare, tuttavia, la battaglia per la difesa della nostra civiltà occidentale, del cristianesimo, dei diritti inviolabili della persona? «Va ammesso che il cristianesimo è ormai in minoranza in Europa – ha detto Pera –. Mi piacerebbe, però, che esso sappia parlare alla politica. Una volta fatta la separazione tra trono ed altare, il trono va “giustificato”. Tolleranza, uguaglianza, parità, giustizia sono tutti valori dalla matrice cristiana. Pertanto, dinnanzi a chi nega tali principi, come dobbiamo rispondere? Dobbiamo dire: “questa è la mia cultura, quella è la tua”? Dobbiamo aver paura di passare per razzisti? La difesa della propria identità non significa essere aggressivi con i nostri interlocutori. Prima di accogliere un’identità diversa devo conoscere bene la mia».

In conclusione Pera ha ammesso che qualcosa si sta muovendo e che ci sono settori della popolazione disposti ad intraprendere una battaglia culturale, sebbene al momento ci si trovi in una «situazione catacombale». La crisi economica, in tal senso, può risultare una salutare scossa, un invito alla riflessione sui nostri standard di vita e, quindi, sui valori. «Ho fiducia nelle nuove generazioni – ha affermato il filosofo –. Probabilmente non è la maggioranza ma c’è una parte dei giovani d’oggi molto sensibili alle sfide di questo tempo: essi rappresentano una di quelle minoranze creative che cambiano la storia…».

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