CULTURA CATTOLICA: libro di mons. Gherardini su Karl Barth

L’ultimo eccellente lavoro di mons. Brunero Gherardini, attraverso la mediazione teologica del calvinista Karl Barth, persiste nell’analisi sempre più incalzante dei testi e dei contesti, prodotti o subiti, dal Concilio Ecumenico Vaticano II (A domanda risponde. In dialogo con Karl Barth sulle sue “Domande a Roma”, Casa Mariana Editrice, Frigento 2011, pp. 336, euro 20).

Si tratta di un’opera di alta teologia che con taglio abbastanza divulgativo ed accessibile, si propone di rispondere al testo che Karl Barth (1886-1968) compose e pubblicò, quasi come ultima riflessione critica, all’indomani dell’Assise conciliare e a pochi mesi dalla sua dipartita: il libro delle Domande a Roma fu pubblicato infatti in prima edizione a Zurigo nel 1967.

Barth, figlio di pastore calvinista, può essere considerato uno dei pensatori più sistematici del protestantesimo del XX secolo. La sua opera principale è la Kirchliche Dogmatik vera summa teologica calvinista in molti volumi. Rimase, purtroppo, sempre distante dal Cattolicesimo, a cui rimproverava tra l’altro, la teoria aristotelico-tomista dell’analogia entis (vero pomo della discordia secondo lui tra cattolici e riformati), la mariologia tradizionale e la teologia tridentina dei sacramenti.

Il teologo svizzero, nel clima ecumenico introdotto da Giovanni XXIII, fu invitato come osservatore fraterno ai lavori conciliari e poi, a Concilio concluso, volle recarsi a Roma per vedere coi suoi occhi i primi effetti del Concilio, compiendo quella che chiamò la sua «peregrinatio ad limina Apostolorum» (p. 6). Restò in Urbe dal 22 al 29 settembre del 1966 e poté incontrare numerosi teologi e accademici cattolici, tra cui Willebrands e Bea, e infine lo stesso Paolo VI con cui si intrattenne per un’ora. La sua intelligenza però era tale da non farsi influenzare da quell’euforia collettiva, non sempre spontanea, che fece seguito alla chiusura dell’Assise Conciliare. Anzi, le domande che pose al mondo cattolico, e che vengono qui sapientemente analizzate da mons. Gherardini, mostrano un Barth preoccupato, lui calvinista “anti-romano”, per il futuro del Cattolicesimo.

Molte di queste domande hanno per oggetto i passaggi salienti dei documenti emanati dal Concilio e da Paolo VI, ma alcune, forse le più interessanti e incisive, hanno un carattere generale e simbolico (cf. pp. 26-44). Per esempio, chiese rispettosamente ai cattolici Karl Barth: «Le decisioni conciliari hanno un punto focale, un centro di gravità?». Era come chiedere se Dio fosse il centro o l’uomo, l’umanità. Un’altra domanda tagliente è: «Che significa aggiornamento? Aggiornamento in base e in vista di che?». La domanda attende risposta e risposta autorevole da decenni. Ancora, con un quesito che larvatamente suggerisce quella risposta che non piaceva a Barth e non dovrebbe piacere a nessuno, specie oggi che abbiamo davanti agli occhi le macerie del post-Concilio: «[Al Concilio] Si è trattato a) del rinnovamento, teoretico pratico, della autocoscienza della Chiesa alla luce della Rivelazione che ne costituisce il fondamento? Oppure b) del rinnovamento del suo pensiero, della sua predicazione, del suo operare oggi, alla luce del mondo moderno?»…

A quest’ultima decisiva domanda il teologo risponde egli stesso con una domanda subalterna che suona così: «I rappresentanti della maggioranza progressista in Concilio, che optano per la soluzione b), sono coscienti del rischio che si giunga, nell’ambito del cattolicesimo, a indesiderate ripetizioni degli errori commessi dal protestantesimo contemporaneo?». La bonne question!

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