CULTURA CATTOLICA: la difesa della vita e i diritti dello Stato e dei cittadini

Difendere la vita è sempre più difficile, in primo luogo perché è la legge a non tutelarla. Se ne è discusso lo scorso 22 marzo, all’incontro La difesa della vita e i diritti dello Stato e dei cittadini, promosso dall’Associazione Famiglia Domani.

Secondo Mario Palmaro, professore di Filosofia del diritto all’Università Europea di Roma e Presidente del Comitato Verità e Vita, la ragione per cui il diritto alla vita non è più tutelato dagli ordinamenti giuridici della maggior parte dei Paesi occidentali è addebitabile in primo luogo ad una crisi profonda degli ordinamenti stessi che non concerne solamente l’ambito bioetico.

Un primo aspetto di tale crisi concerne la «fine dei sistemi giuridici chiusi» nei quali la fonte normativa era esclusivamente parlamentare. Oggi sono spesso gli organi giudiziari, dalle Corti Costituzionali alle Corti di Giustizia, con le loro sentenze, a imporre un nuovo dettato normativo. A porre fine a tale monopolio statuale sulle leggi, contribuiscono anche gli organismi sovranazionali, primo fra tutti l’Unione Europea con le sue direttive. «Il secondo fattore di crisi – ha proseguito Palmaro – è la cultura relativista e nichilista che hanno messo sotto scacco in primo luogo il principio dell’indisponibilità della vita». Vi è poi un terzo elemento, collegato ai primi due, che è rappresentato dalla «ribellione stessa al concetto di norma. Tale fenomeno è figlio del ‘68 e della ribellione alla figura paterna che, dalla famiglia, si proietta sulla società intera, scardinando il principio di autorità».

A questo fenomeno si accompagna la diffusione di una “cultura del compromesso” che ha le sue conseguenze anche in campo bioetico. Ci si può, ad esempio, dichiarare «contrari all’aborto, ma ritenere che punirlo sia cosa sgradevole. Apparentemente tale affermazione sembra carica di buon senso ma, in realtà, favorisce ulteriori derive che si sono manifestate anche nella legge sulla FIVET e su quella – attualmente in discussione in Parlamento – sulle DAT. Di qui il grande equivoco sulla legge 40, da alcuni definita ‘cattolica’».
«Il legislatore deve piuttosto indicare la verità, non perseguire un obiettivo politico – ha aggiunto Palmaro –. Per far ciò bisogna riscoprire la legge naturale e prevedere un apparato sanzionatorio che rafforzi la verità giuridica. La vera misericordia, infatti, scaturisce dalla verità e non è in contrasto con essa. Si punisce il reo, infine, in primo luogo per ripristinare l’ordine violato, prima ancora che per rieducare il colpevole o dare il buon esempio agli altri. La relatività della pena ci ricorda che, per ragioni metafisiche, non tutto si gioca in questa vita».

È stato di seguito presentato il saggio L’aborto e i suoi retroscena. Vita e maternità spezzate (IF Press) a cura di Alessia Affinito e Virginia Lalli. Le curatrici hanno illustrato una serie di numeri riguardanti l’aborto e messo in luce in modo particolare la disinformazione che regna sull’argomento e che contribuisce al crudele sacrificio di tante ulteriori piccole vite innocenti.

Alla base della scarsa cultura della vita, hanno spiegato le due studiose, ci sono l’assenza di politiche per la famiglia e la maternità, la poca sensibilità verso le donne incinte (quanti passeggeri cedono loro il posto a sedere sull’autobus?), ma soprattutto la banalizzazione di una vera e propria tragedia per la donna che abortisce. (L. M.)

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