CULTURA CATTOLICA: lo “spirito di Lepanto” contro i nemici della cristianità

In occasione della riapertura del ciclo annuale di incontri, la Fondazione Lepanto ha illustrato i contenuti del suo apostolato, traendo un bilancio retrospettivo di 28 anni di attività.

Lo scorso 7 ottobre, festa della Madonna del Rosario, presso la sede di piazza Santa Balbina a Roma, è stato proiettato un powerpoint sulla storia della battaglia più importante della cristianità: il giorno 7 ottobre 1571, dopo la vittoria delle armate cristiane, l’Europa era salva dall’invasore turco, il Mediterraneo, un secolo dopo la caduta di Costantinopoli (1453), tornò libero e la civiltà musulmana iniziò il suo inesorabile arretramento. Quella vittoria fu possibile grazie alla compattezza degli eserciti europei guidati dal giovane don Giovanni d’Austria, all’ardimento e alla convinzione di chi combatté in difesa della cristianità in pericolo. Quello stesso spirito di Lepanto è ciò che va riscoperto oggi, a distanza di oltre quattro secoli. Accanto alla rinnovata aggressione islamica, l’Occidente deve guardarsi da un altro più subdolo nemico: il secolarismo relativista. La crisi che viviamo oggi, infatti non è soltanto economica o politica, è «soprattutto culturale e religiosa», ha spiegato il professor Roberto de Mattei, presidente della Fondazione Lepanto.

L’assedio che la cristianità subisce in questo primo scorcio di XXI secolo è devastante e, apparentemente, non induce ad alcun ottimismo. Rimane però viva ed indistruttibile la speranza cristiana, il cui segno più evidente nella vita terrena è la Chiesa che Cristo ci ha donato, con il Papa, Suo Vicario in terra. A fronte di tali certezze i cristiani d’oggi possono e devono affrontare i loro attuali nemici. «È la sua natura divina che permetterà alla Chiesa di trionfare», ha sottolineato il professor de Mattei.

Le persecuzioni fanno parte in modo imprescindibile della storia della Chiesa al punto che Papa san Pio X la definiva «Santa, Cattolica, Apostolica… e perseguitata». Esiste quindi una “Antichiesa” che ostacolerà la cristianità fino alla fine dei tempi. Contro tali nemici «non c’è possibilità di compromesso, bisogna affrontarli con spirito agonistico e di sacrificio, senza indulgere nel pacifismo o nell’idea che la terra sia “un soffice giardino di fiori”», ha affermato de Mattei.

Chi sono dunque i nemici della Chiesa oggi? È utile, a questo punto, riportare le lancette della storia alla Rivoluzione Francese, la «prima grande esplosione di odio contro la cristianità dell’era moderna», ha osservato de Mattei. Questo drammatico evento si caratterizzò per due volti in qualche modo complementari. «C’è un lato nichilista e puramente distruttivo della Rivoluzione che ha il suo volto nel libertinismo del marchese de Sade, le cui opere sono veri e propri incitamenti allo stupro, alla sodomia, all’omicidio e a tutte le possibili depravazioni, che il de Sade fa passare per virtù». Al tempo stesso però, la Rivoluzione ha bisogno di un volto “istituzionale”, ovvero di un’ideologia che assecondi la naturale inclinazione religiosa dell’uomo. Ecco dunque la versione «costruttivista della Rivoluzione che si incarna nel Terrore di Robespierre, nel giacobinismo che pretende di costruire il paradiso nell’al di qua e che è il precursore dei totalitarismi del XX secolo», ha aggiunto il presidente della Fondazione Lepanto.

Oggi, crollati il comunismo e tutti i regimi di stampo sovietico, è l’Islam il totalitarismo del XX secolo. Al pari del relativismo, la religione musulmana «nega il concetto di sacrificio e non incoraggia alcuna trasformazione interiore – ha osservato il professor de Mattei –. Si tratta di una religione puramente rituale, imperniata sul formale rispetto dei cinque pilastri (la sottomissione ad Allah, le preghiere rituali quotidiane; l’elemosina; il digiuno; il pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita) e sostanzialmente edonista. Il paradiso, per l’Islam, è un concetto materiale ed identificato con il piacere: a chi si toglie la vita in nome di Allah è offerto subito il paradiso dei sensi».

Relativismo ed Islam, apparentemente così lontani, trovano dunque un terreno comune nel materialismo. Combatterli significa «riconquistare una visione cristiana della vita. Ciò presuppone una battaglia le cui armi, più che materiali, sono culturali. Le idee cristiane, però, non possono trionfare se non sono supportate dall’ausilio sovrannaturale, cioè dalla preghiera. Tenendo sempre a mente la profezia della Madonna di Fatima: alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà», ha poi concluso il professor de Mattei.

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