CULTURA CATTOLICA: la riscossa della cultura cattolica nella modernità

La morte di Augusto Del Noce (1910-1989) seguì di poche settimane l’epocale crollo del Muro di Berlino, un evento che, con lungimiranza, aveva in qualche modo previsto. La sua figura, filosofo ed intellettuale “scomodo”, è stata commemorata nel corso di un convegno organizzato dal Consiglio Nazionale per le Ricerche e dall’Università di Cassino in collaborazione con la Fondazione Centro Studi “Augusto del Noce”. Il convegno, tenutosi il 20 e 21 novembre scorso, tra Roma e Cassino, ha visto l’intervento di oltre una ventina di filosofi, storici e politologi, la maggior parte dei quali allievi dello stesso Del Noce.

Salvatore Azzaro, professore di Filosofia Politica all’Università di Cassino, ha sottolineato che il pensiero di Del Noce affronta «questioni teoretiche essenziali anche per la prassi, a partire dalla deellenizzazione del pensiero cristiano». Del Noce, quindi, fu un «fenomenologo della nostra epoca», non separò mai la filosofia dall’esperienza storica e, nell’intuire l’imminenza della caduta del comunismo, comprese che «la fine delle ideologie non comportava la fine della storia».

Il vice presidente della Camera, Rocco Buttiglione, professore di scienza della politica presso la Libera Università San Pio V, ha invece ricordato quanto Del Noce, da fervente cattolico, ponesse al cuore del proprio pensiero la questione teologica. Il filo rosso che univa l’esperienza della Rivoluzione Francese con quella marxista non poteva dunque che essere l’ateismo, il quale «non potendo essere provato teoreticamente, necessitava una prova pratica, un mondo nuovo costruito con soli strumenti umani. Nel caso del marxismo tale strumento fu individuato nella classe operaia».

Allievo di De Felice e, indirettamente, anche di Del Noce, è Francesco Perfetti, ordinario di storia contemporanea alla Luiss Guido Carli.

Come filosofo della storia Del Noce è stato indicato da Perfetti come debitore di Giacomo Noventa, «pensatore eretico nella Torino degli anni ’20, dominata dalla figura di Piero Gobetti e, negli anni successivi, da Norberto Bobbio». Del Noce, quindi, prese le distanze dall’ideologia azionista che, nostalgica del Risorgimento, assume l’antifascismo come dogma. La critica che accomunava Noventa e Del Noce era la visione del fascismo come «fenomeno dissolutivo», del quale «l’antifascismo costituiva il proseguimento», ha osservato Perfetti.

Particolarmente centrata sull’attualità del pensiero delnociano è stata la relazione del vice presidente del CNR, Roberto de Mattei. Il filosofo torinese seppe prevedere il crollo dei regimi comunisti, avendo individuato due evidenti limiti del sistema marxista: il primo era costituito dalla «devalorizzazione dell’ordine esistente» che si sostanzia nella «negazione di qualsiasi realtà trascendente e, con essa, di tutte quelle realtà che alla trascendenza e alla metafisica possono ricondursi: la famiglia, la proprietà, lo Stato»; il secondo limite è l’assenza di una “pars costruens”, che inevitabilmente si traduce in «un nichilismo assoluto che costituisce il rovesciamento dell’idea stessa di Rivoluzione». Il venir meno della matrice marxista, però, non ha demolito affatto l’ideologia rivoluzionaria che, come correttamente previde Del Noce, avrebbe trovato uno sbocco nella società permissivistica di oggi, retaggio della contestazione del ’68.

Per il giornalista e filosofo Marcello Veneziani «Augusto Del Noce fu il filosofo civile che tentò di saldare religione e nazione, tradizione cristiana e tradizione italiana, risorgimento e cattolicesimo nell’epoca della scristianizzazione e del declino del senso nazionale», ha affermato Veneziani. Del Noce dissentiva con l’ideologia laico-azionista che rimproverava all’Italia una mancata modernizzazione in chiave filo-protestante, tuttavia colse nel Risorgimento «l’anima profonda del nostro Paese», in considerazione della «sua origine religiosa, giobertiana».

Ri-sorgimento come risurrezione; nell’idea risorgimentale di Del Noce si scorgono le tracce di una religione civile, che non ha nulla a che vedere né con la teocrazia, né con le religioni secolari di carattere ideologico.

Il convegno è continuato nel pomeriggio con una sessione, presieduta dal Prof. Francesco Mercadante, che ha visto la partecipazione di Vincenzo Randone, della Fondazione Del Noce (Gnosticismo, violenza e loro implicazioni nel pensiero di Del Noce); Tito Perlini, dell’Università di Venezia (Il concetto di “irreligione naturale” nella riflessione filosofico-politica dell’ultimo Del Noce); Lorenzo Ramella, dell’Università Cattolica del sacro Cuore (Ontologismo versus praxis: la posta in gioco); Nicola Ricci, dell’Università di Bologna (Essere e libertà. L’attualità dell’etica rosminiana nella lettura di Del Noce); Leonardo Santorsola, dell’Istituto Teologico della Basilicata (Stimoli delnociani alla dottrina sociale cattolica); Gianfranco Lami, dell’Università “La Sapienza” (Impegno politico e pensiero cristiano: la testimonianza delnociana).

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