CULTURA CATTOLICA: il Segretario del Papa ricorda la sacralità di Roma

L’“Avvenire” del 15 febbraio u.s. riporta una parte significativa della lectio magistralis tenuta da mons. Georg Gänswein, Segretario di Benedetto XVI, presso l’Università di Perugia, in occasione del conferimento al giovane prelato bavarese della Laurea honoris causa in Comunicazioni Sociali. Mons. Gänswein, 55 anni, laureato in Teologia e Diritto canonico, è stato docente in vari Atenei romani ed è esperto di questioni giuridiche e diplomatiche attinenti alla missione universale della Santa Sede.

In questa interessante prolusione, il Segretario particolare del Pontefice sottolinea l’unicità e la sacralità della Città di Roma e ne rivendica senza mezzi termini l’attualità, contro la deriva nichilista e immorale evidente nell’amministrazione capitolina degli ultimi decenni (si pensi al “Gay Pride” autorizzato in pieno Giubileo a Roma e contro il parere esplicito di Giovanni Paolo II).

Ricordando «il carattere sacro della Città Eterna» presente nel Concordato Lateranense firmato da Pio XI e Mussolini nel 1929, mons. Gänswein nota che quella disposizione «era intesa ad accordare specifiche garanzie alla libertas Ecclesiae in rapporto alla peculiare situazione della città di Roma, di cui il Papa è il vescovo, sul cui territorio si trovano gli organi di governo della Chiesa universale e le rappresentanze diplomatiche accreditate presso la Santa Sede, che è un punto di riferimento spirituale per i cattolici del mondo intero». D’altra parte, la modifica intervenuta negli Accordi tra Stato italiano e Chiesa cattolica nel 1984 comporta ancora un comma che rammenta «il particolare significato che Roma, sede vescovile del Sommo Pontefice, ha per la cattolicità».

Evidentemente, nota Gänswein, «si tratta di una formulazione ancora più generica della precedente», pur tuttavia questa formulazione può comunque «legittimare interventi del legislatore e della pubblica amministrazione destinati (…) a Roma in quanto sede vescovile del Papa e centro della cattolicità, e diretti a garantire una migliore esplicitazione delle funzioni e delle relazioni che a detto carattere sono connesse». Giustamente mons. Gänswein legge, la svolta conciliare, anche nei rapporti tra Chiesa e Stato, alla luce del primato dello spirituale e alla luce del magistero costante dei Pontefici. Ricorda infatti, in conclusione, ciò che disse Papa Benedetto XVI incontrando il Presidente Ciampi al Quirinale nel 2005. E cioè che se è vero che «la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l’una dall’altra nel proprio campo» (principio che volendo potrebbe chiamarsi di sana laicità), è altresì vero che «l’autonomia della sfera temporale non esclude un’intima armonia con le esigenze superiori e complesse derivanti da una visione integrale dell’uomo e del suo destino eterno».

Il Papa disse in quell’occasione, come giustamente ricorda il suo Segretario, e contro il tipo di laicità oggi prevalente, che anche lo Stato e la comunità politica hanno bisogno di «quei riferimenti etici che trovano il loro fondamento ultimo nella religione».

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