CULTURA CATTOLICA: due libri del P. Urru sul Diritto della Chiesa

Il domenicano padre Angelo Giuseppe Urru, docente di lungo corso di Diritto Canonico in varie Facoltà della Penisola, è l’autore di due significativi saggi, già più volte ampliati, aggiornati e riediti, i quali mostrano bene come, anche dopo il Vaticano II e la sua “svolta”, la legge ecclesiastica e il Sacro Magistero siano necessari alla Chiesa e al bene comune dei fedeli (cfr. La funzione di insegnare nella Chiesa, edizioni VivereIn, Roma 2009, euro 9,30 e Punire per salvare. Il sistema penale nella Chiesa, edizioni VivereIn, Roma 2002, euro 10. Si possono richiedere al tel. e fax 06.5943323).

Nella Lettera ai cattolici d’Irlanda il s. Padre Benedetto XVI lamentava il fatto, già noto ai più, che nel periodo che fece seguito al Vaticano II, l’antica tradizione della Chiesa costantemente favorevole al Diritto e alla Legge (che sia divino-rivelata, ecclesiastica, canonica o civile) cadde in oblio e in nome della libertà, della spontaneità e della misericordia, si ammise una certa anarchia e una assurda impunità anche all’interno della comunità ecclesiale. In realtà quel moto di rifiuto della Legge canonica sviluppatosi negli anni ’60 e ’70 partecipava di una più vasta e più antica corrente filosofica avversa per principio, o meglio per assenza di principi, ad ogni ethos, ad ogni regola e ad ogni norma morale.

Nel meno recente di questi due manualetti, quello sul diritto penale nella Chiesa, p. Urru ricorda un libro del 1978 dal titolo Perché punire?, il quale «intendeva far riflettere i lettori di fronte alla drammatica crisi in cui si era venuta a trovare la giustizia penale in Italia negli anni del terrorismo» (p. 5). Secondo il domenicano avevano allora preso piede teorie sociologiche e psicologiche contrarie alla giusta pena per il reo e si sosteneva apertamente che «l’individuo non esiste e, se esiste, non è responsabile delle sue azioni; i suoi atti sono determinati o condizionati; la responsabilità è della collettività; la società, non l’individuo, è ingiusta» (p. 5). P. Urru, che scrive molti anni dopo la fine della stagione terroristica e il libro di V. Mathieu, non teme di asserire che se «non possiamo parlare di crisi del diritto penale canonico nello stesso senso e nella stessa misura con cui si parla nel diritto degli Stati.

Tuttavia anche nella Chiesa, attualmente, una certa problematica esiste» (p. 5). Il testo, di facile lettura anche per i non specialisti – in realtà i due volumi costituiscono un eccellente primo approccio alla dimensione giuridico-canonica della Chiesa cattolica – comporta due parti: la prima sulle “Sanzioni ecclesiastiche in generale” (pp. 23-183) e la seconda sulle “Sanzioni contro i singoli delitti” (pp. 185-260), precedute da una sintetica ed efficace “Teoria generale della pena” (pp. 17-21). Sono segnatamente importanti e attualissimi alcuni capitoli come quello sulla Scomunica, sulle Pene espiatorie e sui Delitti contro la religione e l’unità della Chiesa, tutte fattispecie giuridiche presenti, checché se ne dica, sia nel Codice del 1917 che in quello rinnovato del 1983.

L’altro libro, dedicato all’Insegnamento nella Chiesa, autentico munus docendi conferito da Cristo agli Apostoli e ai successori fino alla fine del mondo (e inseparabilmente unito al munus gubernandi e al munus sanctificandi), non è meno importante, specie dopo la crisi e la radicale contestazione che il Magistero ecclesiastico ha subito negli ultimi 4 o 5 decenni. Anche qui il lettore sarà notevolmente aiutato a comprendere il fondamento teologico dell’insegnamento della Chiesa, la sua autorevolezza, l’estensione della sua infallibilità e le più recenti disposizioni canoniche in materia, come la Agendi ratio in doctrinarum examine (per esaminare ed eventualmente condannare le dottrine erronee) e il m.p. Ad tuendam fidem, con l’annessa utilissima Nota dottrinale.

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